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Leasing traslativo: la Cassazione sulla risoluzione

La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di una società di leasing contro l’esclusione del proprio credito dal passivo fallimentare di una società utilizzatrice. L’ordinanza ribadisce che, per un contratto di leasing traslativo risolto prima del fallimento dell’utilizzatore e prima dell’entrata in vigore della L. 124/2017, si applica in via analogica l’art. 1526 c.c. La società concedente deve formulare una domanda completa, che includa la restituzione dei canoni e la richiesta di un equo compenso, non potendosi limitare a chiedere le rate insolute.

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Leasing Traslativo e Fallimento: la Cassazione sulla Risoluzione Antecedente

L’ordinanza n. 18088/2024 della Corte di Cassazione offre un importante chiarimento sulla gestione dei contratti di leasing traslativo risolti prima della dichiarazione di fallimento dell’utilizzatore. La decisione conferma un orientamento consolidato, delineando con precisione gli oneri a carico della società concedente che intenda far valere le proprie ragioni creditorie in sede fallimentare. Analizziamo insieme i fatti, il percorso logico seguito dalla Corte e le implicazioni pratiche di questa pronuncia.

I Fatti del Caso

Una società finanziaria, specializzata in leasing, aveva concesso in locazione finanziaria un immobile a un’altra società. A seguito dell’inadempimento di quest’ultima, il contratto di leasing era stato risolto e l’immobile restituito alla concedente. Successivamente, la società utilizzatrice veniva dichiarata fallita.

La società di leasing presentava quindi domanda di insinuazione al passivo del fallimento per ottenere il pagamento dei canoni scaduti fino alla data di risoluzione del contratto. Il Tribunale, tuttavia, rigettava la richiesta. La società finanziaria proponeva quindi ricorso per Cassazione, lamentando l’errata applicazione delle norme e un vizio di motivazione da parte del giudice.

La Decisione della Corte di Cassazione

La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando di fatto la decisione del Tribunale. I giudici hanno ritenuto che la società ricorrente non avesse formulato correttamente la propria pretesa creditoria alla luce della disciplina applicabile al caso di specie, ovvero quella relativa al leasing traslativo risolto prima del fallimento.

La Corte ha specificato che i motivi di ricorso erano in parte proceduralmente inammissibili e, nel merito, si ponevano in contrasto con principi di diritto ormai consolidati dalla giurisprudenza di legittimità, in particolare quella delle Sezioni Unite.

Le Motivazioni sul leasing traslativo e la disciplina applicabile

Il cuore della decisione risiede nell’analisi della disciplina da applicare ai contratti di leasing traslativo risolti prima dell’entrata in vigore della Legge n. 124 del 2017, che ha introdotto una normativa specifica per la locazione finanziaria.

La Distinzione tra Leasing di Godimento e Traslativo

La Corte ribadisce la distinzione, fondamentale per i contratti stipulati prima della nuova legge, tra:
Leasing di godimento: la finalità è consentire l’utilizzo del bene per la sua durata economica. I canoni sono il corrispettivo di tale utilizzo.
Leasing traslativo: la finalità è il trasferimento finale della proprietà del bene. I canoni non rappresentano solo il godimento, ma anche un anticipo sul prezzo di acquisto.

L’Applicazione Analogica dell’Art. 1526 c.c.

Nel caso in esame, il contratto è stato qualificato come leasing traslativo. La Cassazione ha confermato che, per i contratti di questo tipo risolti prima della dichiarazione di fallimento e prima della L. 124/2017, non si applica la disciplina fallimentare (art. 72-quater l.fall.), bensì, in via analogica, l’articolo 1526 del Codice Civile, che regola la risoluzione della vendita con riserva di proprietà.

Questa norma prevede che, in caso di risoluzione per inadempimento del compratore:
1. Il venditore (la società di leasing) deve restituire le rate riscosse.
2. Il venditore ha diritto a un equo compenso per l’uso del bene.
3. Il venditore ha diritto al risarcimento del danno.

L’Onere della Domanda Completa

La conseguenza diretta di tale applicazione è che la società di leasing, per essere ammessa al passivo fallimentare, non può limitarsi a chiedere il pagamento dei canoni insoluti. Deve invece formulare una domanda complessa che tenga conto del meccanismo riequilibratore previsto dall’art. 1526 c.c. In pratica, deve presentare un conteggio che includa:
– La somma ricavata dalla rilocazione o vendita del bene restituito (o una stima del suo valore di mercato).
– L’importo totale dei canoni riscossi da restituire all’utilizzatore.
– La quantificazione dell’equo compenso e dell’eventuale danno subito.

La Corte ha rilevato che la società ricorrente non aveva fornito questi elementi, rendendo la sua domanda di ammissione al passivo incompleta e, di conseguenza, inammissibile. La semplice richiesta dei canoni scaduti non è sufficiente a ricostruire il credito secondo i criteri imposti dalla legge.

Conclusioni

L’ordinanza 18088/2024 consolida un principio fondamentale per la gestione del contenzioso in materia di leasing traslativo antecedente alla riforma del 2017. Le società concedenti devono prestare la massima attenzione nella formulazione delle domande di insinuazione al passivo fallimentare quando il contratto si è già risolto. È indispensabile non solo allegare la documentazione contrattuale, ma anche strutturare la pretesa creditoria in modo completo, quantificando tutte le poste attive e passive derivanti dall’applicazione dell’art. 1526 c.c. In assenza di tale completezza, il credito rischia di non essere ammesso, come accaduto nel caso di specie, con significative perdite economiche.

Quale disciplina si applica a un contratto di leasing traslativo risolto per inadempimento prima del fallimento dell’utilizzatore e prima della legge 124/2017?
Secondo la Corte di Cassazione, si applica in via analogica la disciplina dell’art. 1526 del Codice Civile, relativa alla vendita con riserva di proprietà, e non la normativa speciale fallimentare (art. 72-quater l.fall.).

Cosa deve fare la società di leasing per insinuare il proprio credito nel fallimento in questi casi?
La società di leasing non può limitarsi a chiedere i canoni insoluti. Deve presentare una domanda di ammissione al passivo completa, che indichi la somma ricavata dalla diversa allocazione del bene (o una stima del suo valore), al fine di consentire al giudice di calcolare l’equo compenso e il risarcimento del danno, previa restituzione virtuale dei canoni già riscossi, come previsto dall’art. 1526 c.c.

La nuova legge sul leasing (L. 124/2017) è retroattiva?
No. La Corte conferma che la disciplina introdotta dalla legge n. 124 del 2017 non ha effetti retroattivi. Pertanto, per i contratti di leasing risolti prima della sua entrata in vigore, continua a valere la distinzione tra leasing di godimento e leasing traslativo e l’applicazione analogica dell’art. 1526 c.c. a quest’ultimo.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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