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Clausola penale leasing: la Cassazione decide

La Corte di Cassazione, con l’ordinanza n. 18063/2024, ha rigettato il ricorso dell’erede di un fideiussore contro una società bancaria. La Corte ha stabilito che la clausola penale in un contratto di leasing traslativo, anteriore alla riforma del 2017, non è nulla ma può essere equamente ridotta dal giudice. Ha inoltre confermato la validità della rinuncia preventiva alla tutela ex art. 1957 c.c. da parte del fideiussore, chiarendo che tale clausola non necessita di approvazione specifica. L’ordinanza affronta anche questioni procedurali sulla competenza territoriale e sui vizi di motivazione, dichiarando i relativi motivi inammissibili.

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Clausola Penale Leasing: La Cassazione Fa Chiarezza su Validità e Riduzione

Una recente ordinanza della Corte di Cassazione ha affrontato temi cruciali in materia di contratti bancari, specificamente per quanto riguarda la clausola penale leasing e la garanzia fideiussoria. La decisione offre importanti spunti sulla validità delle pattuizioni contrattuali e sui poteri del giudice in caso di inadempimento, specialmente per i contratti stipulati prima della riforma del 2017. Analizziamo insieme i dettagli di questa pronuncia.

I Fatti del Caso

La vicenda trae origine dall’opposizione a un decreto ingiuntivo, promossa dal garante di un contratto di leasing. Il garante contestava la pretesa della società concedente, eccependo in via preliminare l’incompetenza territoriale del tribunale adito e, nel merito, l’estinzione della fideiussione e la nullità della clausola risolutiva del contratto di leasing.

Sia il Tribunale di primo grado che la Corte d’Appello hanno respinto le doglianze del garante, confermando la validità del decreto ingiuntivo. Di conseguenza, l’erede del garante ha proposto ricorso per cassazione, affidandosi a quattro motivi principali: la violazione delle norme sulla competenza territoriale, l’errata applicazione della norma sull’estinzione della fideiussione (art. 1957 c.c.), la nullità della clausola penale per violazione di norma imperativa (art. 1526 c.c.) e un vizio di motivazione relativo a presunti errori di calcolo.

La Decisione della Corte di Cassazione

La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso in parte inammissibile e in parte infondato, rigettandolo integralmente. La decisione si basa su principi giurisprudenziali consolidati, riaffermando l’orientamento della Corte su ciascuno dei punti sollevati.

Le motivazioni: Incompetenza e Fideiussione

Per quanto riguarda il primo motivo, relativo all’incompetenza territoriale, la Corte lo ha ritenuto inammissibile. I giudici hanno sottolineato che il ricorrente non aveva adeguatamente contestato la ratio decidendi della sentenza d’appello, la quale aveva correttamente individuato il foro competente nel luogo di esecuzione dell’obbligazione garantita, in linea con un orientamento consolidato.

Anche il secondo motivo, sull’estinzione della fideiussione ai sensi dell’art. 1957 c.c., è stato dichiarato inammissibile. La Cassazione ha ribadito un principio fondamentale: la tutela prevista da questa norma, che impone al creditore di agire tempestivamente contro il debitore principale, può essere oggetto di rinuncia preventiva da parte del fideiussore. Tale rinuncia, inserita nel contratto di garanzia, non è considerata una clausola vessatoria ai sensi dell’art. 1341 c.c. e, pertanto, non richiede una specifica approvazione per iscritto. Si tratta di una pattuizione rimessa alla disponibilità delle parti, che non viola principi di ordine pubblico.

Le motivazioni sulla clausola penale leasing

Il cuore della controversia risiedeva nel terzo motivo, che denunciava la nullità della clausola penale leasing. Il ricorrente sosteneva che la clausola, che prevedeva la risoluzione del contratto e il diritto della concedente di trattenere le rate pagate, violasse la norma imperativa dell’art. 1526 c.c.

La Corte di Cassazione ha giudicato il motivo infondato, offrendo una chiara interpretazione della disciplina applicabile ai contratti di leasing traslativo conclusi prima dell’entrata in vigore della L. 124/2017. Secondo la Corte, a tali contratti si applica in via analogica l’art. 1526 c.c. Tuttavia, questa norma non comporta la nullità della clausola penale, bensì attribuisce al giudice un potere di riduzione secondo equità. Il giudice può, cioè, ridurre l’importo della penale se la ritiene ‘manifestamente eccessiva’, al fine di bilanciare il vantaggio del contraente adempiente con la posizione dell’inadempiente, senza però dichiarare nulla la pattuizione.

Le motivazioni sul vizio di motivazione

Infine, il quarto motivo è stato giudicato inammissibile e infondato. La Corte ha rilevato che il ricorrente invocava un vizio di ‘motivazione insufficiente’, non più previsto dall’ordinamento. Inoltre, il ricorso non rispettava i requisiti procedurali per contestare una decisione in ‘doppia conforme’, non dimostrando la diversità delle ragioni di fatto tra la sentenza di primo grado e quella d’appello. Nel merito, la Corte ha specificato che il valore da detrarre dal credito della concedente non è quello di mercato del bene al momento della restituzione, ma quello effettivamente incassato dalla sua ricollocazione.

Le conclusioni: Implicazioni pratiche della sentenza

Questa ordinanza consolida importanti principi in materia di contratti di leasing e fideiussione. In primo luogo, conferma la piena legittimità delle clausole di rinuncia alla tutela ex art. 1957 c.c. nei contratti di garanzia. In secondo luogo, chiarisce definitivamente che, per i contratti di leasing risolti prima della riforma del 2017, la clausola penale leasing non è nulla, ma soggetta al potere correttivo del giudice, che può ridurla per ristabilire l’equità tra le parti. Infine, ribadisce l’importanza del rigore processuale nella formulazione dei motivi di ricorso per cassazione, pena l’inammissibilità.

È valida la clausola con cui un fideiussore rinuncia preventivamente alla protezione dell’art. 1957 del codice civile?
Sì, la Corte di Cassazione ha confermato che la decadenza del creditore prevista da tale articolo può essere oggetto di rinuncia preventiva da parte del fideiussore. Tale pattuizione è rimessa alla disponibilità delle parti, non viola principi di ordine pubblico e non rientra tra le clausole particolarmente onerose che necessitano di specifica approvazione scritta.

In un contratto di leasing traslativo risolto prima della legge 124/2017, una clausola penale è automaticamente nulla?
No. Secondo la Corte, l’applicazione analogica dell’art. 1526 c.c. non comporta la nullità della clausola penale. Conferisce invece al giudice il potere di ridurre l’ammontare della penale qualora risulti manifestamente eccessiva, al fine di contemperare secondo equità gli interessi delle parti.

Dopo la risoluzione di un contratto di leasing, quale valore del bene deve essere considerato per il calcolo finale?
La sentenza chiarisce che il valore da detrarre dal credito della società concedente non è il valore di mercato del bene al momento della sua restituzione, bensì il prezzo effettivamente incassato a seguito della vendita o ricollocazione del bene stesso.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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