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Distanze legali tra costruzioni: il solaio interrato che sporge

Una società confinante ha contestato la realizzazione di un solaio di copertura di un piano interrato da parte del proprietario vicino, ritenendo violata la normativa sulle distanze legali tra costruzioni. La Corte d’Appello aveva escluso che l’opera fosse una vera costruzione poiché sporgeva di soli 15 centimetri dal muro di confine. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso della società confinante. I giudici hanno chiarito che rientra nella nozione di costruzione qualsiasi opera non completamente interrata che presenti requisiti di solidità e stabilità. Di conseguenza, anche un manufatto parzialmente interrato deve rispettare le distanze minime dal confine. La sentenza d’appello è stata quindi cassata con rinvio per una nuova valutazione del caso.

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Pubblicato il 19 luglio 2026 in Diritto Immobiliare, Giurisprudenza Civile

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Riferimento Ordinanza di Cassazione Civile Sez. 2 Num. 23040 Anno 2023 (Cass. civ. sez. 2 n. 23040/2023)

Il caso del solaio vicino al confine e le distanze legali tra costruzioni

La questione del rispetto delle distanze legali tra costruzioni rappresenta una delle fonti principali di scontro tra vicini di casa. Spesso i proprietari di terreni confinanti avviano lunghe battaglie legali per impedire la realizzazione di opere che ritengono troppo vicine al proprio confine. Nel caso esaminato dalla Corte di Cassazione, una società proprietaria di un terreno ha contestato la costruzione di un solaio di copertura di un piano interrato da parte del vicino. La società riteneva che tale opera violasse le distanze minime stabilite dal codice civile e dai regolamenti edilizi comunali.

Inizialmente, i giudici di secondo grado avevano dato ragione al costruttore. Secondo la loro interpretazione, il manufatto non poteva essere considerato una vera e propria costruzione perché risultava quasi interamente interrato. La struttura emergeva infatti dal suolo per soli quindici centimetri rispetto al muro di confine. Per questa ragione, la Corte d’Appello aveva ritenuto inapplicabili le norme sulle distanze. La società confinante non ha accettato questa decisione e ha presentato ricorso davanti alla Corte di Cassazione per ottenere il riconoscimento dei propri diritti.

Che cosa si intende per costruzione secondo la legge

La Corte di Cassazione ha colto l’occasione per fare chiarezza sulla definizione giuridica di costruzione. Il codice civile stabilisce che le costruzioni su fondi finitimi (terreni confinanti) devono essere tenute a una distanza non inferiore a tre metri, a meno che i regolamenti locali non prevedano una distanza maggiore. I giudici di legittimità hanno spiegato che la nozione di costruzione comprende qualsiasi manufatto che presenti caratteristiche di consistenza e stabilità.

Non è necessario che l’opera sia un vero e proprio edificio con mura e tetto. Anche una tettoia, un’autorimessa o un solaio in cemento rientrano in questa definizione se sono stabilmente ancorati al suolo. L’elemento decisivo è l’idoneità dell’opera a creare intercapedini (spazi vuoti tra edifici) che possano risultare dannose per la sicurezza, l’igiene e la salubrità delle proprietà vicine. I regolamenti comunali possono soltanto stabilire distanze maggiori rispetto a quelle del codice civile, ma non possono modificare la definizione di costruzione stabilita dalla legge nazionale.

Il problema delle opere parzialmente interrate

Un punto centrale della discussione riguarda le opere realizzate al di sotto del livello del suolo. La legge esclude dall’obbligo del rispetto delle distanze solo le opere che sono completamente interrate. Questo significa che se un manufatto è interamente realizzato nel sottosuolo e non sporge minimamente, esso non è soggetto ai limiti di distanza dal confine. La ragione di questa eccezione risiede nel fatto che un’opera totalmente sotterranea non può creare intercapedini pericolose o insalubri per il vicino.

La situazione cambia radicalmente quando l’opera è solo parzialmente interrata. Se una parte della struttura emerge dal livello naturale del terreno, l’opera perde la caratteristica di manufatto sotterraneo. In questo caso, la sporgenza, anche se minima, può creare intercapedini dannose. Pertanto, i giudici devono valutare l’opera nella sua interezza e non possono limitarsi a considerare solo la parte che emerge dal suolo.

Le motivazioni della Cassazione sulle distanze legali tra costruzioni

Nelle motivazioni della decisione, i giudici della Suprema Corte hanno censurato il ragionamento seguito dalla Corte d’Appello. I giudici di secondo grado si erano limitati a constatare che il solaio sporgeva di soli quindici centimetri rispetto alla sommità del muro di confine. Questo approccio è stato giudicato parziale ed errato. La Corte d’Appello ha infatti omesso di verificare la reale consistenza dell’opera e il suo effettivo impatto rispetto al piano di campagna (il livello naturale del suolo).

La Cassazione ha chiarito che il parziale interramento di un manufatto rileva ai fini delle distanze legali tra costruzioni se l’opera è solida, stabile e collegata al suolo. I giudici di merito avrebbero dovuto analizzare la struttura nella sua complessità, valutando la sporgenza non solo rispetto al muro di confine, ma anche rispetto al livello del terreno circostante. La mancata considerazione di questi elementi ha reso la decisione precedente incompleta e priva di un solido fondamento giuridico.

Le conclusioni sul rispetto dei confini e delle distanze

La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso presentato dalla società confinante e ha annullato la sentenza impugnata. Il caso dovrà ora essere riesaminato da una diversa sezione della Corte d’Appello, la quale dovrà applicare i principi stabiliti dai giudici di legittimità. Il nuovo giudizio dovrà accertare se l’opera, valutata nella sua interezza e stabilità, costituisca una costruzione parzialmente interrata soggetta alle distanze legali.

Questa pronuncia conferma che la tutela dei confini non ammette valutazioni superficiali o parziali. Ogni opera che emerge stabilmente dal suolo deve rispettare le distanze minime per garantire la sicurezza e la salubrità dei rapporti di vicinato. I proprietari che intendono realizzare interventi edilizi vicino al confine devono quindi prestare massima attenzione anche alle strutture parzialmente interrate per evitare costose sanzioni e ordini di demolizione.

Quando un’opera interrata è esentata dal rispetto delle distanze dal confine?
Un’opera è esentata dal rispetto delle distanze solo se è completamente realizzata nel sottosuolo e non sporge minimamente oltre il livello naturale del terreno.

Cosa succede se una costruzione sporge anche solo di pochi centimetri dal suolo?
Se l’opera sporge anche minimamente dal suolo ed è solida e stabile, viene considerata una costruzione a tutti gli effetti e deve rispettare le distanze legali.

I regolamenti comunali possono modificare la definizione di costruzione?
No, i regolamenti comunali non possono ridefinire cosa sia una costruzione, ma possono soltanto stabilire distanze minime superiori rispetto ai tre metri previsti dal codice civile.

Termini giuridici

Fondi finitimi
Terreni o proprietà confinanti o molto vicini tra loro.
Estradosso
La superficie esterna e superiore di una struttura ad arco o di un solaio.
Piano di campagna
Il livello naturale del terreno prima di qualsiasi scavo o intervento edilizio.
Cassa con rinvio
La decisione con cui la Cassazione annulla una sentenza e rimanda la causa a un altro giudice per un nuovo giudizio.
Manufatto
Qualsiasi opera o struttura costruita dall'uomo con materiali solidi.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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