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Golden rule società pubbliche: Cassazione chiarisce

Una banca si è vista negare l’ammissione al passivo fallimentare di una società partecipata da un ente locale. Il tribunale aveva dichiarato nullo il contratto di finanziamento per violazione della “golden rule”, che vieta agli enti pubblici di indebitarsi per spese non di investimento. La Corte di Cassazione ha annullato la decisione, specificando che la golden rule società pubbliche non si applica alle società di capitali costituite per l’esercizio di servizi pubblici. Queste ultime, infatti, sono espressamente escluse dal divieto e sono soggette alle norme del codice civile, godendo di piena capacità giuridica per contrarre finanziamenti.

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Golden Rule Società Pubbliche: Quando si Applica il Divieto di Indebitamento?

Una recente ordinanza della Corte di Cassazione ha fornito un chiarimento cruciale sull’applicazione della cosiddetta golden rule società pubbliche. Questo principio, che limita la capacità degli enti pubblici di indebitarsi, è stato al centro di una controversia tra un istituto di credito e il fallimento di una società partecipata da un Comune. La decisione finale ribalta l’interpretazione del tribunale di merito, stabilendo un confine netto tra gli enti soggetti al divieto e le società di capitali che erogano servizi pubblici.

I Fatti di Causa

Una banca aveva concesso un cospicuo finanziamento a una società a responsabilità limitata, partecipata da un ente comunale e costituita per la gestione di servizi pubblici locali. Successivamente, la società veniva dichiarata fallita. La banca presentava domanda di ammissione al passivo per recuperare il proprio credito, ma questa veniva respinta dal giudice delegato. L’istituto di credito proponeva quindi opposizione al Tribunale.

La Decisione del Tribunale

Il Tribunale rigettava l’opposizione della banca, dichiarando nullo il contratto di finanziamento. Secondo i giudici di merito, la società fallita, in quanto ‘società strumentale’ del Comune, era soggetta alla ‘golden rule’ prevista dalla legge finanziaria. Questa regola vieta agli enti territoriali e agli organismi ad essi collegati di contrarre debiti per finanziare spese diverse da quelle di investimento. Poiché una parte del finanziamento era destinata a rinegoziare debiti pregressi, il contratto è stato considerato nullo per violazione di norma imperativa. Di conseguenza, è stato dichiarato nullo anche il collegato contratto di interest rate swap per ‘invalidità derivata’.

Golden Rule Società Pubbliche: L’Analisi della Cassazione

Investita della questione, la Corte di Cassazione ha accolto il ricorso della banca, cassando il decreto del Tribunale e rinviando la causa per un nuovo esame. La Suprema Corte ha operato una distinzione fondamentale che il giudice di merito aveva trascurato.

I giudici hanno chiarito che il divieto di indebitamento, e la conseguente sanzione della nullità, colpisce gli enti territoriali e specifici organismi e aziende da essi dipendenti, come delineato dal Testo Unico degli Enti Locali. Tuttavia, la stessa normativa che estende questo divieto (art. 3, comma 16, L. 350/2003) esclude espressamente le società di capitali costituite per l’esercizio di servizi pubblici.

Le Motivazioni della Decisione

La Corte ha motivato la sua decisione sottolineando che le società di capitali, anche se partecipate da enti pubblici, se hanno come scopo l’erogazione di servizi pubblici, sono soggette primariamente alle norme del codice civile. Esse godono di una generale capacità giuridica e possono compiere qualsiasi atto non espressamente vietato dalla legge, inclusa la contrazione di finanziamenti per scopi diversi dall’investimento. La loro natura giuridica privatistica prevale, a meno di specifiche deroghe normative.

Il Tribunale ha errato nel qualificare aprioristicamente la società fallita come ‘strumentale’ senza analizzare a fondo il suo statuto e il suo oggetto sociale. Dallo statuto emergeva infatti che la società si occupava anche della ‘gestione dei servizi pubblici locali’. Questa finalità la collocava nella categoria delle società di servizi pubblici, escluse dall’applicazione della golden rule società pubbliche.

La Cassazione ha quindi rilevato un duplice vizio nella decisione impugnata: una falsa applicazione delle norme sul divieto di indebitamento e un omesso esame di un fatto decisivo, ovvero la reale natura dell’attività svolta dalla società, come risultante dal suo stesso statuto.

Conclusioni

Questa ordinanza rappresenta un punto fermo di estrema importanza per gli operatori finanziari e per le amministrazioni pubbliche. Si stabilisce che le società di capitali che gestiscono servizi pubblici non sono soggette ai vincoli di indebitamento previsti per gli enti pubblici territoriali. Ciò offre maggiore certezza giuridica alle banche che finanziano tali entità, le quali operano sul mercato secondo le regole del diritto privato. La decisione impone ai giudici di merito un’analisi fattuale più rigorosa, che non si fermi a etichette generiche come ‘società strumentale’, ma che indaghi concretamente l’oggetto sociale e l’attività svolta per determinare il regime giuridico applicabile.

La ‘golden rule’ si applica a tutte le società partecipate da enti pubblici?
No. La Corte di Cassazione ha chiarito che la ‘golden rule’, che vieta l’indebitamento per spese diverse da quelle di investimento, non si applica alle società di capitali costituite per l’esercizio di servizi pubblici. Queste sono espressamente escluse dal divieto dalla stessa normativa.

Qual è la differenza tra una ‘società strumentale’ e una società che gestisce servizi pubblici ai fini dell’applicazione della golden rule?
Una ‘società strumentale’ svolge attività di supporto per l’ente pubblico controllante ed è soggetta alla golden rule. Una società che gestisce servizi pubblici, invece, eroga prestazioni direttamente ai cittadini e, per questo, è esclusa dall’applicazione della regola, operando secondo le norme del codice civile.

Cosa comporta la qualificazione di una società partecipata come ‘società di servizi pubblici’ rispetto ai contratti di finanziamento?
Comporta che la società gode di piena capacità giuridica di diritto privato. Di conseguenza, può legittimamente stipulare contratti di finanziamento anche per scopi diversi dalle spese di investimento (es. rifinanziamento del debito), e tali contratti non possono essere dichiarati nulli per violazione della ‘golden rule’.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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