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Dovere degli amministratori: la Cassazione conferma

Un amministratore non esecutivo di un istituto bancario è stato sanzionato dalla Banca d’Italia per mancata vigilanza su una complessa operazione finanziaria. La Corte di Cassazione ha rigettato il suo ricorso, affermando che il dovere degli amministratori non si esaurisce nella ricezione passiva di informazioni, ma impone un ruolo attivo nel richiedere chiarimenti, specialmente di fronte a comunicazioni sintetiche su operazioni strategiche. La Corte ha inoltre confermato la natura puramente amministrativa, e non penale, di tali sanzioni.

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Dovere degli amministratori: la Cassazione conferma la responsabilità attiva

L’ordinanza n. 29963/2024 della Corte di Cassazione ribadisce un principio fondamentale nel diritto societario e bancario: il dovere degli amministratori, anche quelli privi di deleghe operative, non è una mera formalità. Essi devono “agire in modo informato”, un obbligo che impone un ruolo proattivo di vigilanza e richiesta di informazioni, specialmente in contesti di operazioni strategiche e complesse. La sentenza analizza il caso di un consigliere sanzionato dalla Banca d’Italia per non essersi attivato a fronte di comunicazioni palesemente sintetiche e anomale.

I fatti di causa

La vicenda trae origine dalla sanzione pecuniaria di 129.000 euro inflitta dalla Banca d’Italia a un componente del consiglio di amministrazione di un importante istituto di credito. La contestazione riguardava una serie di irregolarità commesse nell’ambito di una complessa operazione di aumento di capitale finalizzata all’acquisizione di un’altra banca. Tra le violazioni, venivano evidenziate mancate comunicazioni all’organo di vigilanza, il mancato rispetto di requisiti patrimoniali e l’inosservanza delle forme tecniche dei bilanci.
L’amministratore, che non deteneva deleghe esecutive, ha impugnato la sanzione, sostenendo di non essere stato messo nelle condizioni di conoscere i dettagli dell’operazione. Dopo un percorso giudiziario che ha visto prima il TAR del Lazio dichiarare il proprio difetto di giurisdizione e poi la Corte d’Appello di Roma rigettare il ricorso nel merito, la questione è giunta dinanzi alla Corte di Cassazione.

I motivi del ricorso e il dovere degli amministratori

Il ricorrente ha basato la sua difesa su diversi motivi, tra cui la presunta incostituzionalità della procedura di opposizione, la violazione del diritto di difesa per la mancata ammissione di prove e, soprattutto, l’errata applicazione delle norme sulla responsabilità degli amministratori (artt. 2381 e 2392 c.c.). A suo dire, la responsabilità delle omissioni era da attribuire esclusivamente al Direttore Generale e al Presidente, titolari delle deleghe operative, i quali avrebbero deliberatamente celato informazioni cruciali.

La responsabilità attiva dell’amministratore non esecutivo

La Corte di Cassazione, nel rigettare il ricorso, ha colto l’occasione per consolidare il proprio orientamento sul dovere degli amministratori. L’obbligo di “agire in modo informato” si articola in due direzioni:
1. Dovere di informarsi: L’amministratore deve procurarsi attivamente tutte le informazioni necessarie per prendere decisioni consapevoli, utilizzando i poteri connessi alla sua carica.
2. Dovere di agire: Una volta a conoscenza di situazioni critiche, deve intervenire per prevenirle, eliminarle o attenuarne le conseguenze dannose.
Nel settore bancario, questi obblighi sono ancora più stringenti. La Corte ha chiarito che il carattere eccessivamente sintetico e frettoloso delle comunicazioni ricevute dagli organi delegati su un’operazione di tale portata strategica costituiva di per sé un “sintomo di anomalia”. Questo segnale avrebbe dovuto indurre l’amministratore a chiedere delucidazioni e approfondimenti, invece di recepire passivamente le informazioni.

