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Liquidazione giudiziale: quando viene aperta?

Il Tribunale di Venezia ha dichiarato aperta la procedura di liquidazione giudiziale nei confronti di una società, su ricorso di alcuni creditori. La decisione si basa sulla conclamata insolvenza dell’impresa, provata da un cospicuo ammontare di debiti fiscali e contributivi non pagati, e sulla sua mancata costituzione in giudizio. La sentenza nomina un giudice delegato e un curatore, fissando i termini per le successive fasi della procedura.

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Liquidazione Giudiziale: Analisi di una Sentenza sulla Dichiarazione di Insolvenza

L’apertura di una procedura di liquidazione giudiziale rappresenta un momento cruciale nella vita di un’impresa, segnando l’inizio di un percorso legale volto a gestire una crisi irreversibile. Una recente sentenza del Tribunale di Venezia offre un chiaro esempio delle condizioni che portano a tale dichiarazione, evidenziando il ruolo delle prove debitorie e dei requisiti normativi. Analizziamo insieme questo caso per comprendere meglio i meccanismi di questa importante procedura.

I Fatti del Caso: La Richiesta di Liquidazione

Tre soggetti, in qualità di creditori, hanno presentato un ricorso al Tribunale di Venezia per chiedere l’apertura della liquidazione giudiziale di una società. La società debitrice, nonostante fosse stata regolarmente notificata, non si è presentata in udienza né si è costituita in giudizio. La notifica, a causa di problemi con la posta elettronica certificata (PEC) del destinatario, è stata effettuata tramite deposito presso la cancelleria del tribunale, considerandosi perfezionata dopo tre giorni.

I ricorrenti hanno basato la loro istanza sull’evidente stato di insolvenza della società, sostenendo che questa non fosse più in grado di onorare i propri debiti.

La Decisione del Tribunale e l’apertura della liquidazione giudiziale

Il Tribunale di Venezia, dopo aver verificato la regolarità della notifica e la competenza territoriale, ha accolto il ricorso e ha dichiarato aperta la liquidazione giudiziale della società. La decisione si fonda su una serie di valutazioni precise che attestano in modo inequivocabile la condizione di crisi dell’impresa.

Il collegio ha nominato un giudice delegato per sovrintendere alla procedura e un curatore, con il compito di amministrare il patrimonio della società fallita. Inoltre, ha fissato l’udienza per l’esame dello stato passivo e ha stabilito termini perentori per i creditori per la presentazione delle domande di insinuazione.

Le Motivazioni della Sentenza

Il Tribunale ha basato la sua decisione su diversi elementi chiave:

1. Stato di insolvenza provato: La motivazione principale risiede nell’accertamento di uno stato di insolvenza non reversibile. Questo è stato dimostrato dall’elevato ammontare dei debiti scaduti e non pagati, in particolare € 37.127,00 per debiti contributivi e € 96.870,52 per debiti fiscali. L’ammontare complessivo dei debiti scaduti superava ampiamente la soglia di € 30.000,00 prevista dall’art. 49 del Codice della Crisi d’Impresa e dell’Insolvenza (CCII) come uno degli indicatori di crisi.

2. Mancato superamento dei limiti dimensionali per l’esenzione: La società non ha dimostrato di possedere i requisiti congiunti per essere esclusa dalle procedure concorsuali. Tali requisiti, previsti dall’art. 2 del CCII, includono un attivo patrimoniale annuo non superiore a € 300.000, ricavi non superiori a € 200.000 e debiti non superiori a € 500.000 nei tre esercizi precedenti. L’assenza di prova contraria ha portato il giudice a considerare la società soggetta alla procedura.

3. Mancata costituzione in giudizio: Il comportamento processuale della debitrice, che non si è presentata né difesa in giudizio, è stato interpretato come un ulteriore elemento a conferma della sua incapacità di far fronte alla situazione debitoria.

4. Nomina del Curatore: La scelta del curatore è ricaduta su un professionista iscritto all’apposito albo, la cui perizia e diligenza, come richiesto dalla normativa, erano già state dimostrate in precedenti incarichi.

Le Conclusioni e le Implicazioni Pratiche

Questa sentenza ribadisce alcuni principi fondamentali in materia di liquidazione giudiziale. In primo luogo, dimostra come un’esposizione debitoria significativa verso l’Erario e gli enti previdenziali costituisca una prova solida dello stato di insolvenza. In secondo luogo, sottolinea l’importanza per l’imprenditore di partecipare attivamente al procedimento, poiché la sua assenza può essere valutata negativamente dal tribunale.

Per i creditori, questa decisione conferma che la procedura di liquidazione giudiziale è uno strumento efficace per tentare di recuperare i propri crediti quando un’impresa non è più solvibile. Per le imprese in difficoltà, invece, funge da monito sull’importanza di monitorare costantemente la propria situazione finanziaria e di non ignorare le notifiche del tribunale, per non rischiare di subire passivamente una dichiarazione che ha conseguenze definitive sull’attività aziendale.

Quando un’impresa può essere soggetta a liquidazione giudiziale?
Un’impresa può essere soggetta a liquidazione giudiziale quando si trova in uno stato di insolvenza irreversibile, ossia non è più in grado di adempiere regolarmente alle proprie obbligazioni, e non possiede congiuntamente i requisiti dimensionali (attivo, ricavi e debiti sotto specifiche soglie) che le permetterebbero di essere esclusa da tale procedura.

Quali debiti possono costituire prova dello stato di insolvenza?
La sentenza dimostra che un ammontare di debiti scaduti e non pagati superiore a 30.000 euro è considerato un elemento significativo. Nello specifico, debiti contributivi per 37.127,00 euro e debiti fiscali per 96.870,52 euro sono stati ritenuti prova sufficiente dello stato di insolvenza.

Cosa accade immediatamente dopo la dichiarazione di apertura della liquidazione giudiziale?
Il tribunale nomina un giudice delegato per supervisionare la procedura e un curatore per amministrare il patrimonio della società. Viene fissata una data per l’udienza di esame dello stato passivo e viene assegnato ai creditori un termine perentorio (in questo caso, 30 giorni prima dell’udienza) per presentare le domande di insinuazione e far valere i propri crediti.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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