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Diritti di segreteria: no se non si lavora in Comune

La Corte di Cassazione, con l’ordinanza n. 17790/2024, chiarisce che i diritti di segreteria non sono dovuti al segretario comunale quando è assegnato a compiti presso l’Agenzia nazionale, poiché tali emolumenti sono legati all’effettivo esercizio della funzione rogante nel Comune. Qualsiasi accordo individuale che riconosca tali diritti in assenza della funzione è da considerarsi nullo. La Corte ha quindi cassato la decisione d’appello che li aveva erroneamente riconosciuti.

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Pubblicato il 31 gennaio 2026 in Diritto del Lavoro, Giurisprudenza Civile, Procedura Civile

Diritti di Segreteria: Niente Compenso Senza Funzione Rogante

La Corte di Cassazione, con una recente ordinanza, è tornata a pronunciarsi su una questione cruciale per i segretari comunali: la spettanza dei diritti di segreteria quando il funzionario non presta servizio presso un ente locale ma è ‘utilizzato’ da strutture centrali. La decisione ribadisce un principio consolidato: questo specifico compenso è indissolubilmente legato all’effettivo svolgimento delle funzioni di ufficiale rogante, e non spetta in caso di assegnazione ad altri incarichi. Analizziamo insieme i dettagli di questa importante pronuncia.

I Fatti del Caso: un Segretario Comunale ‘Utilizzato’ dall’Agenzia

Il caso riguarda un segretario comunale che aveva richiesto al Ministero dell’Interno il pagamento di una cospicua somma a titolo di diritti di segreteria per il periodo in cui era stato assegnato all’Agenzia Autonoma per l’Albo dei Segretari Comunali. Durante questo periodo, il funzionario non svolgeva le tipiche mansioni notarili (rogito di contratti, ecc.) per un ente locale, ma era impiegato in compiti diversi presso l’Agenzia.

La Corte d’Appello di Napoli, in un primo momento, aveva dato ragione al segretario, accogliendo la sua domanda. La decisione si fondava su due pilastri: l’esistenza di una precedente transazione tra le parti e un’interpretazione estensiva della contrattazione collettiva, secondo cui al segretario ‘utilizzato’ spettava la retribuzione comprensiva dei diritti precedentemente percepiti.

L’Analisi della Cassazione e i diritti di segreteria

Il Ministero dell’Interno ha impugnato la decisione davanti alla Corte di Cassazione, sollevando diversi motivi di ricorso. La Suprema Corte ha accolto le doglianze del Ministero, cassando la sentenza d’appello e chiarendo in modo definitivo la questione.

Il Principio di Diritto sui Diritti di Segreteria

La Corte ha ribadito con forza un orientamento ormai consolidato. I diritti di segreteria non sono una componente fissa della retribuzione, ma un emolumento speciale la cui erogazione è subordinata a un presupposto fondamentale: l’effettivo esercizio della funzione di ufficiale rogante presso l’ente locale e la conseguente riscossione dei relativi diritti da parte di quest’ultimo.

Quando un segretario viene destinato ad altre funzioni, come quelle presso l’Agenzia o la Scuola superiore della pubblica amministrazione locale, questo presupposto viene a mancare. Di conseguenza, il diritto a percepire tale compenso cessa. La disciplina legale e la contrattazione collettiva (in particolare l’art. 48-bis del CCNL del 16 maggio 2001) non intendono garantire la totalità del trattamento economico precedente, ma solo quello fondamentale, escludendo le voci accessorie legate a funzioni non più esercitate.

La Nullità degli Accordi in Deroga

Un punto cruciale della decisione riguarda la validità di accordi individuali o transazioni che riconoscano tali diritti. La Cassazione ha affermato che nel pubblico impiego contrattualizzato, l’attribuzione dei trattamenti economici è riservata inderogabilmente alla contrattazione collettiva (art. 2, comma 3, D.Lgs. 165/2001).

Qualsiasi atto unilaterale della Pubblica Amministrazione, o accordo individuale, che riconosca un trattamento economico non previsto o in contrasto con la contrattazione collettiva è nullo per violazione di norma imperativa. Questo principio mira a garantire una gestione razionale delle risorse finanziarie pubbliche e a evitare disparità di trattamento.

Le Motivazioni della Sentenza

Le motivazioni della Corte Suprema si fondano su una ricostruzione sistematica della normativa. Il trattamento economico dei segretari comunali utilizzati presso l’Agenzia è disciplinato dalla contrattazione collettiva, la quale, a sua volta, presuppone la disciplina legale statale. Tale disciplina correla inequivocabilmente i diritti di segreteria all’esercizio effettivo della funzione rogante. Non è sufficiente che il segretario provenga dalla titolarità di una sede; è necessario che la funzione specifica che dà origine a quei diritti sia concretamente svolta.

La Corte ha inoltre chiarito un aspetto processuale importante: l’eccezione di ‘cosa giudicata’ (la presunta esistenza di una precedente sentenza definitiva sulla stessa questione) sollevata dal Ministero è stata dichiarata inammissibile. Questo perché, essendosi il giudicato formato prima della sentenza d’appello, l’eccezione andava sollevata in quella sede. In caso contrario, lo strumento corretto per far valere il contrasto tra sentenze è la revocazione, non il ricorso per cassazione.

Le Conclusioni

L’ordinanza in esame consolida un principio fondamentale nel diritto del lavoro pubblico: la retribuzione è strettamente legata alle funzioni effettivamente svolte. Le voci accessorie, come i diritti di segreteria, non possono essere considerate un diritto acquisito e slegato dalla prestazione che le giustifica. La decisione ha importanti implicazioni pratiche: rafforza il ruolo della contrattazione collettiva come fonte esclusiva della disciplina economica nel pubblico impiego e sancisce la nullità di qualsiasi accordo individuale che deroghi a tali previsioni, a tutela della corretta gestione delle finanze pubbliche e della parità di trattamento tra i dipendenti.

Un segretario comunale ha diritto ai ‘diritti di segreteria’ se viene assegnato a lavorare presso l’Agenzia nazionale invece che in un Comune?
No, la Corte di Cassazione ha stabilito che questi emolumenti sono strettamente legati all’effettivo esercizio della funzione di ufficiale rogante presso l’ente locale. Se tale funzione non viene svolta, come nel caso di utilizzo presso l’Agenzia, i diritti non spettano.

Un accordo transattivo tra la Pubblica Amministrazione e il dipendente può garantire un trattamento economico non previsto dalla contrattazione collettiva?
No, la Corte ha affermato che qualsiasi accordo, anche una transazione, che attribuisca trattamenti economici non conformi alla contrattazione collettiva è nullo per contrasto con norme imperative. La retribuzione nel pubblico impiego è rigorosamente determinata dalla contrattazione collettiva.

Cosa succede se un’eccezione di ‘cosa giudicata’ non viene sollevata nel giudizio di appello?
L’eccezione non può essere fatta valere per la prima volta in Cassazione. Se una sentenza d’appello è in contrasto con un precedente giudicato formatosi prima della sua emissione, lo strumento corretto per impugnarla è la revocazione (ai sensi dell’art. 395 c.p.c.), non il ricorso per cassazione.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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