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Domanda nuova: risarcimento vs indennizzo, il caso

Una società acquirente ha citato in giudizio la venditrice per il risarcimento dei danni derivanti dalla mancata liberazione di un immobile. Nel corso del giudizio di primo grado, ha modificato la richiesta in un indennizzo basato sulla promessa del fatto del terzo. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione della Corte d’Appello, stabilendo che tale modifica costituisce una “domanda nuova”, inammissibile perché tardiva. La sentenza chiarisce la netta distinzione tra la causa petendi del risarcimento (inadempimento contrattuale) e quella dell’indennizzo (mancato avveramento del fatto promesso dal terzo).

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Domanda Nuova: perché non puoi cambiare richiesta da risarcimento a indennizzo

Nel corso di una causa legale, è possibile modificare la propria domanda? La Corte di Cassazione, con l’ordinanza qui in esame, offre un importante chiarimento sulla differenza tra una richiesta di risarcimento danni e una di indennizzo, stabilendo che il passaggio dall’una all’altra costituisce una domanda nuova e, se presentato tardivamente, inammissibile. Questa decisione ha implicazioni significative per la strategia processuale nelle controversie contrattuali, specialmente nel settore immobiliare.

I Fatti di Causa

La vicenda ha origine dalla compravendita di un immobile. Una società immobiliare acquirente acquista un bene da una società venditrice. Il contratto, stipulato a seguito di un’asta pubblica, prevedeva che l’immobile fosse liberato da persone e cose entro un termine preciso. In particolare, il bene era occupato da dipendenti di una grande azienda di servizi e da altri soggetti, in virtù di un contratto di gestione con una terza società.

La società venditrice si era impegnata a disdettare tale contratto e a far sì che l’azienda di servizi ricollocasse i propri dipendenti entro un anno. Tuttavia, la liberazione dell’immobile non avveniva nei tempi previsti, impedendo all’acquirente di procedere con un progetto di demolizione e ricostruzione.

Di conseguenza, la società acquirente ha citato in giudizio sia la venditrice sia l’azienda di servizi, chiedendo il risarcimento dei danni per inadempimento contrattuale, quantificati in oltre sessantatré milioni di euro. Durante il processo, in sede di precisazione delle conclusioni, l’acquirente ha modificato la sua richiesta, domandando in via alternativa la condanna al pagamento di un indennizzo ai sensi dell’art. 1381 c.c. (promessa dell’obbligazione o del fatto del terzo).

Il Tribunale di primo grado ha accolto la domanda di indennizzo, condannando la sola venditrice al pagamento di circa cinque milioni e quattrocentomila euro. La Corte d’Appello, però, ha ribaltato la decisione, dichiarando la domanda di indennizzo inammissibile perché considerata una domanda nuova rispetto a quella originaria di risarcimento, e ha rigettato anche la richiesta risarcitoria nel merito.

La Decisione della Corte di Cassazione

La società acquirente ha presentato ricorso in Cassazione, sostenendo che non vi fosse stata alcuna mutatio libelli, ma solo una diversa qualificazione giuridica della stessa pretesa, basata sul medesimo fatto: la mancata consegna dell’immobile libero. La società venditrice ha risposto con un ricorso incidentale condizionato, chiedendo una riduzione dell’indennizzo qualora il ricorso principale fosse stato accolto.

La Suprema Corte ha rigettato il ricorso principale, confermando la decisione della Corte d’Appello. Gli Ermellini hanno stabilito che la domanda di indennizzo ex art. 1381 c.c. è intrinsecamente diversa da quella di risarcimento per inadempimento contrattuale, configurandosi quindi come una domanda nuova.

Le Motivazioni: la distinzione tra risarcimento e indennizzo come domanda nuova

La Corte ha chiarito che le due domande si fondano su causae petendi (le ragioni giuridiche della pretesa) completamente differenti. La richiesta di risarcimento del danno si basa sull’inadempimento di un’obbligazione contrattuale, ovvero la mancata consegna del bene libero. L’onere della prova grava su chi lamenta l’inadempimento.

Al contrario, la domanda di indennizzo ex art. 1381 c.c. si fonda sulla promessa che un terzo compia una determinata azione. In questo caso, il promittente assume due obbligazioni distinte:
1. Un’obbligazione di “facere”: adoperarsi con la dovuta diligenza affinché il terzo tenga il comportamento promesso (nel caso di specie, liberare l’immobile).
2. Un’obbligazione di “dare”: corrispondere un indennizzo qualora, nonostante gli sforzi, il terzo si rifiuti di adempiere.

La richiesta di indennizzo non presuppone un comportamento illecito del promittente, ma solo il mancato raggiungimento del risultato promesso. La causa petendi è dunque diversa: da un lato l’inadempimento di un’obbligazione propria (risarcimento), dall’altro il mancato fatto del terzo, a prescindere da una colpa del promittente (indennizzo). Poiché la domanda di indennizzo è stata proposta per la prima volta solo in sede di precisazione delle conclusioni, è stata correttamente ritenuta tardiva e, quindi, inammissibile.

Le Conclusioni

Questa ordinanza ribadisce un principio fondamentale del diritto processuale: le parti non possono modificare in corso di causa gli elementi essenziali della domanda, quali il petitum e la causa petendi. La distinzione tra risarcimento e indennizzo non è una mera sfumatura terminologica, ma attiene alla natura stessa del diritto fatto valere. La scelta della corretta azione legale fin dall’inizio del giudizio è cruciale. Una strategia processuale imprecisa può portare alla reiezione della domanda, non per ragioni di merito, ma per motivi puramente procedurali, come accaduto in questo caso. Gli operatori del diritto devono quindi prestare la massima attenzione nella qualificazione giuridica delle pretese dei loro assistiti fin dalla redazione dell’atto introduttivo del giudizio.

È possibile modificare una domanda di risarcimento del danno in una domanda di indennizzo durante il processo?
No, secondo la Corte di Cassazione, questa modifica costituisce una “domanda nuova” inammissibile se proposta tardivamente, come in sede di precisazione delle conclusioni. Le due domande hanno fondamenta giuridiche (causa petendi) diverse.

Qual è la differenza fondamentale tra la richiesta di risarcimento e quella di indennizzo ex art. 1381 c.c.?
La richiesta di risarcimento si basa su un inadempimento contrattuale (un atto illecito) della controparte. La richiesta di indennizzo ex art. 1381 c.c. si basa sul semplice fatto che un terzo non ha compiuto l’azione promessa, a prescindere da una colpa del promittente, e serve a compensare il promissario per il mancato risultato.

Perché la domanda di indennizzo è stata considerata una domanda nuova nel caso specifico?
Perché la domanda originaria era fondata sulla mancata consegna dell’immobile libero (inadempimento dell’obbligazione di consegna), mentre la domanda successiva era basata sulla promessa del fatto del terzo, ossia che la società di gestione e l’azienda di servizi avrebbero liberato i locali. Si tratta di due presupposti giuridici e fattuali distinti, che danno origine a due domande diverse.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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