LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

Fideiussione Omnibus: quando la nullità va eccepita

La Corte di Cassazione, con l’ordinanza n. 17073/2024, ha rigettato il ricorso di un garante in un caso di fideiussione omnibus. La Corte ha chiarito che la nullità del contratto per violazione della normativa antitrust (schema ABI) non può essere eccepita per la prima volta in appello se i fatti a suo fondamento non sono stati allegati e provati in primo grado. Inoltre, è stato ribadito che spetta al garante l’onere di provare i presupposti per la liberazione dall’obbligazione ai sensi dell’art. 1956 c.c.

Prenota un appuntamento

Per una consulenza legale o per valutare una possibile strategia difensiva prenota un appuntamento.

La consultazione può avvenire in studio a Milano, Pesaro, Benevento, oppure in videoconferenza.

02.37901052
8:00 – 20:00
(Lun - Sab)

Fideiussione Omnibus: la nullità si prova in primo grado

La stipula di una fideiussione omnibus è una prassi comune nel mondo del credito, ma nasconde insidie procedurali che possono essere fatali in un contenzioso. Con la recente ordinanza n. 17073/2024, la Corte di Cassazione ha ribadito un principio fondamentale: la nullità della fideiussione per violazione della normativa antitrust, pur essendo rilevabile d’ufficio, non può essere fatta valere per la prima volta in appello se i fatti non sono stati allegati e provati nel primo grado di giudizio. Analizziamo questa importante decisione.

I Fatti di Causa

Il caso trae origine dall’opposizione di due garanti a un decreto ingiuntivo emesso da un istituto di credito per il recupero di una cospicua somma. I garanti si erano impegnati a coprire i debiti di una società alberghiera. Sia il Tribunale in primo grado che la Corte d’Appello avevano rigettato le loro opposizioni, confermando la validità del debito. In particolare, una dei garanti decideva di proseguire la battaglia legale fino alla Corte di Cassazione, lamentando diversi vizi nella decisione di secondo grado.

I Motivi del Ricorso e la questione della Fideiussione Omnibus

La ricorrente basava il suo ricorso su cinque motivi principali. I più rilevanti per la nostra analisi sono due:
1. Nullità della fideiussione: La garante sosteneva la nullità del contratto di fideiussione in quanto conforme allo schema ABI, le cui clausole sono state giudicate contrarie alla normativa antitrust. Secondo la sua tesi, tale nullità, essendo rilevabile d’ufficio dal giudice, avrebbe dovuto essere dichiarata anche in appello, sebbene l’eccezione non fosse stata sollevata con la dovuta specificità in primo grado.
2. Violazione dell’art. 1956 c.c.: La ricorrente denunciava la violazione dell’articolo che prevede la liberazione del fideiussore se il creditore, senza speciale autorizzazione, ha continuato a fare credito al debitore pur conoscendo il peggioramento delle sue condizioni economiche. A suo dire, la banca aveva concesso nuovi e ingenti finanziamenti alla società debitrice quando questa era già in difficoltà, aggravando la sua posizione debitoria e, di conseguenza, il rischio del garante.

Le Motivazioni della Corte di Cassazione

La Suprema Corte ha rigettato integralmente il ricorso, fornendo chiarimenti cruciali su entrambi i punti.

Sul primo motivo, relativo alla nullità, la Corte ha confermato un orientamento ormai consolidato. Sebbene la nullità di un contratto per violazione di norme imperative (come quelle antitrust) sia un’eccezione che il giudice può sollevare di sua iniziativa in ogni stato e grado del processo, ciò non esonera la parte interessata da un onere fondamentale. La parte deve allegare e provare, fin dal primo grado di giudizio, i fatti specifici su cui si fonda la nullità. Nel caso di specie, la garante avrebbe dovuto dimostrare che il suo contratto era effettivamente conforme al modello ABI e produrre la documentazione necessaria. Non avendolo fatto, la Corte d’Appello ha correttamente ritenuto inammissibile l’eccezione sollevata tardivamente.

