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Clausola fideiussoria nulla: la Cassazione decide

Una banca ha ottenuto un’ingiunzione di pagamento contro una società cooperativa e i suoi garanti per un finanziamento non rimborsato. I garanti si sono appellati in Cassazione, sostenendo che una clausola fideiussoria nulla nel loro contratto avrebbe dovuto liberarli dall’obbligo. La Suprema Corte ha respinto il ricorso, chiarendo che tale nullità è solo parziale e che i ricorrenti non avevano sollevato e provato i fatti necessari nei gradi di merito per far valere la loro tesi. La decisione sottolinea l’importanza degli oneri di allegazione e prova nel processo civile.

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Clausola Fideiussoria Nulla: Non Basta per Liberare il Garante

Una recente ordinanza della Corte di Cassazione ha ribadito un principio fondamentale in materia di garanzie bancarie: la presenza di una clausola fideiussoria nulla non comporta automaticamente la liberazione del garante. La decisione evidenzia come la nullità sia, di regola, parziale e sottolinea l’importanza cruciale di sollevare correttamente le proprie difese nei primi gradi di giudizio. Analizziamo insieme questa importante pronuncia per capire le sue implicazioni pratiche.

I Fatti di Causa: Dal Finanziamento all’Appello in Cassazione

Il caso trae origine da un contratto di finanziamento a medio-lungo termine stipulato nel 2004 tra una società cooperativa e un istituto di credito. Il finanziamento, destinato alla realizzazione di una struttura alberghiera, era assistito da garanzie personali (fideiussioni) prestate da dodici soggetti. A seguito dell’inadempimento della società debitrice nel pagamento delle rate di preammortamento, la banca agiva per il recupero del credito, ottenendo un decreto ingiuntivo sia contro la società che contro i garanti.

Questi ultimi proponevano opposizione, ma sia il Tribunale che la Corte d’Appello confermavano la loro condanna al pagamento. I garanti decidevano quindi di ricorrere per Cassazione, lamentando, tra le altre cose, la nullità delle fideiussioni prestate.

La questione della clausola fideiussoria nulla in Cassazione

Il fulcro del ricorso in Cassazione si concentrava su due motivi principali. Il secondo, in particolare, assumeva grande rilevanza. I ricorrenti sostenevano la nullità totale delle garanzie perché contenenti clausole identiche a quelle censurate dal provvedimento della Banca d’Italia n. 55 del 2005, in quanto contrarie alla normativa antitrust. Nello specifico, si contestava la validità della clausola di deroga all’art. 1957 del Codice Civile, che impone al creditore di agire contro il debitore principale entro sei mesi dalla scadenza dell’obbligazione, pena la decadenza dal diritto verso il fideiussore.

Secondo i garanti, la nullità di tale clausola avrebbe dovuto comportare la loro completa liberazione, poiché la banca non aveva rispettato il termine semestrale. Inoltre, lamentavano che la Corte d’Appello non avesse considerato la loro possibile qualifica di ‘consumatori’, con le relative tutele.

La Decisione della Suprema Corte: Nullità Parziale e Onere di Allegazione

La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, dichiarando i motivi in parte inammissibili e in parte infondati. La decisione si fonda su principi procedurali e sostanziali di grande importanza.

In primo luogo, la Corte ha ribadito che, secondo l’orientamento consolidato delle Sezioni Unite (sent. n. 41994/2021), la violazione della normativa antitrust comporta una nullità parziale, limitata alle singole clausole illecite, e non la nullità dell’intero contratto di fideiussione. La garanzia, quindi, rimane valida, ma privata delle clausole abusive.

