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Clausola di deroga alla competenza: la Cassazione decide

La Corte di Cassazione, con l’ordinanza n. 30681/2023, ha esaminato la validità di una clausola di deroga alla competenza territoriale inserita in un contratto quadro bancario. La controversia nasceva dalla richiesta di due società di dichiarare nulli alcuni contratti con un istituto di credito. La Corte ha stabilito che tale clausola può estendere la sua efficacia anche a rapporti contrattuali precedenti e già conclusi, a condizione che da essi residui una posizione debitoria. Inoltre, ha chiarito che l’asimmetria della clausola, che offre alla banca maggiori opzioni di scelta del foro rispetto al cliente, non ne determina la nullità né costituisce un abuso del diritto, confermando la competenza del foro convenzionale indicato nel contratto.

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Clausola di Deroga alla Competenza: Guida Pratica all’Ordinanza della Cassazione

L’individuazione del giudice competente a decidere una controversia è un aspetto cruciale in qualsiasi rapporto contrattuale, specialmente nel settore bancario. La clausola di deroga alla competenza territoriale è uno strumento che permette alle parti di scegliere preventivamente il foro a cui rivolgersi in caso di dispute. Con l’ordinanza in commento, la Corte di Cassazione offre importanti chiarimenti sulla sua validità, estensione e sui limiti della sua applicazione, anche in presenza di clausole apparentemente squilibrate tra banca e cliente.

I Fatti del Caso: Contratti Bancari e la Questione della Competenza

Due società, una in qualità di debitrice principale e l’altra come fideiussore, citavano in giudizio un importante istituto di credito dinanzi al Tribunale di Vicenza. L’obiettivo era ottenere la dichiarazione di nullità di diversi contratti di prestito d’uso d’oro e di un contratto di conto corrente, lamentando l’indeterminatezza delle condizioni economiche e altre presunte illegittimità. La banca, costituendosi in giudizio, sollevava un’eccezione preliminare di incompetenza territoriale, basandosi su una clausola specifica contenuta in un accordo quadro sottoscritto dalle parti nel 2016.

L’Eccezione della Banca e la Decisione del Tribunale

L’istituto di credito sosteneva che, in base all’accordo quadro del 2016, la competenza esclusiva per le controversie relative ai rapporti intrattenuti presso le filiali del Veneto spettasse al Tribunale di Verona (o, in alternativa, a quello di Roma). Il Tribunale di Vicenza accoglieva l’eccezione, dichiarando la propria incompetenza. A fondamento della sua decisione, il giudice di primo grado rilevava che la clausola si applicava non solo ai contratti successivi al 2016, ma anche a quelli stipulati in precedenza, incluso un contratto del 2001 formalmente estinto nel 2012, poiché da esso residuava ancora una posizione debitoria. Le società ricorrevano quindi in Cassazione tramite regolamento di competenza, contestando la decisione su più fronti.

L’Analisi della Cassazione sulla Clausola di Deroga alla Competenza

La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando la competenza del Tribunale di Verona. L’analisi della Corte si è concentrata su alcuni punti chiave relativi alla clausola di deroga alla competenza.

Applicabilità ai Rapporti Pregressi

Le ricorrenti sostenevano che l’accordo del 2016 non potesse applicarsi a un contratto del 2001, chiuso nel 2012. La Cassazione, esaminando direttamente il testo dell’accordo quadro, ha concluso che la volontà delle parti era quella di estenderne l’ambito applicativo a “tutti i rapporti” e a “ogni altra simile operazione che sia già in essere”. La clausola includeva esplicitamente le “operazioni non completamente rientrate secondo i termini contrattuali vigenti”. Poiché dal contratto del 2001 residuava una posizione debitoria, la Corte ha ritenuto che tale rapporto rientrasse a pieno titolo nella definizione, rendendo applicabile la nuova clausola sulla competenza.

Validità della Clausola Asimmetrica

Un altro motivo di doglianza riguardava la presunta nullità della clausola per indeterminatezza e per l’abuso del potere contrattuale della banca. La clausola, infatti, prevedeva fori esclusivi per le azioni promosse dal cliente (Verona o Roma), ma lasciava alla banca un’ampia facoltà di scelta, inclusi tutti i fori previsti dalla legge. La Cassazione ha chiarito che questa asimmetria non comporta la nullità della clausola. L’autonomia contrattuale permette alle parti di stabilire un regime differenziato, purché il patto si riferisca ad affari determinati, come nel caso di specie. Non è necessario che la clausola imponga a entrambi i contraenti l’osservanza del medesimo foro.

