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Lavoro autonomo subordinato: risarcimento pieno

Una collaborazione giornalistica ultra-decennale, formalmente inquadrata come lavoro autonomo, è stata riqualificata come rapporto di lavoro subordinato. La Corte di Cassazione ha stabilito un principio cruciale: in caso di riqualificazione di un lavoro autonomo subordinato, al lavoratore spetta il risarcimento integrale del danno (retribuzioni perse) e non la più limitata indennità forfettaria prevista per altre forme di contratti illegittimi, rafforzando così la tutela contro l’uso improprio di tali contratti.

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Pubblicato il 29 novembre 2025 in Diritto del Lavoro, Giurisprudenza Civile, Procedura Civile

Lavoro Autonomo Subordinato: la Cassazione chiarisce il diritto al risarcimento pieno

La distinzione tra lavoro autonomo e lavoro subordinato è una delle questioni più delicate e dibattute nel diritto del lavoro. Spesso, dietro un contratto di collaborazione autonoma si cela un vero e proprio rapporto di dipendenza. Una recente ordinanza della Corte di Cassazione ha fatto luce su un aspetto fondamentale: il risarcimento spettante al lavoratore quando viene accertata la natura di lavoro autonomo subordinato. La Corte ha stabilito che in questi casi non si applica l’indennità forfettaria limitata, ma il lavoratore ha diritto a un risarcimento pieno del danno subito.

I Fatti del Caso: una collaborazione giornalistica ultra-decennale

Il caso esaminato riguarda una giornalista che per circa dodici anni ha lavorato per una nota emittente televisiva nazionale sulla base di plurimi contratti di lavoro autonomo. Al termine del rapporto, la lavoratrice ha agito in giudizio sostenendo che la sua prestazione avesse in realtà tutte le caratteristiche della subordinazione, chiedendo quindi la riqualificazione del rapporto e le tutele conseguenti.

La Corte d’Appello le aveva dato ragione, accertando l’esistenza di un rapporto di lavoro subordinato a tempo indeterminato e ordinando la riammissione in servizio. Tuttavia, per quanto riguarda il risarcimento del danno per il periodo di inattività forzata, la Corte territoriale aveva applicato l’art. 32 della Legge n. 183/2010, liquidando un’indennità onnicomprensiva pari a sei mensilità dell’ultima retribuzione. Insoddisfatta di questa quantificazione, la giornalista ha presentato ricorso in Cassazione.

La Decisione della Corte di Cassazione e il lavoro autonomo subordinato

La Suprema Corte ha accolto il ricorso della lavoratrice, cassando la sentenza d’appello sul punto del risarcimento e stabilendo un principio di diritto di notevole importanza. I giudici hanno chiarito che il regime indennitario forfettario previsto dall’art. 32 è una norma eccezionale, applicabile esclusivamente alle ipotesi di conversione di contratti di lavoro subordinato a termine dichiarati illegittimi. Non può, invece, essere esteso analogicamente ai casi, oggettivamente più gravi, di accertamento della natura subordinata di un rapporto formalmente autonomo.

La Corte ha confermato la valutazione dei giudici di merito sull’esistenza della subordinazione. Era infatti emerso che la giornalista era pienamente inserita nell’organizzazione aziendale, lavorava quotidianamente, osservava un orario, riceveva direttive, partecipava a riunioni e utilizzava mezzi aziendali. Questi elementi, nel loro complesso, dimostravano una messa a disposizione delle energie lavorative tipica del rapporto di lavoro dipendente.

Le Motivazioni: Indennità Forfettaria vs. Risarcimento Pieno

Il cuore della pronuncia risiede nella distinzione netta tra due diverse fattispecie di illecito contrattuale. Da un lato, vi è il contratto di lavoro subordinato a tempo determinato con una clausola del termine viziata. Dall’altro, vi è l’utilizzo fraudolento di un contratto di lavoro autonomo per mascherare un rapporto che, nella sua concreta esecuzione, è sempre stato subordinato. La Corte, richiamando anche una precedente pronuncia della Corte Costituzionale, ha definito quest’ultima ipotesi come ‘obiettivamente più grave’.

L’applicazione del regime forfettario al caso del lavoro autonomo subordinato creerebbe una discriminazione irragionevole, trattando in modo uguale situazioni profondamente diverse e meno gravemente illecite. La norma sull’indennità forfettaria è stata introdotta per i contratti a termine, non per sanare l’abuso strutturale dello strumento del lavoro autonomo.

Di conseguenza, quando un giudice accerta che un contratto di lavoro autonomo nasconde in realtà un rapporto subordinato, devono trovare applicazione le regole ordinarie sul risarcimento del danno da inadempimento contrattuale. Ciò significa che il lavoratore ha diritto a vedersi risarcite tutte le retribuzioni che avrebbe percepito dal momento della messa in mora del datore di lavoro fino alla effettiva ripresa del servizio.

Le Conclusioni: Implicazioni Pratiche della Sentenza

Questa ordinanza della Cassazione rafforza significativamente la tutela dei lavoratori impiegati in condizioni di finta autonomia. Le implicazioni pratiche sono chiare: i datori di lavoro che ricorrono a contratti di collaborazione per mascherare un rapporto di lavoro dipendente si espongono a un rischio economico molto più elevato. In caso di accertamento giudiziale, non potranno beneficiare di un’indennità risarcitoria limitata e prevedibile, ma saranno tenuti a corrispondere l’intero ammontare delle retribuzioni maturate durante il periodo di estromissione illegittima. Questa decisione rappresenta un forte deterrente contro l’abuso dei contratti di lavoro autonomo e riafferma il principio che la qualificazione di un rapporto di lavoro dipende dalle sue concrete modalità di svolgimento e non dal nome che le parti gli hanno dato.

Se un contratto di lavoro autonomo viene dichiarato subordinato, spetta l’indennità forfettaria prevista dalla legge?
No. Secondo la Corte di Cassazione, l’indennità forfettaria (art. 32, L. 183/2010) si applica solo ai contratti di lavoro subordinato a termine illegittimi, non ai casi in cui un rapporto, formalmente autonomo, viene riqualificato come subordinato.

Qual è il risarcimento dovuto al lavoratore in caso di riqualificazione del contratto da autonomo a subordinato?
Il lavoratore ha diritto al risarcimento integrale del danno, che corrisponde generalmente alle retribuzioni perse dal momento della “costituzione in mora” (la richiesta formale di adempimento) fino all’effettiva riammissione in servizio.

Quali elementi indicano che un rapporto di lavoro autonomo è in realtà subordinato, specialmente per professioni intellettuali?
Per le professioni intellettuali, dove l’autonomia è maggiore, un indice fondamentale di subordinazione è l’inserimento stabile, continuativo e organico del lavoratore nell’organizzazione aziendale. Ciò significa mettere le proprie energie lavorative a disposizione del datore di lavoro, seguendo orari, direttive e utilizzando mezzi aziendali.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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