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Diritto di prelazione nelle locazioni commerciali e usufrutto

Una società conduttrice di uno spazio per impianti di telecomunicazione invoca il diritto di prelazione nelle locazioni commerciali dopo che i proprietari hanno ceduto a terzi l’usufrutto dell’area. I giudici di merito respingono la richiesta, limitando la tutela alla sola vendita della piena proprietà. La Corte di Cassazione conferma questa interpretazione letterale, ma rileva una profonda contraddizione nel sistema. Negare la prelazione in caso di cessione di diritti reali minori crea una facile scorciatoia per aggirare la legge, danneggiando gli investimenti strategici nel settore. Per questo motivo, la Suprema Corte sospende il giudizio e solleva la questione di legittimità costituzionale. I giudici chiedono alla Consulta di valutare se tale vuoto normativo violi i principi di ragionevolezza e libera concorrenza sanciti dalla nostra Costituzione.

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Pubblicato il 16 aprile 2026 in Diritto Costituzionale, Giurisprudenza Civile

L’importanza del diritto di prelazione nelle locazioni commerciali

Il diritto di prelazione nelle locazioni commerciali rappresenta uno strumento fondamentale per tutelare gli investimenti degli imprenditori. Questa garanzia permette al conduttore di un immobile di avere la precedenza sull’acquisto qualora il proprietario decida di vendere il bene. La norma mira a proteggere la continuità aziendale e a salvaguardare il valore economico generato dall’attività svolta all’interno dei locali. Nel settore delle telecomunicazioni, questa tutela assume un’importanza ancora maggiore. Le aziende investono ingenti capitali per installare infrastrutture tecnologiche complesse, ottenere le necessarie autorizzazioni e garantire la copertura di rete sul territorio nazionale. La stabilità del rapporto di locazione risulta quindi essenziale per ammortizzare i costi e fornire un servizio di pubblica utilità alla collettività.

La vicenda: la cessione dell’usufrutto e le pretese del conduttore

Una recente controversia ha portato all’attenzione dei giudici un caso molto particolare. Una società operante nel settore delle telecomunicazioni aveva preso in affitto una piccola porzione di un lastrico solare per installare i propri apparati tecnologici. Durante la vigenza del contratto, i proprietari dell’immobile hanno deciso di cedere a una società terza un diritto di usufrutto ventennale sull’area locata. La società conduttrice ha immediatamente agito in giudizio per far valere il proprio diritto di prelazione e il conseguente diritto di riscatto. L’azienda sosteneva che la cessione dell’usufrutto, dietro il pagamento di un corrispettivo, dovesse essere equiparata a un trasferimento a titolo oneroso, facendo scattare le tutele previste dalla legge per i conduttori. I giudici di primo e secondo grado hanno però respinto questa interpretazione, affermando che la legge riserva la prelazione esclusivamente ai casi di vera e propria compravendita della piena proprietà.

I limiti attuali del diritto di prelazione nelle locazioni commerciali

La Corte di Cassazione ha esaminato attentamente il quadro normativo vigente. I giudici di legittimità hanno confermato l’orientamento consolidato secondo cui il diritto di prelazione nelle locazioni commerciali non si applica in via analogica o estensiva. La legge parla chiaramente di trasferimento a titolo oneroso dell’immobile, un’espressione che la giurisprudenza identifica in modo rigoroso con il solo contratto di compravendita. La costituzione di un diritto reale minore, come l’usufrutto o il diritto di superficie, rappresenta una fattispecie giuridica diversa. In questi casi, il proprietario non si spoglia definitivamente del bene, ma ne cede solo il godimento temporaneo. Di conseguenza, applicando alla lettera le norme attuali, il conduttore non ha alcun potere di bloccare l’operazione o di sostituirsi al terzo acquirente dell’usufrutto. Questa rigida interpretazione letterale, pur corretta dal punto di vista formale, ha fatto emergere una grave criticità nel sistema di tutela degli operatori economici.

Le motivazioni: il diritto di prelazione nelle locazioni commerciali al vaglio costituzionale

Le motivazioni: il diritto di prelazione nelle locazioni commerciali mostra evidenti profili di incostituzionalità nella sua formulazione attuale. La Suprema Corte ha evidenziato come l’esclusione dei diritti reali minori dalla disciplina della prelazione crei una disparità di trattamento irragionevole. Il legislatore ha voluto proteggere gli investimenti degli operatori di telecomunicazioni, ma ha lasciato aperta una pericolosa falla nel sistema. Un proprietario può facilmente aggirare il diritto del conduttore cedendo a un concorrente l’usufrutto dell’area. Questa dinamica permette a soggetti terzi di appropriarsi delle utilità derivanti dagli investimenti altrui senza aver sostenuto alcun costo di sviluppo. I giudici hanno rilevato un potenziale contrasto con l’articolo 3 della Costituzione, per la palese irragionevolezza di una norma che promette tutela ma ne impedisce l’applicazione pratica. Inoltre, emerge una violazione dell’articolo 41 della Costituzione, poiché questa lacuna normativa altera la libera concorrenza e danneggia lo sviluppo di infrastrutture strategiche per il Paese.

Le conclusioni: l’attesa per la pronuncia sul diritto di prelazione nelle locazioni commerciali

Le conclusioni: l’attesa per la pronuncia sul diritto di prelazione nelle locazioni commerciali segna uno snodo cruciale per il diritto immobiliare e societario. La Corte di Cassazione, non potendo modificare autonomamente la legge né applicarla in modo difforme dal suo tenore letterale, ha deciso di sospendere il giudizio. L’ordinanza ha rimesso gli atti alla Corte Costituzionale, chiedendo un intervento risolutivo. I giudici delle leggi dovranno stabilire se estendere le tutele previste per la compravendita anche agli atti costitutivi di diritti reali minori, come l’usufrutto. Una pronuncia additiva in tal senso cambierebbe radicalmente le dinamiche contrattuali, garantendo una protezione effettiva agli investimenti aziendali. Fino a quel momento, gli operatori del settore dovranno prestare la massima attenzione nella stesura dei contratti di locazione, inserendo clausole specifiche per prevenire operazioni elusive da parte dei proprietari immobiliari.

Condizioni per l’esercizio della prelazione commerciale
Il conduttore ha il diritto di essere preferito ad altri acquirenti esclusivamente se il proprietario decide di vendere la piena proprietà dell’immobile a titolo oneroso.

Effetti della cessione dell’usufrutto sul contratto di affitto
Attualmente la normativa e la giurisprudenza escludono che la cessione di diritti reali minori come l’usufrutto attivi il meccanismo di tutela e di riscatto a favore del conduttore.

Funzione della questione di legittimità costituzionale
Il giudice sospende il processo e chiede alla Corte Costituzionale di intervenire quando ritiene che l’applicazione rigorosa di una legge violi i principi fondamentali dello Stato.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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