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Know-how: quando le conoscenze tecniche sono tutelabili

La Corte di Cassazione ha confermato il rigetto della domanda di risarcimento proposta da un ex dirigente contro una società agroalimentare. Il ricorrente sosteneva di aver concesso in licenza verbale un prezioso know-how relativo alla produzione di verdure surgelate. Tuttavia, i giudici di merito hanno accertato che le informazioni fornite non possedevano i requisiti di segretezza e specificità necessari per la tutela legale. La Suprema Corte ha ribadito che la semplice esperienza professionale, se non adeguatamente individuata e protetta, non costituisce un know-how tutelabile ai sensi del Codice della Proprietà Industriale, qualificando le pretese del ricorrente come mera vanteria professionale.

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Know-how e segreti industriali: quando scatta la tutela legale?

Nel panorama industriale moderno, il know-how rappresenta uno degli asset più preziosi per un’azienda. Tuttavia, non ogni conoscenza tecnica o commerciale può beneficiare della protezione legale riservata ai segreti industriali. Una recente ordinanza della Corte di Cassazione chiarisce i confini tra la semplice esperienza professionale e il patrimonio informativo tutelabile.

Il caso della licenza verbale contestata

La vicenda trae origine dalla richiesta di un professionista che rivendicava il pagamento di royalty per l’utilizzo di un presunto know-how nel settore agroalimentare. Secondo l’attore, tali conoscenze erano state messe a disposizione di una società sulla base di un accordo verbale. La società, di contro, negava l’esistenza di un segreto industriale, sostenendo che le tecniche utilizzate fossero già note agli operatori del settore e che il contributo del professionista rientrasse nella normale attività lavorativa.

I requisiti di segretezza e individuazione

Perché si possa parlare di know-how protetto, la legge richiede che le informazioni siano segrete, abbiano un valore economico in quanto tali e siano sottoposte a misure di protezione adeguate. Nel caso di specie, i giudici hanno rilevato la mancanza di una descrizione esauriente delle conoscenze, rendendo impossibile verificare se esse rispondessero ai criteri di segretezza e sostanzialità richiesti dall’Art. 98 del Codice della Proprietà Industriale.

Perché la Cassazione ha negato la tutela del know-how

La Suprema Corte ha confermato che il riesame delle prove condotto nei gradi precedenti era corretto. Le conoscenze vantate dal ricorrente non superavano il limite della vanteria professionale. In assenza di un’individuazione precisa delle informazioni e della prova che queste non fossero facilmente accessibili ad altri esperti del settore, non può configurarsi né un inadempimento contrattuale né un atto di concorrenza sleale.

Inoltre, la Corte ha chiarito che l’azione di arricchimento senza causa non può essere utilizzata per aggirare il rigetto delle domande principali basate sulla proprietà industriale, specialmente quando manchi la prova del titolo su cui si fonda la pretesa.

Le motivazioni

I giudici di legittimità hanno evidenziato che la Corte d’Appello ha legittimamente rivalutato i fatti, escludendo a monte l’esistenza di un bene giuridico tutelabile. La decisione si fonda sulla constatazione che il bagaglio professionale del ricorrente non presentava elementi innovativi o segreti tali da poter essere oggetto di un accordo oneroso. La mancanza di prove documentali circa l’adozione di misure di riservatezza ha ulteriormente indebolito la posizione del ricorrente.

Le conclusioni

Questa sentenza sottolinea l’importanza per i professionisti e le imprese di formalizzare sempre il trasferimento di conoscenze tecniche. Per ottenere protezione, il know-how deve essere chiaramente identificato, documentato e protetto da clausole di riservatezza rigorose. La semplice esperienza, per quanto vasta, se non cristallizzata in un patrimonio informativo segreto e individuato, resta un attributo della persona e non un bene aziendale scambiabile sul mercato.

Quali sono i requisiti legali affinché il know-how sia protetto?
Le informazioni devono essere segrete, avere un valore economico derivante dalla segretezza ed essere soggette a misure di protezione ragionevolmente idonee a mantenerle riservate.

È possibile tutelare un know-how trasferito solo verbalmente?
Sebbene la legge non imponga sempre la forma scritta, provare l’esistenza e il contenuto di un know-how trasferito verbalmente è estremamente difficile senza una documentazione che ne attesti l’individuazione e la segretezza.

Cosa succede se le conoscenze tecniche sono già note nel settore?
Se le informazioni sono generalmente note o facilmente accessibili agli esperti del ramo, esse non possono essere qualificate come know-how tutelabile e non danno diritto a royalty o risarcimenti.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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