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Clausola rischio cambio: quando è valida nei leasing

La Corte di Cassazione, con l’ordinanza n. 29530/2024, ha stabilito la validità di una clausola rischio cambio inserita in un contratto di leasing immobiliare. Ribaltando la decisione della Corte d’Appello, i giudici supremi hanno chiarito che il giudizio di ‘meritevolezza’ di una clausola atipica non deve riguardare la sua convenienza economica o la sua chiarezza, ma lo scopo perseguito dalle parti. Pertanto, una clausola che alloca il rischio di fluttuazione del cambio tra le parti è legittima e non costituisce uno strumento finanziario derivato implicito.

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Clausola Rischio Cambio: La Cassazione Sancisce la Validità nei Contratti di Leasing

Un recente provvedimento della Corte di Cassazione, l’ordinanza n. 29530 del 2024, ha fornito un chiarimento fondamentale sulla validità dei contratti finanziari complessi, in particolare per quanto riguarda la clausola rischio cambio nei contratti di leasing. La Corte ha stabilito che la valutazione di ‘meritevolezza’ di una clausola non deve basarsi sulla sua convenienza o chiarezza, ma sullo scopo perseguito dalle parti, rafforzando così il principio dell’autonomia contrattuale.

I Fatti di Causa

Una società utilizzatrice aveva stipulato un contratto di leasing immobiliare con una società finanziaria. Il contratto prevedeva un piano di rimborso complesso, con canoni indicizzati sia al tasso LIBOR su Franco Svizzero (CHF) sia al rapporto di cambio tra euro e franco svizzero. L’utilizzatore contestava la validità di tali clausole, sostenendo che fossero indeterminate e non meritevoli di tutela, portando la questione in tribunale.

Le Decisioni dei Giudici di Merito

In primo grado, il Tribunale aveva dato parzialmente ragione all’utilizzatore, dichiarando la nullità di una clausola di indicizzazione. Successivamente, la Corte d’Appello aveva riformato la decisione, ritenendo valida la clausola sul tasso d’interesse ma dichiarando nulla la clausola rischio cambio per difetto di ‘meritevolezza’ ai sensi dell’art. 1322 c.c. Secondo i giudici d’appello, la clausola era eccessivamente astrusa e speculativa, non rispondendo a un’effettiva necessità del contratto di leasing.

## L’Analisi della Cassazione sulla Clausola Rischio Cambio

La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso della società finanziaria, ribaltando la sentenza d’appello sulla questione della meritevolezza. Richiamando un importante principio enunciato dalle Sezioni Unite (sent. n. 5657/2023), la Suprema Corte ha chiarito che il giudizio di ‘immeritevolezza’ non può riguardare:

* La convenienza economica dell’accordo.
* La sua chiarezza espositiva.
* La sua aleatorietà, ovvero il livello di rischio assunto.

Il controllo deve invece concentrarsi esclusivamente sullo scopo perseguito dalle parti. Se le parti hanno concordato di regolare i propri rapporti economici allocando tra loro il rischio derivante dalle fluttuazioni del cambio, questo scopo è di per sé lecito e meritevole di tutela. La clausola, pertanto, non è una pattuizione autonoma e speculativa, ma una modalità di determinazione del costo del finanziamento, pienamente legittima.

## La Questione della Trasparenza e Determinatezza del Tasso

La Cassazione ha anche rigettato il ricorso principale dell’utilizzatore, che lamentava la mancanza di trasparenza e la presunta indeterminatezza del tasso di interesse basato sul LIBOR. La Corte ha ribadito che un tasso è ‘determinabile’ anche quando fa riferimento a parametri esterni al contratto (determinazione per relationem), a condizione che tali parametri siano oggettivi, pubblicamente accessibili e non dipendano dalla volontà unilaterale della banca. Il LIBOR, essendo un tasso interbancario calcolato giornalmente e di pubblico dominio, soddisfa pienamente questi requisiti.

le motivazioni

La motivazione centrale della Corte di Cassazione si fonda sul principio di autonomia contrattuale. I giudici hanno specificato che l’art. 1322 c.c. non conferisce al giudice il potere di sindacare l’equilibrio economico del contratto o di proteggere una parte da un cattivo affare. Il ruolo del giudice è verificare che lo scopo pratico dell’accordo non sia contrario a norme imperative, ordine pubblico o buon costume. Nel caso di specie, la clausola rischio cambio non era altro che l’espressione della volontà delle parti di legare il costo del finanziamento a una valuta estera per beneficiare, potenzialmente, di un tasso di interesse inferiore, accettandone il rischio di cambio correlato. Questo schema causale è stato ritenuto pienamente lecito e coerente con la natura del contratto di leasing finanziario. La Corte ha inoltre escluso che tale clausola potesse essere qualificata come uno ‘strumento finanziario derivato’ implicito, poiché la sua funzione era intrinsecamente legata all’operazione di finanziamento principale e non aveva una finalità speculativa autonoma.

le conclusioni

Questa ordinanza rappresenta un punto fermo per gli operatori del settore finanziario e per le imprese. Le conclusioni principali sono due:

1. Validità delle clausole complesse: Le clausole che regolano rischi finanziari, come la clausola rischio cambio, sono legittime se riflettono un accordo consapevole tra le parti per allocare tali rischi, indipendentemente dalla loro complessità o convenienza.
2. Limiti al sindacato di meritevolezza: Il controllo giudiziale sulla meritevolezza degli interessi perseguiti non può trasformarsi in un giudizio di equità o di convenienza economica del contratto. La libertà delle parti di determinare il contenuto del contratto, anche assumendosi rischi significativi, è un pilastro del nostro ordinamento che viene qui riaffermato.

Una clausola di rischio cambio in un contratto di leasing è valida?
Sì, secondo la Corte di Cassazione è valida. Tale clausola rappresenta una legittima modalità con cui le parti decidono di allocare il rischio finanziario legato alle fluttuazioni del cambio, e non è di per sé immeritevole di tutela.

Il giudizio di ‘meritevolezza’ di una clausola contrattuale può basarsi sulla sua complessità o convenienza economica?
No. La Corte ha chiarito che il giudizio di meritevolezza, ai sensi dell’art. 1322 c.c., deve riguardare lo scopo perseguito dalle parti e non la convenienza, la chiarezza o l’aleatorietà della clausola.

Un tasso di interesse è ‘determinabile’ anche se il suo valore esatto non è scritto nel contratto ma fa riferimento a un indice esterno come il LIBOR?
Sì, è considerato determinabile. La legge consente la determinazione del tasso per relationem, a condizione che il parametro esterno sia oggettivo, pubblicamente conoscibile e non dipendente dalla volontà di una delle parti, come nel caso del tasso LIBOR.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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