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Lavoro straordinario e viaggi: perché non basta avere ragione

Tre dipendenti hanno fatto causa all’azienda per ottenere il pagamento del tempo di viaggio tra casa e i luoghi di intervento, sottratto dal conteggio orario a causa di un accordo aziendale che prevedeva una franchigia. Sebbene il tempo di viaggio sia qualificabile come orario lavorativo, la Corte d’Appello ha respinto la domanda per la totale mancanza di prove sulle ore effettive svolte in eccedenza. La Cassazione ha rigettato il ricorso dei dipendenti, confermando che la richiesta di compenso per lavoro straordinario esige sempre l’allegazione e la prova rigorosa delle ore effettivamente prestate, anche quando si richiede una condanna generica. Di conseguenza, i lavoratori perdono la causa e non ottengono alcun risarcimento.

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Pubblicato il 19 luglio 2026 in Diritto del Lavoro, Giurisprudenza Civile

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Riferimento Ordinanza di Cassazione Civile Sez. Lavoro Num. 22374 Anno 2023 (Cass. civ. sez. lavoro n. 22374/2023)

Il tempo di viaggio e il diritto al lavoro straordinario

Spostarsi per raggiungere il primo cliente della giornata fa parte dell’orario lavorativo. Molti dipendenti ritengono che questo tempo dia sempre diritto al compenso per lavoro straordinario. La Corte di Cassazione ha affrontato questo tema con una recente ordinanza. La pronuncia chiarisce un principio fondamentale per tutti i lavoratori. Non basta dimostrare che il tempo di viaggio sia tempo di lavoro. Il dipendente deve anche dimostrare con precisione quante ore in più ha lavorato rispetto al normale orario contrattuale. Senza questa prova, il giudice non può accogliere la domanda di pagamento.

La vicenda: il viaggio casa-lavoro e la franchigia aziendale

Tre tecnici dipendenti di una grande azienda di telecomunicazioni utilizzavano l’auto aziendale per recarsi direttamente dal proprio domicilio al luogo del primo intervento giornaliero. Un accordo collettivo aziendale prevedeva una franchigia di quindici o trenta minuti per questi spostamenti. Questo tempo veniva sottratto dal calcolo delle ore lavorate. I lavoratori hanno quindi fatto causa all’azienda. Essi chiedevano l’annullamento dell’accordo e il pagamento delle differenze retributive per le ore di viaggio. Il tribunale di primo grado ha dato ragione ai lavoratori. L’azienda ha proposto appello. La Corte d’Appello ha riconosciuto che il tempo di viaggio costituisce orario di lavoro, ma ha comunque respinto la domanda di pagamento. I lavoratori non avevano fornito alcun dettaglio sulle ore effettive svolte oltre l’orario normale.

Il nodo della prova nel lavoro straordinario

Nel processo civile, chi vuole fare valere un diritto deve provarne i fatti costitutivi. Questo principio si applica rigorosamente alle richieste di compenso aggiuntivo. I lavoratori sostenevano che bastasse accertare il diritto generico al pagamento. Secondo la loro tesi, la quantificazione esatta delle ore poteva avvenire in un secondo momento. La Corte d’Appello ha invece stabilito che la totale mancanza di indicazioni sulle ore lavorate rende impossibile anche solo accertare l’esistenza del diritto. I dipendenti non hanno indicato i giorni, le ore e le modalità delle prestazioni eccedenti. Questa omissione ha reso la domanda del tutto generica e priva di fondamento pratico.

Le motivazioni della decisione sul lavoro straordinario

I giudici della Corte di Cassazione hanno confermato la decisione della Corte d’Appello. La Cassazione ha spiegato che la richiesta di risarcimento per lavoro straordinario richiede una doppia verifica. Il giudice deve accertare sia l’esistenza del diritto sia la sua quantificazione. Anche se il lavoratore chiede una condanna generica, deve comunque allegare e provare i fatti minimi che dimostrano lo svolgimento di ore in eccedenza. Nel caso specifico, i ricorrenti non hanno contestato in modo adeguato questa motivazione principale. La carenza di allegazioni impedisce al giudice di ricostruire la vicenda lavorativa. Di conseguenza, la domanda deve essere rigettata perché manca la prova del fatto stesso che genera il diritto al compenso.

Le conclusioni sul caso del lavoro straordinario

La sentenza della Cassazione si chiude con il rigetto definitivo del ricorso dei lavoratori. I dipendenti perdono la causa e non riceveranno alcuna differenza retributiva per i viaggi effettuati. I giudici hanno comunque deciso di compensare le spese di giudizio tra le parti. Questa scelta deriva dalle incertezze interpretative che esistevano sulla materia all’epoca dell’inizio della causa. La decisione lancia un messaggio chiaro a tutti i lavoratori. Il riconoscimento del tempo di viaggio come orario di lavoro non si traduce automaticamente in un diritto al pagamento del lavoro straordinario. Il dipendente deve sempre registrare e dimostrare con precisione ogni singola ora prestata oltre il limite contrattuale.

Il tempo impiegato per raggiungere il primo cliente con l’auto aziendale è considerato orario di lavoro?
Sì, la giurisprudenza stabilisce che il tempo di viaggio per raggiungere il primo luogo di intervento fa parte dell’orario di lavoro effettivo.

Si può ottenere il pagamento dello straordinario per i viaggi senza indicare le ore precise?
No, per ottenere il pagamento è obbligatorio allegare e provare con precisione i giorni e le ore in cui si è superato l’orario normale di lavoro.

Cosa succede se un accordo aziendale prevede una franchigia non pagata sui viaggi?
Gli accordi aziendali non possono violare le norme di legge sull’orario di lavoro, ma il lavoratore deve comunque dimostrare lo svolgimento delle ore eccedenti per ricevere il compenso.

Termini giuridici

An della pretesa
L'esistenza stessa del diritto rivendicato, ovvero stabilire se una determinata somma o prestazione sia dovuta in astratto.
Ratio decidendi
La ragione essenziale o il principio giuridico su cui si fonda la decisione del giudice all'interno di una sentenza.
Condanna generica
Una sentenza che riconosce l'esistenza di un diritto al risarcimento o al pagamento, ma rimanda la determinazione della cifra esatta a un momento successivo.
Franchigia
Un limite di tempo o di valore concordato tra le parti che rimane escluso dal calcolo dei pagamenti o dei rimborsi.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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