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Licenziamento per assenza ingiustificata dopo ferie negate

Un autista di linea chiedeva dieci giorni di ferie per un viaggio già prenotato. L’azienda di trasporti, tramite i responsabili di settore, comunicava verbalmente l’impossibilità di accordare il permesso a causa di carenze di organico e malattie. Il dipendente decideva comunque di non presentarsi al lavoro per sei giorni, sostenendo di non aver ricevuto un formale diniego scritto. La società disponeva la destituzione dal servizio per assenza arbitraria. Il Tribunale ha respinto l’impugnazione del lavoratore, confermando la legittimità del licenziamento per assenza ingiustificata. Il giudice ha chiarito che il lavoratore conosceva il rifiuto aziendale e non poteva mettersi in ferie di propria iniziativa, provocando disservizi al trasporto pubblico.

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Pubblicato il 21 ottobre 2026 in Diritto del Lavoro, Giurisprudenza Civile

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Riferimento Sentenza del Tribunale di Trento n. 136/2026 del 13/10/2026 (Trib. Trento n. 136/2026)

Principio di diritto L'assenza arbitraria dal servizio per diversi giorni consecutivi, attuata dal dipendente nella piena consapevolezza del mancato accoglimento della richiesta di ferie per esigenze di servizio pubblico, costituisce un grave inadempimento contrattuale idoneo a ledere irrimediabilmente il vincolo fiduciario e a giustificare la sanzione espulsiva del licenziamento per giusta causa.

Il viaggio prenotato e il licenziamento per assenza ingiustificata

Il licenziamento per assenza ingiustificata colpisce chi abbandona il posto di lavoro senza la necessaria autorizzazione aziendale. La vicenda esaminata dal Tribunale riguarda un conducente di autobus di linea in servizio da oltre trent’anni. Il dipendente presentava domanda di ferie per effettuare un viaggio programmato nel mese di ottobre. La società di trasporti applicava un regolamento interno che subordinava ogni assenza alla conferma dell’ufficio turni, resa nota tramite il deposito di un apposito tagliando. L’azienda fronteggiava una grave carenza di personale dovuta a frequenti malattie e al regolare svolgimento del calendario scolastico.

I superiori gerarchici avvertivano ripetutamente il lavoratore sulle insormontabili difficoltà operative. Nonostante i chiari avvisi verbali, il dipendente inviava una comunicazione ai vertici societari lamentando il rischio di perdere la caparra del viaggio. Il conducente decideva quindi di partire senza verificare l’esito formale della richiesta, assentandosi per sei turni di servizio consecutivi.

La contestazione disciplinare e la decisione del Tribunale

L’assenza arbitraria del conducente costringeva l’azienda a sopprimere corse urbane con grave pregiudizio per l’utenza cittadina. La direzione avviava il procedimento disciplinare previsto dallo statuto speciale degli autoferrotranvieri. Dopo l’istruttoria interna, la società intimava la destituzione dal servizio, equivalente al recesso per giusta causa. Il dipendente impugnava il provvedimento davanti al giudice del lavoro. Il ricorrente invocava la tardività della sanzione, l’assenza di un diniego formale scritto e l’ingiustizia della perdita del posto a fronte di una vacanza già pagata.

Il Tribunale ha respinto tutte le domande del lavoratore, confermando la piena validità del provvedimento espulsivo. Il magistrato ha accertato che il datore ha rispettato i tempi procedurali previsti dalla legge speciale. I controlli interni e i tentativi di notifica postale escludono qualunque inerzia colpevole dell’impresa. Inoltre, il giudice ha ritenuto provata la piena consapevolezza del lavoratore circa il mancato accoglimento della richiesta di ferie.

Le regole sulla gestione delle ferie e la lesione della fiducia

La sentenza fonda la decisione sulla natura del potere organizzativo del datore di lavoro. L’articolo 2109 del codice civile assegna all’imprenditore il potere di stabilire il periodo di riposo annuale, contemperando le esigenze dell’impresa con gli interessi del prestatore. Il dipendente non vanta un diritto incondizionato di scegliere autonomamente quando astenersi dalle mansioni. La prassi aziendale prevedeva l’autorizzazione preventiva mediante ritiro del documento di turno. L’omesso rilascio del tagliando equivaleva a un rigetto della richiesta.

Il Tribunale ha evidenziato come il lavoratore non possa ricorrere all’autotutela contrattuale quando il rifiuto datoriale trova radici in comprovate esigenze di servizio. L’assenza deliberata di un autista compromette la continuità del trasporto pubblico locale. Questo comportamento lede irreparabilmente il vincolo fiduciario, rendendo proporzionata la massima sanzione espulsiva. Il rischio di subire una perdita economica per la vacanza prenotata non giustifica l’insubordinazione né cancella la gravità dell’illecito disciplinare.

Cosa rischia chi si allontana dal lavoro senza permesso

La pronuncia offre indicazioni operative per tutti i lavoratori subordinati. Nessun dipendente può considerare il silenzio aziendale come un tacito assenso alla fruizione delle ferie, soprattutto se i superiori hanno già espresso perplessità o dinieghi verbali. L’acquisto anticipato di biglietti o soggiorni turistici costituisce una scelta personale che non vincola le necessità dell’organizzazione aziendale.

Chi decide di allontanarsi senza conferma ufficiale rischia l’addebito di assenza arbitraria. Nelle aziende che erogano servizi pubblici essenziali, l’abbandono del turno produce danni immediati alla collettività e aggrava la posizione disciplinare dell’incolpato. Davanti a un rifiuto ritenuto ingiusto, il lavoratore non deve farsi giustizia da solo. L’ordinamento impone di contestare il provvedimento attraverso l’assistenza delle organizzazioni sindacali o promuovendo un ricorso d’urgenza davanti al giudice.

Il silenzio dell’azienda equivale all’autorizzazione delle ferie richieste?
No, nel rapporto di lavoro subordinato non vige il principio del silenzio assenso per le ferie. La fruizione del riposo richiede sempre un’esplicita autorizzazione o il rispetto delle prassi aziendali consolidate.

Aver già pagato un viaggio giustifica l’assenza dal lavoro senza permesso?
No, la prenotazione di un viaggio o il versamento di una caparra rappresentano rischi individuali del dipendente e non prevalgono sulle motivate esigenze organizzative e produttive del datore di lavoro.

Come può agire il dipendente se l’azienda rifiuta ingiustamente le ferie?
Il lavoratore non può astenersi autonomamente dal lavoro ma deve rivolgersi ai rappresentanti sindacali oppure promuovere un ricorso d’urgenza dinanzi al giudice del lavoro per far valere i propri diritti.

Termini giuridici

Vincolo fiduciario
L'affidamento reciproco tra datore e dipendente sulla correttezza e lealtà dei comportamenti nello svolgimento del lavoro.
Decadenza
La perdita definitiva della possibilità di esercitare un diritto per il mancato compimento di un atto entro il termine fissato dalla legge.
Principio di proporzionalità
La regola che impone una corrispondenza equilibrata tra la gravità dell'infrazione commessa e la severità della sanzione applicata.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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