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Composizione Negoziata: quando non ferma il fallimento

La Corte di Cassazione ha stabilito che un’impresa non può accedere alla composizione negoziata della crisi se è ancora formalmente pendente una precedente domanda di concordato preventivo. Anche se l’impresa ha manifestato la volontà di rinunciare al concordato, la pendenza cessa solo con una pronuncia del tribunale. Di conseguenza, l’istanza di composizione negoziata è inammissibile e non può impedire la dichiarazione di fallimento. Il tribunale fallimentare ha il potere di valutare incidentalmente tale inammissibilità.

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Composizione Negoziata: Non Blocca il Fallimento se Pende un Concordato

Una recente sentenza della Corte di Cassazione ha chiarito un punto cruciale sui rapporti tra le diverse procedure di gestione della crisi d’impresa. La presentazione di un’istanza per la Composizione Negoziata non è sempre un’ancora di salvezza contro la dichiarazione di fallimento, specialmente se l’azienda ha già un’altra procedura in corso. La Suprema Corte ha stabilito che, se una domanda di concordato preventivo è ancora formalmente pendente, l’accesso alla composizione negoziata è precluso, rendendo la richiesta inammissibile e, di conseguenza, inefficace a bloccare la liquidazione giudiziale.

I Fatti di Causa

Il caso riguarda una società a responsabilità limitata che, trovandosi in difficoltà e con tre istanze di fallimento a suo carico, aveva inizialmente presentato una domanda di concordato preventivo con riserva. Successivamente, con l’entrata in vigore di nuove normative, la società ha deciso di cambiare strategia: ha rinunciato alla domanda di concordato e, il giorno dopo, ha presentato un’istanza per l’accesso alla Composizione Negoziata, chiedendo contestualmente l’applicazione delle misure protettive per bloccare le azioni dei creditori e la dichiarazione di fallimento.

Tuttavia, il Tribunale di primo grado ha dichiarato inammissibile la richiesta di conferma delle misure protettive e, poco dopo, ha dichiarato improcedibile la domanda di concordato e contestualmente dichiarato il fallimento della società. La Corte d’Appello ha confermato questa decisione, sostenendo che l’istanza di composizione negoziata era stata presentata quando la procedura di concordato era ancora legalmente pendente, violando così un presupposto normativo fondamentale.

La Composizione Negoziata e i suoi limiti

La normativa sulla crisi d’impresa prevede che l’istanza per la nomina dell’esperto nella Composizione Negoziata, se corredata dalla richiesta di misure protettive e pubblicata nel Registro delle Imprese, impedisce la pronuncia della sentenza di fallimento. Questo strumento stragiudiziale è pensato per favorire il risanamento dell’impresa fuori dalle aule di tribunale.

Tuttavia, la legge pone una condizione ostativa precisa: non si può presentare tale istanza se è già pendente una domanda di accesso a uno strumento di risoluzione giudiziale della crisi, come il concordato preventivo. Lo scopo di questa norma è di evitare l’abuso degli strumenti processuali e garantire una scelta chiara e definitiva da parte del debitore tra percorso giudiziale e stragiudiziale.

La Pendenza Formale del Concordato Preventivo

Il punto centrale della controversia era stabilire quando una procedura di concordato preventivo possa considerarsi effettivamente conclusa. Secondo la società ricorrente, la sua rinuncia alla domanda era sufficiente a far cessare la pendenza. La Corte di Cassazione, richiamando la sua giurisprudenza consolidata, ha invece chiarito che la pendenza della procedura concordataria non cessa con la semplice dichiarazione di rinuncia del debitore, ma solo con la pronuncia giudiziale di improcedibilità da parte del tribunale. Fino a quel momento, la procedura è a tutti gli effetti “pendente” e impedisce l’accesso a strumenti alternativi come la Composizione Negoziata.

Le Motivazioni

La Suprema Corte ha spiegato che il tribunale investito della domanda di fallimento ha il pieno potere e dovere di valutare, in via incidentale (incidenter tantum), la sussistenza di tutti i presupposti processuali. Tra questi rientra anche la verifica dell’ammissibilità dell’istanza di composizione negoziata presentata dal debitore come scudo contro il fallimento.

Nel caso specifico, al momento della presentazione dell’istanza per la composizione, la precedente domanda di concordato non era ancora stata dichiarata improcedibile dal giudice. Pertanto, la procedura era ancora pendente, rendendo inammissibile ab initio la nuova istanza. Questa inammissibilità ha privato la domanda di composizione negoziata del suo effetto protettivo, lasciando la via libera alla dichiarazione di fallimento, dato che i presupposti di insolvenza erano presenti.

Le Conclusioni

La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, enunciando il seguente principio di diritto: spetta al tribunale investito della domanda di fallimento valutare, ai fini della pronuncia, l’inammissibilità dell’istanza di composizione negoziata se questa è stata depositata in pendenza di una domanda di concordato preventivo. La sentenza sottolinea l’importanza di una gestione ordinata e non sovrapposta delle procedure di crisi, confermando che la scelta tra un percorso giudiziale e uno stragiudiziale deve essere netta e rispettosa dei vincoli procedurali imposti dalla legge. Per le imprese, ciò significa pianificare attentamente la strategia di risanamento, poiché un errore procedurale può vanificare gli sforzi e condurre direttamente al fallimento.

È possibile avviare una composizione negoziata se è ancora pendente una domanda di concordato preventivo?
No, la legge prevede che la pendenza di una domanda di accesso a uno strumento giudiziale di risoluzione della crisi, come il concordato preventivo, costituisce un fatto ostativo alla presentazione dell’istanza di composizione negoziata.

La semplice rinuncia alla domanda di concordato preventivo è sufficiente per poter accedere alla composizione negoziata?
No, secondo la giurisprudenza costante, la pendenza della procedura di concordato cessa solo con la pronuncia giudiziale di improcedibilità da parte del tribunale, non con la mera dichiarazione di rinuncia del debitore.

Il tribunale del fallimento può valutare l’ammissibilità di una domanda di composizione negoziata presentata dal debitore?
Sì, il tribunale investito della domanda di fallimento ha il potere e il dovere di valutare, in via incidentale, se l’istanza di composizione negoziata è ammissibile e se, di conseguenza, può produrre l’effetto di bloccare la dichiarazione di fallimento.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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