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Lavare i dispositivi di protezione individuale spetta al datore

Un tecnico della manutenzione ha chiesto il risarcimento dei danni per il mancato lavaggio dei propri indumenti da lavoro da parte del datore di lavoro. La Corte di Cassazione ha confermato che tali indumenti costituiscono dispositivi di protezione individuale, poiché creano una barriera protettiva contro i rischi per la salute e la sicurezza del dipendente. Di conseguenza, l’azienda ha l’obbligo di provvedere al loro lavaggio e alla loro manutenzione per garantirne l’efficienza e l’igiene. La Suprema Corte ha quindi respinto il ricorso del datore di lavoro, confermando il diritto del lavoratore al risarcimento delle spese sostenute.

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Pubblicato il 16 giugno 2026 in Diritto del Lavoro, Giurisprudenza Civile

L’obbligo di lavaggio dei dispositivi di protezione individuale

Il datore di lavoro deve garantire la sicurezza sul luogo di lavoro. Questo dovere comprende anche la manutenzione e l’igiene degli indumenti protettivi. Nel caso specifico, un tecnico della manutenzione ha richiesto il risarcimento dei danni perché l’azienda non lavava i suoi abiti da lavoro. Tra questi indumenti vi erano gilet ad alta visibilità, giacche impermeabili, pantaloni invernali e guanti protettivi. Questi elementi rientrano a pieno titolo nella categoria dei dispositivi di protezione individuale. Il lavoratore ha quindi agito in giudizio per tutelare la propria salute.

La distinzione tra semplici abiti da lavoro e dispositivi di protezione individuale

Spesso sorge un conflitto sulla natura degli indumenti forniti dall’azienda. I datori di lavoro sostengono talvolta che gli abiti servano solo a evitare l’usura dei vestiti civili. Tuttavia, la legge stabilisce una distinzione chiara. Se l’indumento offre anche una minima protezione contro i rischi ambientali o climatici, esso diventa uno strumento di sicurezza. I gilet riflettenti proteggono dal rischio di investimento. I giubbotti impermeabili proteggono dalle intemperie e dal freddo. I guanti evitano lesioni alle mani. Pertanto, questi oggetti non sono semplici divise, ma veri e propri strumenti di prevenzione. La loro efficienza dipende direttamente dal loro stato di conservazione e pulizia.

Il dovere di manutenzione a carico del datore di lavoro

La normativa sulla sicurezza impone al datore di lavoro di mantenere i dispositivi in perfetto stato di efficienza. Questo dovere non si limita alla consegna iniziale degli strumenti. L’azienda deve assicurare anche la sanificazione periodica. Il lavaggio regolare previene la diffusione di infezioni e garantisce che il tessuto mantenga le sue proprietà protettive. Ad esempio, la sporcizia accumulata su un gilet ad alta visibilità riduce la sua capacità di riflettere la luce. Di conseguenza, il mancato lavaggio compromette direttamente la sicurezza del dipendente. Le spese per questa attività non possono gravare sul lavoratore.

Le motivazioni della decisione sui dispositivi di protezione individuale

I giudici della Corte di Cassazione hanno respinto il ricorso dell’azienda con argomentazioni precise. La nozione legale di dispositivi di protezione individuale non comprende solo le attrezzature speciali e certificate. Essa include qualsiasi accessorio che costituisca una barriera protettiva contro i rischi per la salute. La salute del lavoratore rappresenta un diritto costituzionale primario. Il datore di lavoro deve ispirare la propria condotta ai principi di correttezza e buona fede. Inoltre, l’accertamento della pericolosità dell’ambiente di lavoro spetta ai giudici di merito. La Cassazione non può riesaminare le prove già valutate nei gradi precedenti. L’azienda non ha dimostrato alcuna violazione delle regole sulla ripartizione dell’onere della prova.

Le conclusioni della Cassazione sui dispositivi di protezione individuale

La decisione della Suprema Corte conferma un orientamento ormai consolidato a tutela della salute dei lavoratori. L’azienda deve risarcire il dipendente per i costi e i disagi legati al lavaggio autonomo degli indumenti protettivi. La sentenza condanna inoltre il datore di lavoro al pagamento delle spese di giudizio. Questa pronuncia lancia un messaggio chiaro a tutte le imprese. La sicurezza sul lavoro richiede un impegno costante e completo. La manutenzione dei dispositivi di protezione individuale non è un optional sacrificabile per esigenze di bilancio. Ogni datore di lavoro deve organizzare un servizio di lavaggio efficiente per tutti gli indumenti che proteggono i dipendenti dai rischi quotidiani.

Quali indumenti da lavoro sono considerati dispositivi di protezione individuale?
Qualsiasi attrezzatura o abito che crei una barriera protettiva contro i rischi per la salute e la sicurezza, come gilet riflettenti, giacche impermeabili e guanti.

Chi deve pagare per il lavaggio degli indumenti protettivi dei dipendenti?
Il costo del lavaggio e della manutenzione dei dispositivi di protezione individuale spetta interamente al datore di lavoro per garantirne l’efficienza.

Cosa succede se il datore di lavoro non provvede al lavaggio dei dispositivi?
Il lavoratore ha diritto al risarcimento dei danni per aver dovuto provvedere autonomamente alla pulizia e alla sanificazione dei propri indumenti protettivi.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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