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Licenziamento collettivo: gruppo unico e tutela del lavoratore

Due compagnie aeree societariamente collegate avviano una procedura di esubero. Un dipendente impugna il recesso contestando la limitazione della platea degli esuberi alla sola società formale datrice di lavoro. I giudici di merito accertano che le due società costituiscono un unico centro di imputazione aziendale. Conseguentemente, il licenziamento collettivo è illegittimo poiché la scelta dei lavoratori da licenziare doveva includere il personale di entrambe le aziende. La Corte di Cassazione conferma la decisione e rigetta il ricorso delle società. Il Giudice di legittimità ribadisce che, in caso di unico complesso aziendale, la selezione per il licenziamento collettivo deve riguardare la totalità dei dipendenti. La Cassazione precisa inoltre che i guadagni ottenuti altrove dal lavoratore (aliunde perceptum) devono essere provati dal datore di lavoro. Il lavoratore ottiene la reintegrazione e il risarcimento.

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Pubblicato il 4 settembre 2026 in Diritto del Lavoro, Giurisprudenza Civile

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Riferimento Ordinanza di Cassazione Civile Sez. 6 Num. 14805 Anno 2022 (Cass. civ. sez. 6 n. 14805/2022)

Il licenziamento collettivo e le società collegate

Un’azienda attiva nel settore del trasporto aereo ha avviato una procedura per un licenziamento collettivo coinvolgendo esclusivamente i dipendenti inseriti nel proprio organico formale. La società ha deliberatamente escluso dalle valutazioni il personale in forza presso un’altra compagnia aerea appartenente al medesimo gruppo e controllata al cento per cento. Un lavoratore estromesso ha deciso di impugnare il provvedimento di recesso contestando la separazione formale tra le due aziende. Il Tribunale e la Corte d’Appello hanno accolto le doglianze del dipendente, accertando la presenza di un unico complesso aziendale operato dalle due realtà societarie. I giudici di merito hanno quindi dichiarato l’illegittimità del licenziamento collettivo e hanno ordinato la reintegrazione del lavoratore, oltre al pagamento di un’indennità risarcitoria. Le società soccombenti hanno presentato ricorso in Cassazione sostenendo l’autonomia delle strutture aziendali.

Unico centro di imputazione nei gruppi aziendali

Nel diritto del lavoro italiano vige il principio di effettività, secondo cui la realtà sostanziale dell’organizzazione prevale sempre sulle forme giuridiche utilizzate dalle imprese. Molto spesso i gruppi societari frazionano l’attività produttiva tra più aziende formalmente distinte per gestire separatamente il personale. Tuttavia, quando diverse società condividono gli stessi organi di direzione, utilizzano strutture amministrative comuni e si scambiano i dipendenti in modo promiscuo, si configura un unico centro di imputazione dei rapporti di lavoro. In questo scenario, le diverse entità formali costituiscono una sola impresa dal punto di vista sostanziale. Di conseguenza, le decisioni strategiche sull’organico e sull’eventuale riduzione del personale non possono essere circoscritte arbitrariamente a una sola delle società del gruppo.

Il calcolo dei redditi e l’aliunde perceptum nel licenziamento collettivo

Oltre alla legittimità della procedura di esubero, il contenzioso ha riguardato la quantificazione del risarcimento spettante al lavoratore reintegrato. La legge stabilisce che dall’indennità risarcitoria debbano essere sottratti i guadagni ottenuti dal dipendente svolgendo altre attività lavorative durante il periodo di estromissione dall’azienda. Tale detrazione prende il nome di aliunde perceptum. Spetta esclusivamente al datore di lavoro fornire la prova processuale dell’esistenza di questi redditi alternativi. La Cassazione ha chiarito che l’importo percepito altrove deve essere detratto dalla somma totale delle retribuzioni perse dal giorno del licenziamento fino alla reintegra. Il valore finale risultante da questa operazione matematica viene poi corrisposto entro il tetto massimo inderogabile di dodici mensilità.

Le motivazioni della Cassazione sul licenziamento collettivo

La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso presentato dalle due società, confermando la bontà delle decisioni dei giudici di merito. I giudici di legittimità hanno rilevato come tra le due compagnie aeree esistesse un’evidente e profonda compenetrazione di mezzi, risorse ed equipaggi. Tale compenetrazione superava ampiamente la semplice collaborazione commerciale tra imprese consociate. La procedura preventiva di mobilità doveva pertanto prendere in considerazione l’intero bacino di lavoratori appartenenti al complesso aziendale unitario. Limitare la platea dei lavoratori da licenziare ai soli dipendenti di una società ha violato le regole di selezione stabilite dalla legge sul licenziamento collettivo. La Suprema Corte ha quindi confermato la nullità del recesso e la necessità di applicare le tutele reintegratorie previste dallo Statuto dei Lavoratori.

Le conclusioni sul ricorso societario

Il giudizio si conclude con la totale sconfitta delle società ricorrenti e con il pieno riconoscimento delle ragioni del lavoratore. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso e ha condannato le aziende al pagamento delle spese di lite e al versamento di un ulteriore contributo unificato. Il dipendente ha ottenuto la conferma della reintegrazione nel posto di lavoro e il diritto all’indennità risarcitoria nei limiti stabiliti dalla legge. Questa sentenza ribadisce che le aziende appartenenti a un gruppo unitario non possono utilizzare la pluralità societaria per eludere le tutele dei lavoratori durante le fasi di crisi. La trasparenza nella determinazione degli esuberi rappresenta un requisito imprescindibile per la legalità del licenziamento collettivo.

Cosa succede se due società collegate formano un unico centro di imputazione del lavoro?
Le due società vengono considerate come un unico datore di lavoro e le procedure di esubero devono riguardare il personale complessivo di entrambe.

Chi deve provare i guadagni ottenuti dal lavoratore dopo un licenziamento illegittimo?
Il datore di lavoro ha l’onere di dimostrare in giudizio i redditi percepiti dal dipendente svolgendo altre attività lavorative.

Come si calcola la detrazione dell’aliunde perceptum dall’indennità risarcitoria?
I guadagni ottenuti altrove si detraggono dal totale delle retribuzioni perse, liquidando la somma finale entro il limite massimo di dodici mensilità.

Termini giuridici

Unico centro di imputazione
Situazione in cui più società distinte costituiscono un'unica entità aziendale e un solo reale datore di lavoro.
Licenziamento collettivo
Procedura di recesso aziendale che coinvolge una pluralità di lavoratori a seguito di crisi o ristrutturazione.
Aliunde perceptum
I guadagni percepiti dal lavoratore svolgendo un'altra attività dopo il licenziamento.
Reintegrazione
Ordine del giudice che impone al datore di ripristinare il lavoratore nel proprio posto di lavoro.
Eccezione in senso lato
Difesa con cui si introducono nel processo fatti capaci di ridurre o cancellare la pretesa altrui.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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