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Comportamento scorretto PA: risarcimento e giurisdizione

Una società ha citato in giudizio un’amministrazione regionale per danni derivanti da un grave ritardo nel rilascio di un’autorizzazione per un impianto idroelettrico. Tale ritardo, causato da un comportamento scorretto della PA, ha impedito alla società di accedere a incentivi pubblici, rendendo il progetto economicamente svantaggioso. La Corte di Cassazione, con questa ordinanza, ha stabilito che la domanda di risarcimento basata sulla violazione dei principi di buona fede e legittimo affidamento, e non sulla legittimità dell’atto amministrativo finale, rientra nella giurisdizione del Giudice Ordinario.

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Pubblicato il 17 febbraio 2026 in Diritto Civile, Giurisprudenza Civile, Procedura Civile

Comportamento Scorretto PA: Risarcimento e Giurisdizione Ordinaria

Quando la Pubblica Amministrazione agisce in modo scorretto durante un procedimento, causando un danno a un privato, a chi spetta giudicare? La recente ordinanza delle Sezioni Unite della Cassazione chiarisce un punto fondamentale: se la richiesta di risarcimento si fonda sulla violazione della buona fede e del legittimo affidamento, la giurisdizione appartiene al Giudice Ordinario. Analizziamo questo importante caso che distingue nettamente tra la contestazione di un atto e quella di un comportamento scorretto della PA.

I Fatti del Caso: Un Progetto Idroelettrico Arenato nella Burocrazia

Una società, dopo aver ottenuto una concessione per l’uso di acque pubbliche, avvia l’iter per ottenere l’Autorizzazione Unica regionale necessaria a costruire e gestire un impianto idroelettrico. La legge prevede per questo procedimento un termine acceleratorio di 180 giorni. Tuttavia, il percorso si rivela un’odissea burocratica che dura ben quattro anni.

L’impresa lamenta che l’amministrazione regionale ha tenuto una condotta contraria ai principi di prudenza, correttezza e leale collaborazione. Richieste di pareri superflui, inutili integrazioni documentali e una generale gestione irrazionale del procedimento hanno causato il ritardo decisivo. Nel frattempo, la normativa sugli incentivi pubblici per le energie rinnovabili è cambiata in senso peggiorativo. Quando l’autorizzazione viene finalmente rilasciata, il progetto, identico a quello che si sarebbe potuto approvare anni prima, non è più economicamente sostenibile per la perdita dei più vantaggiosi incentivi. La società decide quindi di citare in giudizio l’amministrazione per ottenere il risarcimento del danno.

La Questione di Giurisdizione: Giudice Ordinario o Amministrativo?

Di fronte al Tribunale civile, l’amministrazione regionale si difende eccependo il difetto di giurisdizione. Secondo la sua tesi, la controversia riguarderebbe l’esercizio di un potere amministrativo (il rilascio di un’autorizzazione) e il danno da ritardo nella conclusione del procedimento. Pertanto, la competenza sarebbe del Giudice Amministrativo.

La società, invece, sostiene che la sua richiesta non verte sulla legittimità o l’illegittimità del provvedimento finale, né sul mero ritardo, ma sulla violazione, da parte dell’ente pubblico, delle norme generali di correttezza e buona fede che devono governare i rapporti con i privati. La domanda si basa sulla rottura del ‘legittimo affidamento’ che l’impresa aveva riposto nella corretta e tempestiva conclusione dell’iter, configurando un comportamento scorretto della PA che genera responsabilità civile.

Le Motivazioni della Corte di Cassazione sul comportamento scorretto PA

Le Sezioni Unite della Corte di Cassazione accolgono la tesi della società e dichiarano la giurisdizione del Giudice Ordinario. Il ragionamento della Corte è cruciale per comprendere i confini tra le due giurisdizioni.

La Corte chiarisce che la giurisdizione si determina sulla base della causa petendi in senso sostanziale, ovvero della natura intrinseca della posizione giuridica fatta valere. In questo caso, la società non chiede l’annullamento di alcun atto amministrativo, né contesta la validità del provvedimento finale. Piuttosto, stigmatizza la condotta tenuta dall’amministrazione durante l’intera fase procedimentale, definendola ‘incongrua’, ‘gravemente lesiva’ e ‘palesemente irrazionale’.

Il fulcro della domanda è la violazione del principio di affidamento, che attiene alle norme generali dell’ordinamento civile (come la buona fede e la correttezza). Queste regole, sottolinea la Corte, operano su un piano distinto rispetto a quelle sulla legittimità degli atti amministrativi. L’amministrazione, anche quando esercita un potere pubblico, è tenuta a rispettare questi obblighi di protezione nei confronti del privato. La loro violazione può far sorgere una responsabilità da ‘comportamento scorretto’ del tutto autonoma.

Il danno lamentato non deriva direttamente da un provvedimento illegittimo, ma dalla rottura della ‘fiducia’ che il privato ripone nella correttezza dell’agire amministrativo. Si tratta di una responsabilità che nasce dal ‘contatto’ tra amministrazione e cittadino, una relazione che impone doveri di comportamento la cui violazione è sindacabile dal giudice dei rapporti tra privati: il Giudice Ordinario.

Le Conclusioni: Quando l’Agire della PA si Valuta in Sede Civile

L’ordinanza stabilisce un principio di grande importanza pratica: ogni volta che un privato chiede un risarcimento non perché un atto amministrativo è illegittimo, ma perché il comportamento scorretto della PA durante l’iter ha violato il suo legittimo affidamento e i doveri di correttezza e buona fede, la giurisdizione spetta al Giudice Ordinario. L’amministrazione non gode di alcuna immunità rispetto alle regole generali del vivere civile e può essere chiamata a rispondere dei suoi comportamenti scorretti in sede civile, esattamente come qualsiasi altro soggetto dell’ordinamento.

A quale giudice ci si deve rivolgere se la Pubblica Amministrazione causa un danno per un comportamento scorretto in un procedimento?
Secondo questa ordinanza, se la domanda di risarcimento si basa sulla violazione dei principi generali di correttezza, buona fede e legittimo affidamento (e non sulla legittimità dell’atto finale), la giurisdizione è del Giudice Ordinario.

Qual è la differenza tra contestare un provvedimento e contestare un comportamento scorretto della PA?
Contestare un provvedimento significa metterne in discussione la validità e la legittimità secondo le norme del diritto amministrativo, azione tipica della giurisdizione amministrativa (TAR). Contestare un comportamento scorretto, invece, significa lamentare la violazione da parte della PA delle regole generali di correttezza e lealtà, che generano una responsabilità civile da ‘contatto sociale’, di competenza del Giudice Ordinario.

La Pubblica Amministrazione è sempre tenuta a rispettare le regole di buona fede e correttezza come un privato?
Sì. La Corte di Cassazione afferma che l’Amministrazione, anche nello svolgimento della sua attività autoritativa, è tenuta a rispettare, oltre alle norme di diritto pubblico, anche le norme generali dell’ordinamento civile che impongono di agire con lealtà e correttezza. La violazione di queste norme può generare una responsabilità da comportamento scorretto.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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