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Compenso per espropriazione: i nuovi parametri

Un professionista ha impugnato la liquidazione del suo compenso per una perizia di stima in una procedura di espropriazione, contestando sia l’autorità della società concessionaria a liquidare, sia i criteri di calcolo utilizzati. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, confermando la legittimazione della società in quanto autorità espropriante delegata e stabilendo che, a seguito dell’abolizione delle tariffe professionali, il compenso per espropriazione deve essere calcolato secondo i parametri del D.M. 140/2012 e non più con le vecchie tariffe. Il criterio a vacazioni è stato ritenuto solo residuale.

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Compenso per espropriazione: la Cassazione detta le nuove regole

La determinazione del corretto compenso per espropriazione spettante ai professionisti incaricati delle perizie di stima è un tema cruciale, specialmente dopo l’abolizione delle tariffe professionali. Una recente ordinanza della Corte di Cassazione ha fornito chiarimenti fondamentali, delineando i criteri di calcolo applicabili e precisando chi sia il soggetto tenuto alla liquidazione in caso di delega delle procedure espropriative. Analizziamo insieme questa importante decisione per comprenderne le implicazioni pratiche per ingegneri, architetti e altri tecnici.

I Fatti del Caso

La vicenda nasce dall’opposizione di un ingegnere contro un provvedimento di liquidazione del proprio compenso. Il professionista era stato nominato componente tecnico di un collegio per la stima di beni immobili nell’ambito di una procedura espropriativa finalizzata alla costruzione di un ospedale. La liquidazione era stata effettuata da una società concessionaria, a cui la Regione aveva delegato le operazioni di espropriazione.

L’ingegnere contestava due punti principali:
1. Il difetto di legittimazione della società concessionaria a liquidare il compenso, sostenendo che tale compito spettasse esclusivamente all’ente pubblico, ovvero la Regione.
2. Il criterio di calcolo utilizzato, ritenuto errato, e la richiesta di un compenso calcolato “a vacazioni”, ovvero in base al tempo impiegato, e non in percentuale sul valore dei beni.

La Corte d’Appello aveva respinto le sue richieste, spingendo il professionista a ricorrere in Cassazione.

La Decisione della Corte di Cassazione

La Suprema Corte ha dichiarato inammissibili i motivi relativi alla legittimazione della società e ha respinto nel merito quelli riguardanti i criteri di calcolo, confermando di fatto la decisione della Corte d’Appello. La decisione si basa su un’analisi puntuale della normativa post-riforma delle professioni.

Le Motivazioni della Decisione

La Corte di Cassazione ha articolato il suo ragionamento su tre assi principali.

Sulla Legittimazione della Società Concessionaria

I giudici hanno ritenuto inammissibili i motivi con cui il professionista contestava il potere della società concessionaria di liquidare le spese. La Corte ha evidenziato come la qualità di “autorità espropriante” della società, derivante dalla delega ricevuta dalla Regione, fosse già stata accertata nel giudizio di merito. Tale statuizione, non essendo stata specificamente impugnata nei modi corretti, era passata in “giudicato interno”, rendendo la questione non più discutibile in sede di legittimità. Di conseguenza, è stato confermato che la società, in qualità di promotrice e autorità espropriante delegata, aveva il pieno diritto di procedere alla liquidazione del compenso.

Sul Criterio di Calcolo del Compenso per Espropriazione

Questo è il cuore della pronuncia. La Corte ha smontato la tesi del ricorrente, che invocava l’applicazione delle vecchie tariffe professionali o, in subordine, il calcolo a vacazioni. I giudici hanno chiarito che il quadro normativo di riferimento è radicalmente cambiato con l’entrata in vigore del D.L. n. 1 del 2012, che ha abrogato le tariffe professionali.

Di conseguenza, la normativa corretta da applicare al caso di specie, conclusosi nel 2013, non era più la vecchia tariffa per ingegneri e architetti, ma il D.M. n. 140 del 2012. Questo decreto ministeriale ha introdotto specifici parametri per la liquidazione dei compensi professionali da parte degli organi giurisdizionali, applicabili anche in via analogica in contesti come quello in esame.

Inoltre, la Corte ha ribadito che il criterio del compenso per espropriazione basato sul valore del bene è la regola generale. La liquidazione “a vacazioni” rappresenta un criterio puramente residuale, da utilizzare solo quando sia oggettivamente impossibile determinare il valore dei beni oggetto di stima, circostanza non verificatasi nel caso specifico.

Sulla Ripartizione delle Spese Legali

Infine, la Cassazione ha respinto anche il motivo relativo alla condanna al pagamento delle spese di lite. Ha ricordato che la valutazione sull’opportunità di compensare le spese, anche in caso di soccombenza reciproca parziale, rientra nel potere discrezionale del giudice di merito e non è sindacabile in sede di legittimità, a meno che non venga violato il principio per cui la parte interamente vittoriosa non può essere condannata alle spese.

Conclusioni

L’ordinanza offre due importanti insegnamenti pratici:
1. Legittimazione del Concessionario: Quando un ente pubblico delega le funzioni di espropriazione a un soggetto privato (concessionario), quest’ultimo acquisisce la qualifica di autorità espropriante e, con essa, il potere e il dovere di liquidare le spese tecniche, incluso il compenso dei periti.
2. Criteri di Calcolo Post-Riforma: Per gli incarichi professionali conclusi dopo l’abrogazione delle tariffe, il riferimento per il calcolo del compenso non sono più le vecchie tabelle (come il D.M. 04/04/2001), ma i parametri stabiliti dai decreti ministeriali successivi, come il D.M. 140/2012. Il calcolo basato sul tempo impiegato (“a vacazioni”) è un’eccezione applicabile solo in casi limitati.

Chi è responsabile della liquidazione del compenso del perito in un’espropriazione delegata a un privato?
La responsabilità ricade sul soggetto delegato (es. una società concessionaria), che acquisisce la qualità di autorità espropriante e, di conseguenza, il potere di liquidare le spese di perizia, come stabilito dall’art. 27 del d.P.R. 327/2001.

Come si calcola il compenso per una perizia di stima dopo l’abolizione delle tariffe professionali?
Il compenso non va più calcolato in base alle vecchie tariffe (es. D.M. 4/4/2001), abrogate dal D.L. n. 1 del 2012. Si devono invece applicare i parametri stabiliti dai successivi decreti ministeriali, come il D.M. n. 140 del 2012, per gli incarichi conclusi dopo la sua entrata in vigore.

È possibile chiedere che il compenso sia calcolato a tempo (“a vacazioni”) invece che in percentuale sul valore del bene?
No, di regola. La Corte di Cassazione ha chiarito che il calcolo a vacazioni è un criterio residuale, applicabile solo qualora sia impossibile determinare il valore del bene stimato. Il criterio principale rimane quello basato su una percentuale del valore dell’immobile.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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