La natura delle sanzioni della Banca d’Italia

Un altro punto cruciale affrontato dalla Corte riguarda la natura delle sanzioni amministrative irrogate dalla Banca d’Italia. Il ricorrente sosteneva che, per la loro natura afflittiva, dovessero essere equiparate a sanzioni penali, con conseguente applicazione di tutte le garanzie del “giusto processo” previste dalla CEDU, inclusa la retroattività della legge più favorevole (lex mitior).
La Corte ha respinto questa tesi, operando una distinzione netta tra le sanzioni della Banca d’Italia, che hanno finalità di vigilanza e tutela della stabilità del sistema, e altre sanzioni (come quelle della CONSOB per manipolazione del mercato) che sono state considerate di natura sostanzialmente penale. Poiché le sanzioni in esame sono state classificate come amministrative, la Corte ha concluso che ad esse si applica il principio dell’ultrattività (si applica la legge in vigore al momento della violazione) e non quello della lex mitior.

Le motivazioni

La Suprema Corte ha motivato la sua decisione sulla base di un’interpretazione consolidata dell’art. 2381 del codice civile. Il collegio ha stabilito che la responsabilità di un amministratore senza deleghe non viene meno per il solo fatto di non avere poteri esecutivi. La sua funzione di vigilanza impone una condotta proattiva. La semplice facoltà di chiedere informazioni agli organi delegati si trasforma in un obbligo positivo quando emergono elementi che possono mettere in allarme un amministratore diligente. Nel caso specifico, l’estrema complessità dell’operazione finanziaria e la sinteticità delle informative avrebbero dovuto spingere il consigliere a esercitare i propri poteri per ottenere un quadro completo, indipendentemente dal fatto che gli amministratori delegati stessero o meno nascondendo dei dati. Per questo motivo, le prove testimoniali e documentali richieste sono state ritenute irrilevanti: l’addebito non era aver ignorato informazioni note, ma non essersi adoperato per ottenerle. La Corte ha inoltre rigettato le questioni di costituzionalità e di compatibilità con il diritto europeo, confermando che la procedura di opposizione offre adeguate garanzie difensive e che le sanzioni della Banca d’Italia non rientrano nell’ambito della materia penale ai sensi della Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo.

Le conclusioni

L’ordinanza in commento rappresenta un importante monito per tutti i componenti dei consigli di amministrazione, in particolare nel settore bancario. La posizione di amministratore, anche se non esecutivo, non è mai puramente onorifica. Comporta un preciso e inderogabile dovere degli amministratori di vigilanza attiva, che si manifesta nel dovere di informarsi e di reagire a ogni segnale di anomalia gestionale. Accettare passivamente informazioni incomplete o sintetiche su operazioni di rilevanza strategica espone a gravi responsabilità, come dimostra la conferma della sanzione in questo caso.

Un amministratore senza deleghe operative ha comunque responsabilità di vigilanza?
Sì. La Cassazione ha confermato che anche gli amministratori senza deleghe hanno il dovere di “agire in modo informato”. Questo non è un ruolo passivo, ma implica l’obbligo di attivarsi per ottenere informazioni complete, specialmente su operazioni strategiche, e non possono limitarsi a recepire acriticamente le comunicazioni degli organi esecutivi.

Le sanzioni pecuniarie della Banca d’Italia sono considerate di natura penale?
No. Secondo la Corte, a differenza di altre sanzioni (ad esempio, quelle della CONSOB per manipolazione di mercato), quelle irrogate dalla Banca d’Italia per carenze organizzative e di controllo non hanno natura sostanzialmente penale. Di conseguenza, non si applicano le garanzie tipiche del processo penale, come il principio della retroattività della legge più favorevole (lex mitior).

È utile chiedere in giudizio l’ammissione di prove per dimostrare che gli amministratori esecutivi hanno nascosto delle informazioni?
Nel caso specifico, la Corte ha ritenuto irrilevanti tali richieste. La responsabilità dell’amministratore senza deleghe non nasceva dal fatto che le informazioni fossero state nascoste, ma dal suo mancato dovere di attivarsi per richiederle e approfondirle di fronte a segnali di anomalia, come comunicazioni eccessivamente sintetiche su un’operazione di fondamentale importanza.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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