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Garanzia di riassunzione: l’accordo vince sui cambi societari

Due lavoratrici, originariamente dipendenti di una società di gestione aeroportuale, erano state trasferite a un’azienda concessionaria. In quell’occasione, un accordo sindacale aveva previsto una garanzia di riassunzione da parte della società originaria in caso di cessazione o trasferimento delle attività della concessionaria. A seguito del passaggio della concessione a un terzo operatore, le lavoratrici hanno chiesto di essere riassunte dalla società originaria. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione dei giudici di merito, stabilendo che il “trasferimento di attività” previsto dall’accordo equivaleva a un trasferimento d’azienda. Di conseguenza, la garanzia di riassunzione è pienamente operativa. La società originaria perde il ricorso e deve riassumere le lavoratrici, pagando le spese di giudizio.

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Pubblicato il 17 giugno 2026 in Diritto del Lavoro, Giurisprudenza Civile

La garanzia di riassunzione negli accordi sindacali

L’accordo sindacale rappresenta uno strumento fondamentale per tutelare i lavoratori durante i passaggi di proprietà o le riorganizzazioni aziendali. Spesso, questi testi contengono una specifica garanzia di riassunzione a favore dei dipendenti trasferiti presso nuove realtà societarie. La Corte di Cassazione, con una recente ordinanza, ha chiarito come debbano essere interpretate queste clausole di salvaguardia quando l’azienda concessionaria subisce ulteriori trasformazioni o trasferimenti di attività. La decisione conferma che la tutela del lavoratore deve prevalere sulle interpretazioni restrittive proposte dai datori di lavoro.

Il caso: dal trasferimento di azienda alla richiesta di rientro

La vicenda nasce dal trasferimento di due lavoratrici da una grande società di gestione aeroportuale a una società concessionaria di servizi di ristorazione. In occasione di questo passaggio, i sindacati e le aziende coinvolte avevano firmato un accordo. Questo patto stabiliva che, in caso di cessazione o trasferimento delle attività della nuova società, le dipendenti sarebbero state riassunte dalla società originaria. Negli anni successivi, la società concessionaria ha cambiato nome e, infine, ha ceduto l’intera attività a un terzo operatore. A questo punto, le lavoratrici hanno invocato l’accordo sindacale del 2005. Esse hanno chiesto la risoluzione del rapporto con l’ultimo datore di lavoro e il rientro nella società originaria, con il mantenimento dell’anzianità di servizio e dello stipendio precedentemente maturati.

Come interpretare le clausole di un accordo collettivo

La società originaria si è opposta alla richiesta delle lavoratrici. Secondo la sua tesi, l’espressione “trasferimento di attività” contenuta nell’accordo si riferiva esclusivamente a un trasferimento geografico della sede di lavoro, e non a un trasferimento d’azienda (il passaggio della proprietà dell’attività a un altro soggetto). I giudici di merito, nei primi due gradi di giudizio, hanno invece dato ragione alle lavoratrici. Hanno stabilito che le parti volevano garantire la stabilità dell’occupazione, superando i limiti ordinari della legge. L’interpretazione dei contratti è un compito esclusivo del giudice di merito. La Cassazione interviene solo se questa interpretazione viola le regole di logica o le norme di legge sull’interpretazione dei contratti (ermeneutica contrattuale).

Le motivazioni: l’interpretazione logica della garanzia di riassunzione

Le motivazioni della decisione si concentrano sulla correttezza logica dell’interpretazione data dai giudici d’appello. La Suprema Corte ha stabilito che l’espressione “trasferimento di attività” deve essere intesa come trasferimento d’azienda. Questa lettura è l’unica coerente con lo scopo della clausola, che era proprio quello di offrire una solida garanzia di riassunzione in caso di perdita del controllo dell’attività da parte del primo concessionario. La Cassazione ha chiarito che non è sufficiente proporre un’interpretazione alternativa per annullare una sentenza. Se la scelta del giudice di merito è logica e ben motivata, essa deve essere confermata. Inoltre, la Corte ha ritenuto superflua la richiesta di prove testimoniali avanzata dalla società, poiché il testo dell’accordo sindacale era già estremamente chiaro e privo di ambiguità.

Le conclusioni: la vittoria delle lavoratrici e l’obbligo di reintegro

Le conclusioni della vicenda giudiziaria sanciscono la piena vittoria delle lavoratrici. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso della società originaria e l’ha condannata a riassumere immediatamente le dipendenti. La società dovrà garantire loro la stessa anzianità di servizio e lo stesso livello retributivo che avevano maturato. Inoltre, la ricorrente dovrà pagare le spese di giudizio, liquidate in seimila euro, oltre agli accessori di legge. Questa pronuncia riafferma il valore vincolante degli accordi sindacali di protezione e impedisce alle aziende di sfuggire ai propri impegni occupazionali attraverso interpretazioni di comodo dei testi contrattuali.

Cosa succede se l’azienda a cui sono stato trasferito cede l’attività?
Se esiste un accordo sindacale che prevede una garanzia di riassunzione, il lavoratore ha il diritto di essere riassunto dalla società originaria alle condizioni pattuite.

Come si interpreta la clausola di trasferimento di attività in un accordo?
Salvo diversa e specifica volontà delle parti, il trasferimento di attività si interpreta come trasferimento d’azienda e non come semplice spostamento geografico.

La Cassazione può modificare l’interpretazione di un contratto decisa nei gradi precedenti?
No, l’interpretazione dei contratti spetta esclusivamente al giudice di merito e la Cassazione può intervenire solo in caso di evidenti errori logici o violazioni di legge.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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