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Edilizia residenziale pubblica e fallimento: tutele

La Corte di Cassazione ha stabilito che le tutele previste per gli assegnatari di alloggi di edilizia residenziale pubblica si applicano anche quando la procedura di fallimento dell’impresa costruttrice è avviata su istanza della stessa società debitrice e non solo dalla banca mutuante. L’ordinanza sottolinea che il giudice delegato deve sempre sospendere la procedura per verificare la conformità del contratto di mutuo alla normativa di settore, a prescindere da chi abbia dato inizio al fallimento, al fine di proteggere la finalità sociale di tali immobili.

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Edilizia Residenziale Pubblica: Tutele Garantite Anche se il Fallimento è Volontario

Una recente ordinanza della Corte di Cassazione ha rafforzato le protezioni per gli assegnatari di alloggi di edilizia residenziale pubblica coinvolti nel fallimento dell’impresa costruttrice. La Corte ha chiarito un punto cruciale: le verifiche speciali a tutela degli inquilini devono essere effettuate indipendentemente da chi abbia richiesto il fallimento, estendendo la protezione anche ai casi in cui è lo stesso costruttore a presentare istanza.

I Fatti di Causa

Il caso riguarda un gruppo di cittadini, assegnatari di appartamenti costruiti in regime di edilizia convenzionata e agevolata. Questi immobili, già da loro abitati in locazione, erano stati realizzati da una società costruttrice che, successivamente, è stata dichiarata fallita. A seguito del fallimento, gli appartamenti sono stati acquisiti all’attivo della procedura, e il curatore ha avviato le procedure di sgombero.
Il giudice delegato, dopo una sospensione iniziale, aveva ordinato la ripresa delle procedure di sgombero. Gli assegnatari hanno presentato reclamo al Tribunale, che lo ha respinto. Il Tribunale ha ritenuto che le speciali tutele previste dalla legge 178/2020, che impongono al giudice specifiche verifiche sul contratto di mutuo, si applicassero solo se il fallimento fosse stato avviato su istanza della banca mutuante, e non, come in questo caso, su istanza della stessa società debitrice. Contro questa decisione, gli assegnatari hanno proposto ricorso in Cassazione.

La Normativa sull’Edilizia Residenziale Pubblica e le Verifiche

Il cuore della controversia risiede nell’interpretazione dell’art. 1, commi 378 e 379, della legge 178/2020. Queste norme sono state introdotte per tutelare la finalità sociale degli immobili di edilizia residenziale pubblica soggetti a procedure esecutive o concorsuali.
Il comma 378 stabilisce che, se la procedura è avviata dalla banca che ha concesso il mutuo, il giudice deve verificare d’ufficio due condizioni: la conformità del contratto di mutuo ai criteri di legge (art. 44, L. 457/78) e l’inserimento dell’istituto di credito in un apposito elenco ministeriale. La mancanza di uno solo di questi requisiti comporta l’improcedibilità della procedura.
Il comma 379 estende queste verifiche alle procedure concorsuali in corso, stabilendo che il giudice competente deve sospendere il procedimento per effettuarle.

Le Motivazioni: Una Tutela Ampia e Incondizionata

La Corte di Cassazione ha accolto il motivo di ricorso degli assegnatari, ritenendo errata l’interpretazione del Tribunale. Secondo la Suprema Corte, l’interpretazione restrittiva del Tribunale non è condivisibile. Il richiamo che il comma 379 fa al comma 378 è limitato solo alla tipologia di verifiche da compiere, non alla condizione che ha dato avvio alla procedura.
In altre parole, la legge impone al giudice delegato di sospendere la procedura fallimentare e di eseguire i controlli sul contratto di mutuo a prescindere da chi abbia presentato l’istanza di fallimento. Ritenere il contrario, afferma la Corte, creerebbe una ‘ingiustificata differenziazione’ tra le procedure esecutive individuali (avviate dalla banca) e quelle collettive (il fallimento), una distinzione che non trova fondamento nel testo della legge. La finalità della norma è quella di proteggere la funzione sociale dell’edilizia agevolata, e tale protezione deve essere garantita in ogni caso.

Le Conclusioni: Implicazioni Pratiche dell’Ordinanza

La decisione della Corte di Cassazione ha importanti implicazioni pratiche. Essa stabilisce un principio di tutela esteso per tutti gli assegnatari di alloggi di edilizia residenziale pubblica. In caso di fallimento dell’impresa costruttrice, il procedimento di liquidazione degli immobili non può procedere speditamente verso lo sgombero. Il giudice delegato ha il dovere di sospendere tutto e di verificare la regolarità del finanziamento bancario a monte. Se il contratto di mutuo non rispetta i criteri stabiliti dalla legge per l’edilizia agevolata, la procedura concorsuale sugli immobili non può proseguire. Questa ordinanza rappresenta quindi una vittoria significativa per i diritti degli abitanti, riaffermando che la protezione sociale prevale su interpretazioni eccessivamente formali della legge fallimentare.

Le tutele per gli assegnatari di edilizia residenziale pubblica si applicano solo se il fallimento è richiesto dalla banca?
No. La Corte di Cassazione ha chiarito che le verifiche sul contratto di mutuo e la conseguente sospensione della procedura devono essere disposte dal giudice indipendentemente da chi sia il soggetto che ha presentato l’istanza di fallimento, sia esso la banca, il debitore o un altro creditore.

Quali verifiche deve compiere il giudice in una procedura fallimentare che coinvolge immobili di edilizia residenziale pubblica?
Il giudice deve verificare d’ufficio la rispondenza del contratto di mutuo stipulato ai criteri dell’articolo 44 della legge 457/1978 e l’inserimento dell’ente creditore nell’elenco delle banche convenzionate presso il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti.

La comunicazione della pendenza del fallimento alla Regione è valida se inviata alla direzione competente anziché all’Avvocatura Regionale?
Sì. La Corte ha ritenuto infondato questo motivo di ricorso, affermando che la legge non richiede specificamente che la comunicazione avvenga presso l’Avvocatura. Inoltre, nel caso di specie, la comunicazione aveva comunque raggiunto il suo scopo, dato che la Regione si era costituita in giudizio.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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