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Conflitto di interessi nel concordato: creditore-debitore

La Corte di Cassazione esamina un caso di concordato preventivo in cui un creditore, che è anche il principale debitore della società proponente, ha votato contro il piano. L’ordinanza interlocutoria analizza il potenziale conflitto di interessi, poiché l’esito negativo del concordato e il conseguente fallimento avrebbero liberato il creditore dal suo debito. La Corte ha ritenuto la questione di tale rilevanza da rinviare la causa a una pubblica udienza per una decisione nomofilattica.

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Conflitto di interessi nel concordato: la Cassazione analizza il caso del creditore-debitore

L’ordinanza interlocutoria n. 18084/2024 della Corte di Cassazione affronta un’intricata questione di conflitto di interessi nell’ambito del concordato preventivo. Il caso solleva interrogativi fondamentali su quando il voto di un creditore possa essere considerato invalido perché mosso da un interesse personale contrastante con quello della massa creditoria, specialmente in una situazione peculiare in cui il creditore è anche il principale debitore della società in crisi.

I Fatti di Causa

La vicenda trae origine da un contratto di associazione in partecipazione tra due società. La società ‘A’, associante, si era impegnata a versare alla società ‘B’, associata, il 25% dei propri utili netti fino al 2029. Successivamente, la società ‘B’ entrava in una fase di crisi, interrompendo le proprie attività e avviando la liquidazione.

Di fronte a questa situazione, la società ‘A’ agiva su due fronti: da un lato, chiedeva la risoluzione del contratto e, dall’altro, otteneva un decreto ingiuntivo per un credito vantato verso ‘B’, sulla base del quale presentava istanza di fallimento.

Per evitare il fallimento, la società ‘B’ depositava una domanda di concordato preventivo. L’elemento cruciale del piano era rappresentato proprio dai crediti futuri che ‘B’ avrebbe maturato nei confronti di ‘A’ fino al 2029, in base al contratto di associazione. In sostanza, la principale risorsa per soddisfare i creditori era il debito della stessa società che ne aveva chiesto il fallimento.

La Decisione dei Giudici di Merito e il conflitto di interessi

Sia il Tribunale di Como che la Corte d’Appello di Milano respingevano l’opposizione della società ‘A’ all’omologazione del concordato. I giudici di merito hanno ravvisato un palese conflitto di interessi nella posizione di ‘A’.

Il suo voto negativo al piano non era volto a ottenere un miglior soddisfacimento del proprio credito, ma a provocare il fallimento di ‘B’. Il fallimento, infatti, avrebbe comportato la risoluzione del contratto di associazione in partecipazione, liberando ‘A’ dal suo ingente debito futuro. Questo interesse, egoistico e contrario a quello degli altri creditori (che sarebbero stati soddisfatti proprio grazie a quel debito), ha portato i giudici a neutralizzare il voto di ‘A’ ai fini del calcolo delle maggioranze.

Le Questioni Rimesse alla Corte di Cassazione

La società ‘A’ ha impugnato la decisione dinanzi alla Corte di Cassazione, sollevando due questioni di fondamentale importanza giuridica, definite dalla stessa Corte di ‘evidente rilievo nomofilattico’:

1. Configurabilità del conflitto di interessi: Si chiede di chiarire se un conflitto di interessi rilevante ai fini dell’esclusione dal voto si configuri solo quando l’interesse del creditore coincide con quello del debitore, o anche quando l’interesse di un singolo creditore si pone in contrasto con quello della massa degli altri creditori. Il caso specifico del creditore che è contestualmente debitore della principale posta attiva del concordato rappresenta un’ipotesi paradigmatica di questa seconda fattispecie.

2. Fattibilità vs. Convenienza del piano: Si domanda se i lunghi tempi di esecuzione del concordato (in questo caso, quasi dieci anni) attengano al profilo della ‘fattibilità’, che è oggetto di valutazione da parte del giudice, o a quello della ‘convenienza’, la cui valutazione è riservata esclusivamente ai creditori. La distinzione è cruciale per definire i limiti del controllo giudiziale sui piani concordatari.

Le Motivazioni

La Corte di Cassazione, con l’ordinanza interlocutoria, non decide nel merito, ma riconosce la complessità e la rilevanza delle questioni sollevate. Citando un precedente delle Sezioni Unite (sentenza n. 17186/2018), la Corte ribadisce che il conflitto di interessi non necessita di una previsione espressa per ogni singola ipotesi, ma può essere desunto dall’interpretazione della legge. È sufficiente che vi sia un contrasto tra l’interesse individuale di un soggetto e l’interesse comune della collettività (in questo caso, la massa dei creditori).

La Corte sottolinea come la situazione del creditore-debitore, il cui voto negativo mira a estinguere il proprio debito a danno degli altri creditori, rappresenti una questione meritevole di un approfondimento in pubblica udienza. Allo stesso modo, la questione sulla distinzione tra fattibilità e convenienza in relazione a piani di lunga durata necessita di un intervento chiarificatore per fornire una guida sicura agli operatori del diritto.

Le Conclusioni

In conclusione, la Corte di Cassazione ha deciso di rinviare la trattazione del ricorso a una pubblica udienza. Questa scelta procedurale evidenzia l’eccezionale importanza delle questioni legali sollevate. La futura sentenza fornirà principi di diritto fondamentali per definire i contorni del conflitto di interessi nelle procedure concorsuali e per tracciare una linea più netta tra il controllo giudiziale sulla fattibilità dei piani e l’autonomia decisionale dei creditori sulla loro convenienza, specialmente in contesti di ristrutturazioni aziendali a lungo termine.

Un creditore può essere escluso dal voto sul concordato per conflitto di interessi?
Sì, secondo l’orientamento dei giudici di merito confermato nell’ordinanza, un creditore può essere escluso dal calcolo delle maggioranze se si accerta che il suo voto è motivato da un interesse personale in conflitto con quello collettivo degli altri creditori, come nel caso in cui miri a far fallire il debitore per liberarsi di un proprio debito verso di esso.

Quando si configura un conflitto di interessi per un creditore nel concordato?
Un conflitto di interessi si configura quando l’interesse individuale di un creditore (ad esempio, liberarsi di un debito verso la società in concordato) contrasta con l’interesse comune della massa creditoria (che è quello di massimizzare il recupero dei crediti attraverso l’attivo disponibile, inclusi i crediti verso quel creditore).

La lunga durata di un piano di concordato è una questione di fattibilità o di convenienza?
Questa è una delle questioni che la Corte di Cassazione dovrà risolvere nella pubblica udienza. L’ordinanza interlocutoria non fornisce una risposta, ma riconosce che stabilire se i tempi lunghi di un piano attengano alla fattibilità (sindacabile dal giudice) o alla convenienza (riservata ai creditori) è una questione di grande importanza che richiede una decisione nomofilattica.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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