In secondo luogo, e questo è il punto cruciale, i giudici hanno dichiarato inammissibili le censure per un vizio procedurale: i ricorrenti non avevano specificato né provato di aver sollevato tali questioni (la qualifica di consumatore e, soprattutto, l’effettivo decorso del termine di sei mesi ex art. 1957 c.c.) nei precedenti gradi di merito. La Corte ha ricordato che, sebbene la nullità possa essere rilevata d’ufficio in ogni stato e grado del processo, ciò deve avvenire ‘ex actis’, cioè sulla base dei fatti già allegati e provati nel corso del giudizio. Non è possibile introdurre per la prima volta in Cassazione elementi fattuali nuovi per fondare un’eccezione di nullità.

le motivazioni

La Corte Suprema ha fondato la sua decisione su un rigoroso ragionamento giuridico. Ha ritenuto il primo motivo di ricorso inammissibile perché i ricorrenti non avevano contestato tutte le ‘rationes decidendi’ autonome su cui si basava la sentenza d’appello. La Corte di merito aveva infatti distinto tra l’obbligo di completare l’opera finanziata (per cui erano state concesse proroghe) e l’obbligo di pagare le rate di preammortamento, che era stato violato. Omettendo di censurare quest’ultima argomentazione, il motivo di ricorso è risultato inefficace.

Per quanto riguarda il secondo motivo, quello sulla clausola fideiussoria nulla, la Corte ha applicato il principio di specificità dei motivi di ricorso (art. 366 c.p.c.). I ricorrenti hanno dedotto la nullità della deroga all’art. 1957 c.c., ma hanno omesso di indicare se, dove e quando, nei gradi di merito, avessero allegato il fatto costitutivo della loro eccezione: ovvero che la banca avesse agito oltre il termine di decadenza di sei mesi. Il rilievo d’ufficio della nullità, ha spiegato la Corte, non può prescindere dall’onere della parte di introdurre nel processo i fatti su cui tale nullità si fonda. Poiché questi fatti non risultavano dagli atti del processo di merito, la questione non poteva essere esaminata in sede di legittimità.

le conclusioni

L’ordinanza in esame offre importanti spunti di riflessione per chi presta una garanzia personale. La presenza di una clausola nulla, anche se derivante da intese anticoncorrenziali, non è sufficiente a invalidare l’intera fideiussione. La nullità è generalmente parziale e per potersene avvalere in giudizio è indispensabile non solo eccepire la nullità della clausola, ma anche allegare e dimostrare fin dal primo grado tutti i fatti concreti che ne conseguono. In questo caso, i garanti avrebbero dovuto provare che la banca aveva effettivamente tardato ad agire. La mancanza di questa allegazione processuale si è rivelata fatale, rendendo il loro ricorso inammissibile e confermando la loro condanna al pagamento.

La nullità di una clausola in un contratto di fideiussione rende nullo l’intero contratto?
No, secondo la giurisprudenza consolidata della Corte di Cassazione, la nullità di singole clausole per violazione della normativa antitrust comporta una nullità parziale, limitata alle sole clausole illecite. L’intero contratto di fideiussione rimane valido ed efficace, a meno che la parte interessata non dimostri che quelle clausole erano essenziali per la conclusione del contratto.

Perché la Cassazione ha dichiarato inammissibile il motivo di ricorso sulla clausola fideiussoria nulla?
La Corte lo ha dichiarato inammissibile perché i ricorrenti non hanno rispettato l’onere di specificità. Non hanno indicato se e dove, nei precedenti gradi di giudizio, avessero allegato e provato i fatti concreti necessari per far valere la loro eccezione (in particolare, che la banca avesse agito contro il debitore principale oltre il termine di decadenza di sei mesi previsto dall’art. 1957 c.c.).

Un garante (fideiussore) può essere considerato un ‘consumatore’ secondo questa ordinanza?
L’ordinanza non decide nel merito la questione. Tuttavia, dichiara inammissibile la doglianza perché i ricorrenti non hanno specificato se, dove e quando tale questione fosse stata sollevata e trattata nel giudizio di merito. Ciò implica che per far valere la qualifica di consumatore, è necessario introdurre l’argomento fin dalle prime fasi del processo.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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