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Domanda nuova risarcimento danni: quando è ammissibile?

Un’ordinanza della Cassazione chiarisce che la richiesta di risarcimento per danni manifestatisi durante il processo, come i costi di demolizione di un’opera abusiva, non costituisce una domanda nuova inammissibile se deriva dallo stesso fatto illecito originario. Il caso analizza anche la responsabilità solidale tra la società committente e l’esecutore materiale dell’opera, confermando che il coinvolgimento e il consenso della società la rendono corresponsabile del danno.

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Domanda Nuova per Risarcimento Danni: Ammissibile se il Danno si Manifesta in Corso di Causa

Nel corso di una causa per risarcimento danni, può accadere che si verifichino nuovi eventi che aggravano o specificano il pregiudizio subito. Sorge quindi una domanda cruciale: è possibile modificare la richiesta iniziale per includere questi nuovi danni senza che venga considerata una domanda nuova risarcimento danni inammissibile? Con l’ordinanza in commento, la Corte di Cassazione ha fornito un’importante precisazione, stabilendo che la richiesta di risarcimento per danni manifestatisi in corso di causa è ammissibile, a patto che derivi dallo stesso fatto illecito che ha dato origine al giudizio.

I Fatti di Causa

La vicenda trae origine dalla denuncia di un proprietario terriero contro una società immobiliare. Quest’ultima aveva avviato, senza consenso, una serie di scavi e lavori sul fondo del proprietario, culminati con la realizzazione di una fondazione e l’elevazione di un muro. Oltre a ciò, erano stati infissi pali per scopi pubblicitari.
Il proprietario citava quindi in giudizio la società chiedendo il risarcimento dei danni, la rimozione delle opere illecite e il ristoro per il mancato guadagno (lucro cessante) e per il danno morale.

Il Percorso Giudiziario

Durante il lungo iter processuale, gli eventi si sono evoluti: un’alluvione ha danneggiato il muro, che è stato successivamente ricostruito e, infine, definitivamente abbattuto su ordine dell’amministrazione comunale in quanto abusivo. Di conseguenza, l’attore ha modificato la propria domanda, includendo le spese sostenute per la demolizione.
Il Tribunale di primo grado ha accolto le domande, condannando in solido la società immobiliare e l’esecutore materiale delle opere (nel frattempo chiamato in causa) a risarcire tutti i danni. La Corte d’Appello, tuttavia, ha parzialmente riformato la sentenza, escludendo il risarcimento per il lucro cessante ma confermando il resto.

La Questione della Domanda Nuova Risarcimento Danni in Cassazione

Sia la società immobiliare che l’esecutore materiale hanno presentato ricorso in Cassazione. Il motivo principale di contestazione riguardava proprio la presunta inammissibilità della domanda di rimborso delle spese di demolizione, considerata una domanda nuova risarcimento danni e quindi non consentita.
Inoltre, la società immobiliare contestava la propria responsabilità, sostenendo di non aver materialmente eseguito i lavori e che l’illecito fosse attribuibile unicamente all’esecutore.

Le Motivazioni della Suprema Corte

La Corte di Cassazione ha rigettato entrambi i ricorsi, fornendo chiarimenti fondamentali su due aspetti principali.

Sull’Ammissibilità della Domanda Modificata

La Corte ha stabilito che la richiesta di rimborso delle spese di demolizione non costituisce una domanda nuova, bensì una mera precisazione e modificazione quantitativa della domanda di risarcimento originaria (emendatio libelli). Il principio chiave è che, se i nuovi danni sono una conseguenza diretta e immediata del fatto illecito iniziale (in questo caso, la costruzione abusiva), la loro richiesta è ammissibile anche se si manifestano e vengono quantificati solo in corso di causa. La Corte ha ribadito che è consentito all’attore chiedere il risarcimento degli ulteriori danni, provocati dal medesimo illecito, che si palesano durante il giudizio. Questo garantisce il principio di pienezza della tutela risarcitoria, evitando di costringere la parte danneggiata a iniziare un nuovo processo per ogni conseguenza dannosa che emerge nel tempo.

Sulla Responsabilità Solidale

Per quanto riguarda il secondo punto, la Cassazione ha confermato la responsabilità solidale della società immobiliare. Sebbene l’esecutore materiale fosse un soggetto distinto, le prove processuali (tra cui il suo ruolo di coniuge dell’amministratrice della società e la firma di atti per conto della stessa) dimostravano che la società era a conoscenza, aveva acconsentito e condivideva l’interesse nella realizzazione dell’opera. Pertanto, la Corte ha concluso che l’iniziativa era imputabile a entrambi i soggetti, rendendoli concorrenti nell’illecito e, di conseguenza, responsabili in solido per il risarcimento dei danni.

Le Conclusioni

Questa ordinanza consolida un principio di notevole importanza pratica: in un giudizio di risarcimento danni, la domanda può essere ‘aggiornata’ per includere tutte le conseguenze pregiudizievoli che emergono nel corso del processo, purché siano causalmente collegate al fatto illecito originario. Ciò offre una maggiore flessibilità processuale alla parte danneggiata. Inoltre, riafferma che la responsabilità per un illecito non si limita a chi lo compie materialmente, ma si estende anche a chi, pur non agendo direttamente, ne è consapevole, lo condivide e ne trae potenziale vantaggio, configurando così un concorso nell’azione illecita.

È possibile modificare una richiesta di risarcimento danni durante un processo per includere costi emersi solo in un secondo momento?
Sì, secondo la Corte di Cassazione, è possibile. Non si tratta di una domanda nuova inammissibile, ma di una modificazione della domanda originaria, se i nuovi danni (come i costi per la demolizione di un’opera abusiva) sono una conseguenza diretta dello stesso fatto illecito che ha dato inizio alla causa.

Quando una società può essere ritenuta responsabile per un’opera illecita materialmente eseguita da un’altra persona?
Una società può essere ritenuta responsabile in solido quando le prove dimostrano che, pur non avendo eseguito materialmente l’opera, ne era a conoscenza, l’ha condivisa e ha acconsentito alla sua realizzazione. L’esistenza di un interesse comune o di un coinvolgimento, anche indiretto, nella commissione dell’illecito è sufficiente a configurare una sua corresponsabilità.

La richiesta di rimborso per le spese di demolizione di un’opera abusiva, ordinata dalla pubblica amministrazione in corso di causa, costituisce una domanda nuova inammissibile?
No. La Corte ha chiarito che tale richiesta rappresenta una modificazione quantitativa del risarcimento del danno originariamente richiesto. Poiché la necessità di demolire l’opera è una conseguenza diretta della sua costruzione illecita, il relativo costo rientra nel perimetro della domanda risarcitoria iniziale e non costituisce una domanda nuova.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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