Sul secondo motivo, la Cassazione ha sottolineato che la liberazione del fideiussore ai sensi dell’art. 1956 c.c. è subordinata a un rigoroso onere probatorio a carico del garante. Quest’ultimo deve dimostrare non solo che il creditore ha concesso nuovi finanziamenti dopo la stipula della garanzia, ma anche che il creditore era consapevole del peggioramento delle condizioni patrimoniali del debitore e ha agito senza l’autorizzazione del fideiussore. La Corte d’Appello aveva motivato in modo adeguato le ragioni per cui riteneva che tale prova non fosse stata fornita, e la Cassazione ha ritenuto tale valutazione, essendo un giudizio di fatto, non sindacabile in sede di legittimità.

Le Conclusioni

La decisione in commento offre due importanti lezioni pratiche. Innanzitutto, ribadisce che la strategia processuale deve essere impostata in modo completo e dettagliato fin dal primo atto del giudizio. Omettere di allegare fatti o produrre documenti cruciali in primo grado può precludere la possibilità di far valere le proprie ragioni in appello, anche in presenza di nullità potenzialmente rilevabili d’ufficio. In secondo luogo, chi presta una fideiussione omnibus e intende essere liberato dall’obbligazione a causa del comportamento della banca, deve essere pronto a fornire prove concrete e inconfutabili della mala fede del creditore e del peggioramento delle condizioni del debitore, un onere probatorio spesso difficile da assolvere.

È possibile eccepire per la prima volta in appello la nullità di una fideiussione omnibus per violazione della normativa antitrust?
No. La Corte di Cassazione ha stabilito che, sebbene la nullità sia rilevabile d’ufficio dal giudice, è indispensabile che i fatti costitutivi di tale nullità (come la conformità del contratto allo schema ABI) siano stati allegati e provati già nel giudizio di primo grado.

Quali prove deve fornire il garante per essere liberato dall’obbligazione ai sensi dell’art. 1956 c.c.?
Il garante deve provare in modo rigoroso che il creditore ha concesso nuovo credito al debitore principale pur essendo consapevole del peggioramento delle sue condizioni economiche, e che ciò è avvenuto senza la specifica autorizzazione del garante stesso. L’onere della prova è interamente a carico del fideiussore.

In che cosa si distingue una fideiussione da un contratto autonomo di garanzia secondo la Corte?
La Corte, richiamando la decisione d’appello, ha dato rilievo a clausole specifiche come il pagamento “immediatamente ed a semplice richiesta scritta” e la deroga all’art. 1957 c.c. per qualificare il rapporto come un contratto autonomo di garanzia, caratterizzato da un’assenza di accessorietà rispetto al debito principale, a differenza della fideiussione tipica.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

Desideri approfondire l'argomento ed avere una consulenza legale?

Prenota un appuntamento. La consultazione può avvenire in studio a Milano, Pesaro, Benevento, oppure in videoconferenza / conference call e si svolge in tre fasi.

Prima dell'appuntamento: analisi del caso prospettato. Si tratta della fase più delicata, perché dalla esatta comprensione del caso sottoposto dipendono il corretto inquadramento giuridico dello stesso, la ricerca del materiale e la soluzione finale.

Durante l’appuntamento: disponibilità all’ascolto e capacità a tenere distinti i dati essenziali del caso dalle componenti psicologiche ed emozionali.

Al termine dell’appuntamento: ti verranno forniti gli elementi di valutazione necessari e i suggerimenti opportuni al fine di porre in essere azioni consapevoli a seguito di un apprezzamento riflessivo di rischi e vantaggi. Il contenuto della prestazione di consulenza stragiudiziale comprende, difatti, il preciso dovere di informare compiutamente il cliente di ogni rischio di causa. A detto obbligo di informazione, si accompagnano specifici doveri di dissuasione e di sollecitazione.

Il costo della consulenza legale è di € 150,00.

02.37901052
8:00 – 20:00
(Lun - Sab)

Articoli correlati