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Clausola penale: escluso l’obbligo di diligenza

In un caso di locazione commerciale, la Corte di Cassazione ha stabilito un principio fondamentale sulla clausola penale. Un locatore, pur avendo ottenuto un’ordinanza di sfratto, non aveva avviato l’esecuzione. Il Tribunale aveva negato il suo diritto al risarcimento per ritardata consegna, invocando una mancanza di diligenza. La Cassazione ha ribaltato la decisione, affermando che il creditore non è tenuto a intraprendere azioni legali per mitigare il danno. Soprattutto, ha chiarito che la presenza di una clausola penale nel contratto rende inapplicabile la norma sul concorso di colpa del creditore, poiché la penale è dovuta per il solo fatto dell’inadempimento.

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Clausola Penale e Locazioni: il creditore non deve ‘inseguire’ il debitore

L’inserimento di una clausola penale in un contratto di locazione ha implicazioni significative, soprattutto quando il conduttore non restituisce l’immobile. Con la recente Ordinanza n. 31767/2023, la Corte di Cassazione ha chiarito che il locatore non perde il diritto al risarcimento previsto dalla penale, anche se non agisce con un’esecuzione forzata per recuperare il bene. Analizziamo questa importante decisione.

I fatti del caso

Un locatore aveva citato in giudizio il Fallimento di una società sua ex conduttrice, chiedendo di essere ammesso al passivo per i crediti derivanti dalla mancata restituzione di un immobile commerciale. Tali crediti includevano sia un’indennità per l’occupazione illegittima sia l’importo previsto da una clausola penale contrattuale per il ritardo nel rilascio.

Il Tribunale aveva respinto la richiesta del locatore. La motivazione si basava sul fatto che il locatore, pur avendo ottenuto un’ordinanza di sfratto anni prima, non aveva mai intrapreso alcuna azione esecutiva per rientrare in possesso dell’immobile. Questo comportamento, secondo il giudice di merito, dimostrava una condotta contraria a buona fede e una sostanziale ‘tolleranza’ verso l’occupazione, configurando una violazione del dovere di diligenza del creditore di cui all’art. 1227 del codice civile, che impone di non aggravare il danno.

La decisione della Cassazione sulla clausola penale

La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del locatore, cassando la decisione del Tribunale e affermando due principi di diritto fondamentali che rafforzano la tutela del creditore in questi contesti.

Le motivazioni

La Corte ha smontato la tesi del Tribunale con due argomentazioni principali.

L’irrilevanza dell’inerzia del creditore (Art. 1227 c.c.)

In primo luogo, la Cassazione ha ribadito un principio consolidato: l’ordinaria diligenza richiesta al creditore per evitare l’aggravarsi del danno (art. 1227, comma 2, c.c.) non si spinge fino a imporgli l’obbligo di intraprendere un’azione giudiziaria, sia essa di cognizione o esecutiva. Il locatore, avendo già un titolo che accertava il suo diritto al rilascio, non era tenuto a sostenere ulteriori costi e oneri di un’esecuzione forzata. La responsabilità del danno derivante dalla mancata restituzione ricade interamente sul debitore inadempiente, ovvero l’ex conduttore che continua a occupare l’immobile senza titolo.

La funzione determinante della clausola penale

Il secondo e più decisivo punto riguarda proprio la natura della clausola penale. La Corte ha sottolineato che la pattuizione di una penale per il ritardo ha una funzione di liquidazione preventiva e forfettaria del danno. Questo significa che la sua operatività è svincolata dalla prova concreta del pregiudizio subito dal creditore.

Di conseguenza, la disciplina sul concorso di colpa del creditore (art. 1227 c.c.), che serve a determinare l’ammontare del danno risarcibile, diventa inapplicabile. La clausola penale ha una funzione eminentemente sanzionatoria: scatta per il solo fatto oggettivo dell’inadempimento del debitore all’obbligo di restituzione. Il comportamento del creditore, anche se apparentemente ‘inerte’, non può quindi incidere sul suo diritto a pretendere quanto pattuito nella penale.

Le conclusioni

Questa ordinanza della Corte di Cassazione offre un’importante tutela ai locatori e, più in generale, a tutti i creditori. Viene stabilito con chiarezza che chi subisce un inadempimento non è tenuto a intraprendere costose azioni legali per limitare i danni causati dalla controparte. Soprattutto, il provvedimento valorizza la funzione della clausola penale come strumento di certezza e sanzione, rendendola esigibile a prescindere da eventuali valutazioni sulla diligenza del creditore. La responsabilità per il ritardo rimane saldamente in capo al debitore inadempiente.

Il locatore che ha ottenuto uno sfratto deve obbligatoriamente avviare l’esecuzione forzata per poter chiedere i danni per ritardata consegna?
No. La Corte di Cassazione ha chiarito che l’ordinaria diligenza richiesta al creditore dall’art. 1227 c.c. non include l’obbligo di intraprendere un’azione giudiziaria o esecutiva per ottenere il rilascio dell’immobile.

La presenza di una clausola penale nel contratto di locazione incide sul dovere del locatore di limitare i danni?
Sì, in modo decisivo. La Corte ha stabilito che la pattuizione di una clausola penale esclude l’applicabilità della norma sul concorso colposo del creditore (art. 1227, secondo comma, c.c.), poiché la penale è dovuta per la sola inadempienza del debitore, a prescindere dalla prova e dall’entità del danno effettivo.

Il comportamento ‘inerte’ del creditore può essere considerato un abuso del diritto?
No. Secondo la sentenza, il creditore che si limita a chiedere quanto gli spetta per legge a ristoro del pregiudizio derivante dall’illegittima occupazione dell’immobile non sta abusando di alcun diritto, ma sta semplicemente esercitando le sue facoltà.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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