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Liquidazione Coatta Amministrativa: il processo prosegue

In un caso riguardante la richiesta di risarcimento di alcuni investitori contro un istituto di credito per l’acquisto di obbligazioni argentine, la Corte di Cassazione ha affrontato una questione cruciale: cosa succede al processo se la banca viene posta in liquidazione coatta amministrativa? La Corte ha stabilito che l’azione legale non diventa improcedibile. Il credito, accertato con una sentenza non definitiva, deve essere ammesso al passivo della liquidazione “con riserva”, permettendo al giudizio di proseguire. Tuttavia, nel merito, la Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso degli investitori, confermando la decisione d’appello che riteneva la banca avesse adempiuto ai propri obblighi informativi.

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Liquidazione Coatta Amministrativa: Cosa Succede ai Processi in Corso?

Quando una banca entra in crisi e viene posta in liquidazione coatta amministrativa, sorge una domanda fondamentale per molti cittadini e imprese: che fine fanno le cause civili in corso contro di essa? Una recente sentenza della Corte di Cassazione, la n. 17272 del 2024, offre un chiarimento decisivo, stabilendo un importante principio a tutela di chi ha già intrapreso un’azione legale.

I Fatti del Caso: Investimenti Rischiosi e Obblighi Informativi

La vicenda trae origine dalla richiesta di risarcimento danni avanzata da due coniugi nei confronti di un noto istituto di credito. Gli investitori lamentavano la violazione degli obblighi informativi da parte della banca in relazione all’acquisto di obbligazioni della Repubblica Argentina, avvenuto nel 2001.

Se in primo grado il tribunale aveva dato ragione ai risparmiatori, la Corte d’Appello aveva ribaltato la decisione. Secondo i giudici di secondo grado, la banca aveva adeguatamente provato di aver adempiuto ai suoi doveri. In particolare, era emerso che l’istituto non solo aveva fornito le informazioni necessarie, ma aveva anche segnalato l’inadeguatezza dell’operazione rispetto al profilo di rischio degli investitori, i quali, nonostante l’avvertimento, avevano confermato per iscritto la propria volontà di procedere.

La Questione della Liquidazione Coatta Amministrativa e la Procedibilità

Il caso arriva in Cassazione. Nel frattempo, però, interviene un evento di capitale importanza: la banca viene posta in liquidazione coatta amministrativa. A questo punto, la difesa dell’istituto e lo stesso Procuratore Generale sollevano un’eccezione pregiudiziale: il processo non può più proseguire. Secondo questa tesi, l’apertura della procedura concorsuale speciale renderebbe l’azione improcedibile, costringendo i creditori a far valere le proprie ragioni esclusivamente attraverso l’insinuazione al passivo della liquidazione.

La Corte di Cassazione si è quindi trovata a dover risolvere un contrasto giurisprudenziale sul punto, decidendo se la tutela del creditore dovesse essere azzerata e ricominciata da capo nella sede concorsuale o se il processo già pendente potesse in qualche modo sopravvivere.

Le Motivazioni della Cassazione

La Suprema Corte ha affrontato la questione con un’analisi approfondita, giungendo a una doppia conclusione: una sul piano procedurale e una sul merito della controversia.

La Prosecuzione del Giudizio è Possibile

Contrariamente a un orientamento più risalente, la Corte ha affermato con forza che l’apertura della liquidazione coatta amministrativa non determina l’improcedibilità del giudizio di cognizione già avviato. Il ragionamento si basa sul rinvio che le norme sulla liquidazione delle banche (incluso il caso delle banche venete) fanno al Testo Unico Bancario e, da questo, alla legge fallimentare.

Il punto chiave è l’istituto dell'”ammissione con riserva” al passivo, previsto dall’art. 96 della legge fallimentare. Questa norma consente di iscrivere nello stato passivo, seppur in via provvisoria, i crediti accertati con una sentenza non ancora definitiva. In questo modo si crea un equilibrio tra due esigenze: da un lato, la parità di trattamento dei creditori (tipica delle procedure concorsuali); dall’altro, l’effettività della tutela giurisdizionale, che impedisce di vanificare un percorso processuale già avanzato.

In sintesi, la Corte ha stabilito che:
1. Il giudizio di condanna iniziato prima della liquidazione non si estingue.
2. Il creditore, in forza della sentenza di merito non definitiva, ha diritto di essere ammesso al passivo con riserva.
3. Il commissario liquidatore può proseguire il giudizio nelle fasi di impugnazione per contestare quel credito.

Questa interpretazione, secondo la Corte, è l’unica compatibile con i principi costituzionali di effettività della tutela giurisdizionale e di ragionevole durata del processo.

L’Inammissibilità del Ricorso nel Merito

Superato lo scoglio procedurale, la Cassazione ha esaminato le doglianze degli investitori. Su questo fronte, tuttavia, il ricorso è stato giudicato inammissibile. I ricorrenti contestavano la valutazione delle prove (in particolare, le testimonianze) effettuata dalla Corte d’Appello riguardo all’adempimento degli obblighi informativi da parte della banca.

La Suprema Corte ha ribadito un suo principio costante: il giudizio di cassazione è un giudizio di legittimità, non di merito. Ciò significa che la Corte non può sostituire la propria valutazione dei fatti e delle prove a quella compiuta dal giudice dei gradi precedenti, a meno che non vi sia un vizio logico palese o l’omesso esame di un fatto decisivo. Nel caso di specie, i ricorrenti chiedevano, in sostanza, una nuova e diversa lettura delle risultanze istruttorie, attività preclusa in sede di legittimità. La Corte ha quindi confermato la decisione d’appello, che aveva ritenuto assolti gli obblighi della banca sia sull’informazione attiva che sulla segnalazione di inadeguatezza.

Le Conclusioni

La sentenza offre due importanti insegnamenti. Sul piano procedurale, stabilisce un principio fondamentale: un processo civile contro una banca non viene travolto dalla sua messa in liquidazione coatta amministrativa, ma prosegue, con il creditore che viene tutelato tramite l’ammissione con riserva al passivo. Sul piano del merito, invece, ribadisce i limiti del giudizio di Cassazione, che non può trasformarsi in un terzo grado di giudizio per riesaminare le prove, ma deve limitarsi a verificare la corretta applicazione della legge.

Se una banca viene messa in liquidazione coatta amministrativa, un processo civile già in corso contro di essa si estingue?
No. Secondo la Corte di Cassazione, il processo non diventa improcedibile né si estingue, ma può proseguire nelle successive fasi di impugnazione.

Come viene tutelato il creditore che ha una causa in corso contro una banca in liquidazione coatta amministrativa?
Il creditore che ha ottenuto una sentenza favorevole, anche se non ancora definitiva, ha diritto di essere ammesso al passivo della liquidazione “con riserva”. Ciò significa che la sua posizione viene provvisoriamente accantonata in attesa dell’esito finale del giudizio.

La Corte di Cassazione può riesaminare le prove, come le testimonianze, valutate nei gradi di giudizio precedenti?
No. La Corte di Cassazione è un giudice di legittimità e non di merito. Non può effettuare una nuova valutazione delle prove (come le deposizioni dei testimoni o i documenti), ma solo verificare che la legge sia stata applicata correttamente e che la motivazione della sentenza impugnata sia logica e non contraddittoria.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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