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Compenso liquidatore fallimento: limiti al raddoppio

Un professionista ha richiesto l’ammissione al passivo per il compenso liquidatore fallimento e per attività di consulenza. La Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso, confermando che i pagamenti già ricevuti durante la procedura assorbivano le nuove richieste, trattandosi di un unico rapporto gestionale senza contratti aggiuntivi formalizzati.

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Compenso liquidatore fallimento: quando il doppio incarico non paga

Il riconoscimento del compenso liquidatore fallimento è un tema centrale nelle procedure concorsuali, specialmente quando un professionista riveste più ruoli contemporaneamente. Una recente ordinanza della Corte di Cassazione fa chiarezza sulla possibilità di richiedere pagamenti aggiuntivi per attività professionali che si sovrappongono alla gestione societaria ordinaria.

Il caso analizzato riguarda un ingegnere che, dopo aver svolto la funzione di legale rappresentante e liquidatore volontario durante un concordato preventivo poi sfociato in fallimento, ha richiesto somme ulteriori per consulenze tecniche prestate nello stesso periodo. La Suprema Corte ha però confermato un principio fondamentale: la remunerazione già percepita può essere onnicomprensiva.

La natura del compenso liquidatore fallimento

Nelle fasi di crisi d’impresa, spesso i vertici aziendali continuano a prestare la propria opera sotto la supervisione degli organi giudiziari. Tuttavia, il diritto al compenso liquidatore fallimento non è automatico se l’attività prestata rientra in un unico alveo gestionale. Se un professionista riceve già somme ingenti per la propria funzione di amministratore o liquidatore, queste possono essere considerate assorbenti rispetto ad altre prestazioni di natura tecnica.

Il tribunale di merito, confermato dalla Cassazione, ha evidenziato che la distinzione tra mandato gestorio e incarico professionale era, nel caso specifico, puramente formale. Non è stato possibile individuare una separazione netta tra l’attività tecnica e quella di natura gestionale, rendendo le richieste economiche una indebita duplicazione di compensi.

Quando il compenso liquidatore fallimento è assorbito

Un elemento decisivo per il rigetto della domanda è stata la mancanza di una formalizzazione contrattuale specifica per le consulenze extra. La legge prevede che le parti possano determinare liberamente i compensi, ma in assenza di un accordo scritto o di una delibera degli organi della procedura che preveda un compenso aggiuntivo, si presume che l’attività sia ricompresa nell’incarico principale.

La Corte ha inoltre applicato la sanzione per responsabilità aggravata. Presentare un ricorso palesemente infondato, cercando di ottenere un riesame dei fatti già ampiamente accertati, costituisce un abuso dello strumento processuale che viene punito severamente.

le motivazioni

I giudici di legittimità hanno fondato la decisione sul fatto che il ricorrente avesse già percepito somme superiori ai 100.000 euro per l’attività svolta quale procuratore della società. Tali importi sono stati ritenuti sufficienti a coprire anche le indennità richieste per la carica di liquidatore volontario e per le consulenze tecniche svolte nel triennio successivo. La Corte ha stabilito che, in presenza di un unico rapporto gestionale, non è ammessa la duplicazione dei pagamenti. Inoltre, il rigetto è stato motivato dalla mancata prova di un incarico professionale formalmente distinto e dalla natura generica delle contestazioni sollevate nel ricorso.

le conclusioni

In conclusione, la Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso, condannando il professionista al pagamento delle spese legali e a una sanzione pecuniaria per responsabilità aggravata. Il provvedimento ribadisce che la chiarezza contrattuale e la distinzione degli incarichi sono requisiti essenziali per chi opera nelle procedure di crisi. La pretesa di ottenere compensi multipli per attività sovrapponibili, senza un preventivo avallo formale del Tribunale o del Commissario, espone il professionista al rischio di non vedere riconosciuto alcun credito aggiuntivo e di subire pesanti sanzioni processuali.

È possibile ottenere un doppio compenso per incarichi gestori e professionali sovrapponibili?
No, se le attività svolte rientrano in un unico rapporto gestionale e i pagamenti già ricevuti sono ritenuti assorbenti rispetto alle nuove richieste di ammissione al passivo.

Cosa succede se l’attività di consulenza per un fallimento non viene formalizzata?
In mancanza di un contratto specifico o di una previsione di compenso aggiuntivo approvata dagli organi della procedura, la richiesta di pagamento può essere rigettata per carenza di prova del credito.

Quando scatta la condanna per responsabilità aggravata in Cassazione?
La condanna avviene quando il ricorso viene presentato con malafede o colpa grave, ovvero quando è palesemente infondato o mira a un inammissibile riesame dei fatti di merito.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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