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Giurisdizione giudice ordinario per progressioni

Una ricercatrice di un ente pubblico ha impugnato l’esito di un concorso interno per una progressione di carriera. I giudici di merito hanno negato la propria competenza, ritenendola del giudice amministrativo. La Corte di Cassazione ha invece affermato la giurisdizione del giudice ordinario, poiché la contrattazione collettiva applicabile configurava la progressione come un avanzamento all’interno della medesima area professionale omogenea e non come un passaggio a un’area diversa, che avrebbe implicato una novazione del rapporto di lavoro.

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Pubblicato il 20 febbraio 2026 in Diritto del Lavoro, Giurisprudenza Civile, Procedura Civile

Progressioni di carriera: la Cassazione conferma la giurisdizione del giudice ordinario

Stabilire a quale giudice rivolgersi è il primo, fondamentale passo di ogni azione legale. Nel pubblico impiego, il confine tra giudice del lavoro e giudice amministrativo è spesso sottile, specialmente quando si parla di concorsi e progressioni di carriera. Una recente ordinanza della Corte di Cassazione ha ribadito un principio cruciale, affermando la giurisdizione del giudice ordinario per le controversie relative a selezioni che rappresentano un avanzamento all’interno della stessa area professionale.

I Fatti di Causa

Una ricercatrice, dipendente di un prestigioso Istituto Superiore di Sanità, partecipava a una selezione interna per ottenere la qualifica di ‘primo ricercatore’. All’esito della procedura, il punteggio attribuitole risultava insufficiente per ottenere la promozione, a suo dire a causa di un’errata valutazione di due sue pubblicazioni scientifiche.

La lavoratrice decideva quindi di adire il Tribunale in funzione di giudice del lavoro per contestare la valutazione e la graduatoria. Tuttavia, sia il Tribunale che, in un secondo momento, la Corte d’Appello, dichiaravano il proprio difetto di giurisdizione. Secondo i giudici di merito, il passaggio da ‘ricercatore’ a ‘primo ricercatore’ non era una semplice progressione di livello, ma una vera e propria ‘novazione oggettiva’ del contratto, assimilabile a un nuovo concorso pubblico, la cui regolarità doveva essere vagliata dal giudice amministrativo.

L’errore sulla contrattazione collettiva e la giurisdizione del giudice ordinario

La lavoratrice ha proposto ricorso in Cassazione, e i Giudici Supremi le hanno dato ragione. L’errore della Corte d’Appello è stato quello di fondare la propria decisione su un precedente giurisprudenziale (Cass. S.U. n. 21558/2009) che si basava su una disciplina contrattuale ormai superata.

La Corte di Cassazione ha chiarito che la materia è regolata dal Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro (CCNL) del 7 aprile 2006. Questo contratto, a differenza dei precedenti, definisce esplicitamente il profilo dei ricercatori come caratterizzato da ‘un’omogenea professionalità’ e ‘un unico organico’, articolato su tre livelli (Ricercatore, Primo ricercatore, Dirigente di ricerca).

Le motivazioni

La Suprema Corte ha spiegato che il criterio per distinguere la giurisdizione ordinaria da quella amministrativa si basa sul contenuto della contrattazione collettiva. Se il contratto definisce diverse qualifiche come parte della stessa area professionale, il passaggio da un livello all’altro è una ‘progressione di carriera nell’ambito della medesima area omogenea’. Queste controversie, anche se originate da una procedura selettiva, riguardano la gestione del rapporto di lavoro privatizzato e, pertanto, rientrano a pieno titolo nella giurisdizione del giudice ordinario.

Il passaggio a un’area funzionale superiore, qualitativamente diversa, che implica una trasformazione del rapporto di lavoro, ricade invece nella giurisdizione del giudice amministrativo. In questo caso, il CCNL del 2006 ha chiaramente configurato i livelli di ricercatore come un’unica carriera, rendendo errata la decisione dei giudici di merito. La Corte ha quindi cassato la sentenza e rinviato la causa al Tribunale di Roma, questa volta in funzione di giudice del lavoro, affinché entri nel merito della controversia.

Le conclusioni

Questa ordinanza consolida un principio fondamentale per i dipendenti pubblici: non ogni selezione interna per una posizione superiore ricade automaticamente nella giurisdizione amministrativa. È necessario analizzare la contrattazione collettiva di settore per capire se si tratti di un semplice avanzamento di carriera all’interno della stessa area professionale o di un vero e proprio passaggio a un’area differente. Nel primo caso, il giudice competente a decidere sulla correttezza della valutazione e della graduatoria è il giudice del lavoro.

A quale giudice ci si deve rivolgere per contestare una progressione di carriera nel pubblico impiego?
La competenza dipende dalla natura della progressione. Se, come stabilito dalla contrattazione collettiva, l’avanzamento avviene all’interno della stessa area professionale omogenea, la giurisdizione è del giudice ordinario (giudice del lavoro). Se invece comporta un passaggio a un’area funzionale qualitativamente diversa, la giurisdizione è del giudice amministrativo.

Cosa rende decisiva la contrattazione collettiva nel determinare la giurisdizione?
La contrattazione collettiva è decisiva perché definisce la struttura delle carriere e l’inquadramento del personale. È il testo contrattuale a stabilire se diverse qualifiche appartengono a un’unica area professionale (con ‘omogenea professionalità’) o a aree distinte, determinando così la natura della progressione e, di conseguenza, il giudice competente.

Perché la Corte di Cassazione ha ribaltato la decisione dei giudici di merito in questo caso?
La Corte di Cassazione ha rilevato che i giudici di merito avevano erroneamente applicato una giurisprudenza basata su un contratto collettivo superato. Il CCNL corretto (del 2006) qualificava i tre livelli di ricercatore come parte di un’unica area professionale, rendendo la selezione una progressione interna e non un nuovo concorso pubblico. Pertanto, ha affermato la giurisdizione del giudice ordinario.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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