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Liquidazione spese opposizione: come si calcolano?

La Corte di Cassazione chiarisce i criteri per la liquidazione delle spese legali in caso di opposizione ex art. 5-ter Legge 89/2001 (legge Pinto). Se l’opposizione della parte privata viene accolta integralmente, la liquidazione spese opposizione deve basarsi sull’intera somma riconosciuta dal giudice dell’opposizione, non sul solo valore del maggior importo ottenuto. Inoltre, il giudice non può ridurre le spese liquidate nella precedente fase monitoria se questa non è stata oggetto di contestazione, per il principio del giudicato interno.

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Pubblicato il 29 agosto 2025 in Diritto Civile, Giurisprudenza Civile, Procedura Civile

Liquidazione spese opposizione: la Cassazione fissa i paletti

La corretta liquidazione spese opposizione è un tema cruciale nei procedimenti per equa riparazione (Legge Pinto). Con una recente ordinanza, la Corte di Cassazione ha fornito chiarimenti fondamentali su come calcolare i compensi legali quando il cittadino vince l’opposizione contro il decreto iniziale, ottenendo un indennizzo maggiore. La decisione sottolinea che il calcolo deve basarsi sull’intera somma liquidata e non solo sulla differenza ottenuta, e che le spese della fase precedente, se non contestate, non possono essere ridotte.

I Fatti di Causa

Alcuni cittadini avevano avviato una causa per ottenere un’equa riparazione a causa della durata irragionevole di un precedente procedimento giudiziario, protrattosi per oltre nove anni. Il Consigliere designato dalla Corte d’Appello aveva accolto la domanda, liquidando un risarcimento di 1.625,00 euro oltre interessi.

I cittadini, ritenendo che all’indennizzo dovessero essere aggiunti anche gli interessi maturati dalla domanda fino al deposito del decreto, hanno proposto opposizione. La Corte d’Appello, in accoglimento dell’opposizione, ha rideterminato l’indennizzo totale in 1.722,01 euro (comprensivo di 97,01 euro di interessi). Tuttavia, nel liquidare le spese legali della fase di opposizione, ha utilizzato uno scaglione tariffario molto basso, basato sul solo valore degli interessi ottenuti, e ha inoltre ridotto le spese già liquidate per la precedente fase monitoria. Contro questa decisione, i cittadini hanno proposto ricorso in Cassazione.

La Decisione e la corretta liquidazione spese opposizione

La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, cassando il decreto della Corte d’Appello e rinviando la causa per una nuova valutazione. Il principio affermato è di fondamentale importanza pratica per la liquidazione spese opposizione.

Il Principio della Soccombenza sull’Intera Vicenda Processuale

La Suprema Corte ha ribadito un suo orientamento consolidato: l’opposizione prevista dall’art. 5-ter della Legge Pinto non è un giudizio di impugnazione autonomo, ma costituisce una fase a contraddittorio pieno di un unico procedimento. Di conseguenza, quando l’opposizione della parte privata viene integralmente accolta, le spese legali devono essere liquidate secondo il principio della soccombenza, tenendo conto dell’esito dell’intera vicenda processuale.

Questo significa che lo scaglione tariffario corretto per calcolare i compensi non è quello relativo al solo importo aggiuntivo ottenuto con l’opposizione (in questo caso, i 97,01 euro di interessi), ma quello corrispondente all’intera somma liquidata dal giudice dell’opposizione (cioè 1.722,01 euro). Il valore della causa è rappresentato dalla pretesa interamente accolta, non solo dalla parte controversa.

Il Divieto di Riduzione delle Spese della Fase Monitoria

Un altro errore rilevato dalla Cassazione riguarda la riduzione delle spese legali liquidate per la fase monitoria. Il decreto iniziale, non opposto dal Ministero, aveva liquidato 500,00 euro per compensi professionali. La Corte d’Appello, nel decidere sull’opposizione, li aveva ridotti a 292,50 euro.

La Cassazione ha chiarito che, in assenza di un’opposizione incidentale da parte del Ministero, quella parte del decreto era passata in giudicato (c.d. giudicato interno). Pertanto, il giudice dell’opposizione non poteva modificare in peggio una statuizione favorevole ai ricorrenti e non contestata dalla controparte. Tale riduzione viola il principio del divieto di reformatio in peius.

Le Motivazioni

La motivazione della Corte si fonda sulla natura unitaria del procedimento di equa riparazione. L’opposizione non apre un nuovo capitolo, ma prosegue il giudizio originario, consentendo un esame completo nel contraddittorio delle parti. Quando la parte privata, insoddisfatta, propone opposizione e vince, il suo successo si misura sull’intera pretesa che ha fatto valere e che le è stata riconosciuta. Le spese, quindi, devono essere commisurate a tale valore complessivo, riflettendo l’esito finale della lite. Diversamente, si creerebbe una situazione iniqua in cui la parte vittoriosa riceverebbe un rimborso delle spese legali sproporzionato e ingiustamente basso rispetto al valore effettivo del diritto riconosciutole.

Il ragionamento della Corte mira a garantire che la regolamentazione delle spese processuali sia sempre coerente con il principio di soccombenza, che impone alla parte perdente di farsi carico dei costi del giudizio. Liquidare le spese basandosi solo sull’incremento ottenuto sminuirebbe la vittoria della parte e non rispecchierebbe il reale valore della controversia definita con la decisione finale.

Le Conclusioni

L’ordinanza in esame stabilisce due principi chiari per la liquidazione spese opposizione nella Legge Pinto:

1. Valore della controversia: In caso di accoglimento totale dell’opposizione del privato, lo scaglione tariffario per la liquidazione delle spese deve essere calcolato sull’intera somma liquidata all’esito del giudizio di opposizione.
2. Giudicato interno: Il giudice dell’opposizione non può ridurre l’importo delle spese liquidate nella precedente fase monitoria se quella statuizione non è stata oggetto di specifica contestazione da parte dell’amministrazione soccombente.

Questi principi garantiscono una tutela più efficace per i cittadini e forniscono un criterio certo e prevedibile per gli avvocati nel calcolo dei propri compensi, evitando liquidazioni irragionevolmente basse che penalizzerebbero la parte vittoriosa.

Come si calcolano le spese legali in un’opposizione ex Legge Pinto vinta dal cittadino?
Le spese legali si calcolano applicando lo scaglione tariffario corrispondente all’intera somma liquidata dal giudice a conclusione del giudizio di opposizione, e non solo in base al maggior importo ottenuto rispetto al decreto iniziale.

Può il giudice dell’opposizione ridurre le spese liquidate nella fase precedente se non contestate?
No. Se una parte della decisione (come la liquidazione delle spese della fase monitoria) non è stata oggetto di contestazione da parte dell’amministrazione soccombente, essa diventa definitiva per ‘giudicato interno’ e non può essere modificata in peggio per il ricorrente.

Qual è la natura del giudizio di opposizione secondo la Legge Pinto?
Non è un autonomo giudizio di impugnazione, ma la prosecuzione a contraddittorio pieno di un unico procedimento. Pertanto, le spese vengono regolate in base all’esito complessivo dell’intera vicenda processuale.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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