Esclusione dell’Abuso del Diritto

Le società lamentavano una violazione dei principi di correttezza e buona fede, sostenendo che la clausola rendesse più difficoltoso l’accesso alla giustizia per il cliente. La Corte ha ribadito che, sebbene la violazione di tali principi possa costituire fonte di responsabilità risarcitoria, non inficia di per sé la validità del contenuto del contratto, a meno che non si configuri una specifica causa di nullità o annullabilità prevista dalla legge. Inoltre, essendo le società delle imprenditrici e non delle consumatrici, non era applicabile la più stringente tutela prevista dal Codice del Consumo per le clausole vessatorie.

Requisiti dell’Eccezione di Incompetenza

Infine, la Corte ha respinto le censure procedurali. Ha precisato che la parte che eccepisce l’incompetenza sulla base di un foro convenzionale esclusivo non è tenuta a contestare tutti gli altri fori alternativi previsti dalla legge, poiché la pattuizione di un foro esclusivo ha proprio l’effetto di eliminare il concorso con i fori legali.

Le Motivazioni

La decisione della Corte di Cassazione si fonda sul principio dell’autonomia negoziale e sulla necessità di un’interpretazione chiara e letterale delle clausole contrattuali. L’ordinanza sottolinea che, per derogare alla competenza territoriale, è sufficiente una dichiarazione espressa ed univoca, come quella contenuta nell’accordo quadro del 2016. La natura “omnicomprensiva” della clausola e il riferimento esplicito a operazioni pendenti o non del tutto “rientrate” sono stati elementi decisivi per estenderne l’efficacia anche a rapporti passati. La Corte ha inoltre rafforzato un orientamento consolidato secondo cui la disciplina consumeristica non si applica ai contratti stipulati da soggetti che agiscono nell’ambito della propria attività imprenditoriale o professionale.

Le Conclusioni

Questa pronuncia offre preziose indicazioni pratiche per operatori e imprese. In primo luogo, conferma che un accordo quadro può modificare la competenza territoriale anche per rapporti pregressi se la sua formulazione è sufficientemente ampia e chiara. In secondo luogo, legittima le clausole “asimmetriche” sulla scelta del foro nei contratti tra imprese e banche, escludendo che ciò costituisca di per sé un abuso del diritto sanzionabile con l’inefficacia. Per le imprese, ciò significa prestare la massima attenzione nella fase di negoziazione e sottoscrizione dei contratti bancari, poiché le clausole sulla competenza, una volta accettate, sono pienamente vincolanti e difficilmente contestabili in seguito.

Una clausola di deroga alla competenza contenuta in un nuovo contratto quadro può applicarsi a rapporti precedenti, anche se già estinti?
Sì, secondo la Corte, se il nuovo accordo ha una portata “omnicomprensiva” e include esplicitamente le “operazioni non completamente rientrate”, come un rapporto formalmente chiuso da cui però residua una posizione debitoria. La pendenza del debito è sufficiente per attrarre il vecchio rapporto sotto la nuova clausola.

Una clausola che stabilisce fori esclusivi per il cliente ma lascia libera scelta alla banca è nulla per indeterminatezza o abuso del diritto?
No. La Corte ha stabilito che tale asimmetria non rende la clausola nulla. Le parti, nell’esercizio della loro autonomia contrattuale, possono prevedere un regime differenziato. La nullità non interviene a meno che non si violino norme specifiche, e i principi di correttezza e buona fede, pur potendo essere fonte di responsabilità, non inficiano di per sé la validità del contratto tra professionisti.

Quando si eccepisce l’incompetenza basata su una clausola che prevede un foro esclusivo, è necessario contestare tutti gli altri fori previsti dalla legge?
No. La parte che eccepisce l’incompetenza territoriale invocando un foro convenzionale esclusivo non è tenuta a contestare ulteriormente tutti i fori alternativi previsti dalla legge. La pattuizione di un foro esclusivo ha proprio l’effetto di eliminare il concorso degli altri fori legali, che diventano quindi inoperanti.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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