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Donazione indiretta: la forma dell’atto pubblico

La Corte di Cassazione ha chiarito che una promessa gratuita, qualificabile come donazione indiretta, non richiede la forma solenne dell’atto pubblico per la sua validità. Nel caso specifico, l’impegno di una società a estinguere i mutui di un terzo, sebbene considerato un atto di liberalità, è stato ritenuto potenzialmente valido in quanto formalizzato tramite scrittura privata, forma sufficiente per il negozio utilizzato. La Corte ha cassato la decisione del tribunale che aveva erroneamente dichiarato nullo l’impegno per vizio di forma, rinviando la causa per un nuovo esame basato sul corretto principio della donazione indiretta.

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Donazione Indiretta: Quando la Forma Non È Sostanza

L’ordinanza n. 18098/2024 della Corte di Cassazione offre un’importante lezione sulla distinzione tra donazione diretta e donazione indiretta, chiarendo i requisiti di forma per la validità di quest’ultima. La Suprema Corte ha stabilito che un atto di liberalità, se realizzato tramite un negozio giuridico diverso dalla donazione tipica, non necessita della solennità dell’atto pubblico, ma è sufficiente che rispetti le forme previste per il negozio effettivamente utilizzato.

I Fatti di Causa

La vicenda trae origine da una complessa operazione commerciale. Un imprenditore cedeva le proprie partecipazioni societarie a un altro soggetto, il quale era anche legale rappresentante di una terza società. Nell’accordo, formalizzato con una scrittura privata, l’acquirente si impegnava, sia in proprio sia per conto della società rappresentata, a estinguere tre mutui gravanti su immobili di proprietà del cedente.

Successivamente, la società falliva senza aver adempiuto all’obbligazione. Il cedente, quindi, chiedeva di essere ammesso allo stato passivo del fallimento per un credito pari all’importo dei mutui non estinti.

La Decisione del Tribunale

Il Tribunale rigettava la richiesta, qualificando l’impegno assunto dalla società come un atto di liberalità. Secondo i giudici di merito, trattandosi di un’obbligazione di valore non modico, essa avrebbe dovuto essere stipulata per atto pubblico, come prescritto dall’art. 782 del codice civile per le donazioni. La mancanza di tale forma solenne, secondo il Tribunale, rendeva l’obbligazione nulla e, di conseguenza, il credito inesigibile nel contesto fallimentare.

L’Importanza della Qualificazione come Donazione Indiretta

Il cedente impugnava la decisione dinanzi alla Corte di Cassazione, sostenendo, tra gli altri motivi, che il Tribunale avesse errato nel non considerare che l’impegno, pur essendo un atto di liberalità, dovesse essere qualificato come donazione indiretta. Questa distinzione è cruciale: mentre la donazione diretta richiede forme rigide, la donazione indiretta persegue lo stesso scopo (arricchire un soggetto per spirito di liberalità) attraverso un altro tipo di negozio giuridico.

Le Motivazioni della Suprema Corte

La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, ritenendo fondata la censura relativa alla violazione degli articoli 782 e 809 del codice civile. I giudici supremi hanno ribadito un principio consolidato nella loro giurisprudenza: per la validità delle donazioni indirette non è richiesta la forma dell’atto pubblico. È invece sufficiente l’osservanza delle forme prescritte per il negozio giuridico concretamente utilizzato per realizzare lo scopo di liberalità.

Nel caso di specie, l’impegno a estinguere i mutui era stato inserito in una scrittura privata, una forma pienamente valida per un’obbligazione di questo tipo. Il Tribunale, quindi, ha commesso un errore di diritto non distinguendo tra donazione diretta e indiretta e applicando erroneamente la sanzione della nullità per un vizio di forma inesistente. La Corte ha specificato che l’articolo 809 c.c., nel richiamare le norme applicabili agli atti di liberalità diversi dalla donazione, non include l’art. 782 c.c., che impone l’atto pubblico.

Le Conclusioni

L’ordinanza in esame conferma che l’intento liberale può essere validamente perseguito attraverso strumenti negoziali diversi dal contratto di donazione tipico. La conseguenza pratica è di grande rilievo: un impegno gratuito, anche di valore ingente, assunto tramite una semplice scrittura privata, può essere perfettamente valido se qualificato come donazione indiretta. La decisione del Tribunale è stata quindi cassata, e la causa è stata rinviata allo stesso Tribunale, in diversa composizione, che dovrà riesaminare la vicenda attenendosi al principio di diritto enunciato dalla Cassazione, valutando la validità dell’obbligazione alla luce della sua natura di liberalità atipica.

Cos’è una donazione indiretta?
È un atto che, pur non avendo la forma di una donazione, è mosso da un fine di liberalità e produce l’effetto di arricchire gratuitamente un beneficiario. Si realizza utilizzando un negozio giuridico diverso da quello previsto dall’art. 769 c.c.

Quale forma è richiesta per la validità di una donazione indiretta?
Per la validità di una donazione indiretta non è richiesta la forma solenne dell’atto pubblico (prevista dall’art. 782 c.c.), ma è sufficiente che sia rispettata la forma prescritta per il negozio giuridico concretamente utilizzato per realizzare l’atto di liberalità.

Perché la Corte di Cassazione ha annullato la decisione del Tribunale?
La Corte ha annullato la decisione perché il Tribunale ha erroneamente applicato la norma sulla forma della donazione diretta (atto pubblico) a un caso che doveva essere qualificato come donazione indiretta. Il Tribunale non ha considerato che l’impegno, assunto tramite scrittura privata, era formalmente valido in quanto la legge non richiede l’atto pubblico per questo tipo di liberalità.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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