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Dichiarazione inesatta assicurazione: quando si perde?

Un cliente si è visto negare l’indennizzo da una polizza assicurativa collegata a un finanziamento a causa di una dichiarazione inesatta sul suo stato di salute. La Corte d’Appello ha confermato la decisione di primo grado, stabilendo che l’omissione di una patologia preesistente (ipertensione) al momento della stipula ha reso la copertura assicurativa inefficace fin dall’inizio, annullando il diritto al risarcimento.

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Dichiarazione Inesatta Assicurazione: La Verità Paga Sempre

Quando si sottoscrive una polizza assicurativa, specialmente se legata a un finanziamento, la tentazione di minimizzare o omettere qualche dettaglio sul proprio stato di salute può sembrare innocua. Tuttavia, una recente sentenza della Corte d’Appello ci ricorda che una dichiarazione inesatta in un’assicurazione può avere conseguenze drastiche, portando alla perdita totale del diritto all’indennizzo. Analizziamo insieme questo caso per capire perché la trasparenza è fondamentale.

I Fatti del Caso

Un uomo stipula due contratti di finanziamento, ai quali è associata una polizza assicurativa a copertura del rischio di “perdite patrimoniali derivanti da insolvenza” in caso di perdita del lavoro. Anni dopo, viene riconosciuto “inabile permanente al lavoro” e collocato in pensione anticipata per invalidità. A questo punto, l’uomo si rivolge alla compagnia assicurativa per attivare la polizza e saldare il debito residuo con la banca.

Con sua sorpresa, la compagnia nega l’indennizzo. La motivazione? La preesistenza di una malattia (ipertensione arteriosa) non dichiarata al momento della firma del contratto. L’uomo decide di portare la questione in tribunale, ma il Giudice di primo grado dà ragione all’assicurazione. Non dandosi per vinto, presenta appello.

La Decisione della Corte d’Appello e l’Importanza della Dichiarazione

La Corte d’Appello ha rigettato l’appello, confermando in toto la sentenza di primo grado. I giudici hanno stabilito che la copertura assicurativa non era valida fin dall’origine a causa della dichiarazione inesatta assicurazione resa dall’appellante. La questione centrale non era se l’ipertensione fosse la causa diretta dell’invalidità, ma se l’assicurato possedesse i requisiti di “assicurabilità” al momento della stipula.

Le Clausole Contrattuali: Cosa si Intende per “Buona Salute”?

Il contratto definiva chiaramente le “persone assicurabili” come coloro che “godono di buona salute”. La nota informativa, parte integrante del contratto, specificava ulteriormente che non può essere considerato in buona salute un individuo che “soffre di una malattia cronica, e/o è soggetto a controlli medici periodici, e/o è soggetto a terapie e/o assume medicinali in modo continuativo”.

Le Motivazioni della Sentenza

La Corte ha basato la sua decisione su prove inconfutabili. La consulenza tecnica d’ufficio (CTU) svolta in primo grado aveva accertato che l’appellante soffriva di “ipertensione arteriosa” da circa 5-6 anni prima della stipula della polizza (avvenuta nel 2009) e che assumeva regolarmente farmaci per questa condizione. Di conseguenza, al momento della firma, non rientrava nella definizione contrattuale di persona in “buona salute”.

I giudici hanno sottolineato, citando la giurisprudenza della Corte di Cassazione, che l’assicurato ha l’obbligo di dichiarare qualsiasi situazione patologica già nota che possa aumentare il rischio per l’assicuratore. Il fatto che fosse in terapia farmacologica dimostrava in modo inequivocabile la sua consapevolezza della patologia.

La difesa dell’appellante, incentrata sull’incertezza del nesso causale tra l’ipertensione e la successiva invalidità, è stata ritenuta irrilevante. Il punto cruciale era la mancanza del requisito fondamentale dell’assicurabilità ab origine. Omettendo queste informazioni, l’assicurato ha reso una dichiarazione inesatta, violando l’articolo 1892 del Codice Civile e fornendo all’assicuratore il diritto di rifiutare il pagamento dell’indennizzo.

Le Conclusioni: Implicazioni Pratiche

Questa sentenza offre una lezione cruciale per chiunque sottoscriva una polizza assicurativa:
1. Massima Trasparenza: È essenziale dichiarare in modo completo e veritiero il proprio stato di salute e qualsiasi patologia preesistente, anche se ritenuta di lieve entità. Le omissioni, anche se non dolose, possono essere considerate reticenze con colpa grave.
2. Leggere Attentamente il Contratto: Le definizioni di “buona salute” e le esclusioni non sono mere formalità. Comprendere appieno queste clausole è fondamentale per sapere quali requisiti si devono possedere per essere assicurabili.
3. Il Rischio della Reticenza: La legge tutela le compagnie assicurative dalle dichiarazioni inesatte perché queste alterano la valutazione del rischio, che è l’elemento fondamentale del contratto assicurativo. Nascondere una condizione preesistente significa minare le fondamenta stesse della polizza, rendendola inefficace proprio nel momento del bisogno.

Cosa si intende per “buona salute” in un contratto di assicurazione?
Sulla base della sentenza, per “buona salute” si intende una condizione in cui una persona non soffre di malattie croniche, non è soggetta a controlli medici periodici e non assume farmaci o segue terapie in modo continuativo. È una definizione contrattuale che va oltre l’assenza di sintomi gravi.

Una patologia preesistente non dichiarata deve essere la causa diretta dell’evento assicurato per perdere l’indennizzo?
No. La Corte ha chiarito che la connessione tra la patologia non dichiarata e l’evento che ha causato il danno (in questo caso, l’invalidità) è irrilevante. La semplice omissione di una condizione che avrebbe inciso sulla valutazione del rischio da parte dell’assicuratore è sufficiente per invalidare la copertura fin dall’inizio.

Se non si è certi che una condizione sia una “malattia”, bisogna comunque dichiararla?
Sì. La sentenza, richiamando la giurisprudenza di legittimità, stabilisce che qualsiasi situazione patologica nota che aumenta il rischio deve essere dichiarata. Il fatto che l’assicurato fosse a conoscenza della propria condizione (ad esempio, perché assumeva farmaci) lo obbligava a informare la compagnia, a prescindere dalla classificazione formale della patologia.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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