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Clausola compromissoria nulla: la Cassazione riafferma il giudice ordinario

Un gruppo di soci ha citato in giudizio una socia per mancato pagamento di spese e per chiederne l’esclusione. La socia ha invocato una clausola compromissoria nello statuto, che prevedeva l’arbitrato. Il Tribunale di primo grado ha rimesso la causa agli arbitri. La Corte di Cassazione ha invece dichiarato nulla la clausola compromissoria, poiché conferiva ai soci il potere di nominare gli arbitri, violando il principio di imparzialità. La controversia deve quindi essere decisa dal giudice ordinario, riaffermando la competenza del Tribunale.

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Pubblicato il 4 settembre 2026 in Diritto Societario, Giurisprudenza Civile

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Riferimento Ordinanza di Cassazione Civile Sez. 6 Num. 22764 Anno 2022 (Cass. civ. sez. 6 n. 22764/2022)

La validità della clausola compromissoria: un caso di competenza arbitrale

Nel diritto societario, la gestione delle controversie tra soci è complessa. Gli statuti aziendali spesso includono una clausola compromissoria, un accordo per risolvere le dispute tramite arbitrato anziché in tribunale. Ma cosa accade se questa clausola non garantisce l’imparzialità? Una recente ordinanza della Corte di Cassazione ha chiarito un punto cruciale sulla validità di tali previsioni, riaffermando la necessità di terzietà degli arbitri. Questa decisione offre spunti significativi per comprendere i limiti della competenza arbitrale e la tutela del diritto a un giudice imparziale.

La vicenda: soci contro socia per spese e esclusione

Un gruppo di soci ha citato in giudizio una socia per il mancato pagamento di spese relative a un bene sociale e per chiederne l’esclusione. La socia si è difesa invocando una clausola compromissoria nello statuto, che prevedeva l’arbitrato per le dispute tra soci. Il Tribunale di primo grado ha accolto l’eccezione, ritenendo la propria incompetenza e rimettendo la causa agli arbitri. Questa decisione ha spinto la socia a ricorrere in Cassazione per un regolamento di competenza.

La clausola compromissoria e la nomina degli arbitri

Il nodo centrale era la validità della clausola compromissoria. Questa prevedeva che la nomina dell’arbitro unico fosse fatta dagli stessi soci. La legge impone requisiti precisi per le clausole compromissorie nelle società, in particolare per assicurare l’imparzialità del giudicante. L’articolo 34, comma 2, del decreto legislativo n. 5 del 2003, stabilisce che la clausola deve indicare numero e modalità di nomina degli arbitri, e deve sempre attribuire il potere di nomina a un soggetto esterno alla società. Questa norma mira a garantire che l’organo giudicante sia terzo e imparziale.

Il principio di imparzialità e la clausola compromissoria

L’imparzialità è un principio cardine di ogni sistema giudiziario. La Cassazione ha ribadito che la nullità di una clausola compromissoria che viola questo principio è rilevabile d’ufficio. Questo perché la norma tutela un interesse di ordine pubblico, assicurando un processo davanti a un organo giudicante terzo e imparziale, come previsto dalla Costituzione. La scelta di ricorrere all’arbitrato non è illimitata. Esistono materie non arbitrabili e clausole compromissorie invalide per la loro formulazione. La Corte ha evidenziato che la competenza arbitrale non è a completa disposizione delle parti, ma è soggetta a limiti legali per salvaguardare principi superiori.

Le motivazioni della Corte sulla clausola compromissoria

La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso della socia, ritenendo fondato il motivo sulla nullità della clausola compromissoria. I giudici hanno chiarito che l’articolo 38, comma 2, c.p.c., sull’accordo di competenza per territorio, non si applica all’arbitrato. La competenza arbitrale non è assimilabile a quella per territorio derogabile. La nullità della clausola compromissoria, che consentiva ai soci di nominare gli arbitri, deriva dalla violazione dell’articolo 34, comma 2, d.lgs. n. 5/2003. Questa norma garantisce l’imparzialità della decisione. Se la nomina degli arbitri è interna alla società, manca la terzietà essenziale per un giudizio equo. Pertanto, la controversia non è arbitrabile e la competenza spetta inderogabilmente al giudice ordinario.

Le conclusioni: il giudice ordinario competente

In conclusione, la Corte di Cassazione ha dichiarato nulla la clausola compromissoria contenuta nello statuto della società. Ciò significa che la disputa tra i soci non può essere risolta da arbitri, ma deve essere trattata dal giudice ordinario. La Corte ha affermato la competenza del Tribunale di primo grado, al quale le parti dovranno ora riassumere la causa entro i termini di legge. Questa decisione rafforza il principio di giustizia amministrata da un organo terzo e imparziale. Anche scegliendo l’arbitrato, le parti devono rispettare le garanzie procedurali, specialmente quelle sulla nomina degli arbitri.

Cos’è una clausola compromissoria?
È un accordo tra le parti che stabilisce di risolvere eventuali controversie future non davanti a un giudice, ma tramite un arbitrato, cioè affidando la decisione a uno o più arbitri.

Perché la clausola compromissoria in questo caso è stata dichiarata nulla?
È stata dichiarata nulla perché prevedeva che i soci stessi potessero nominare gli arbitri. La legge richiede che la nomina degli arbitri sia affidata a un soggetto estraneo alla società per garantire imparzialità e terzietà.

Qual è la conseguenza pratica di questa decisione?
La conseguenza è che la controversia non può essere risolta tramite arbitrato, ma deve essere decisa dal giudice ordinario. Il Tribunale di primo grado, inizialmente ritenutosi incompetente, è ora competente a esaminare il caso.

Termini giuridici

Clausola compromissoria
È un accordo tra le parti che stabilisce di risolvere eventuali controversie future non davanti a un giudice, ma tramite un arbitrato, affidando la decisione a uno o più arbitri.
Regolamento di competenza
È una procedura legale che serve a stabilire quale giudice o tribunale sia competente a decidere una determinata causa.
Nullità sopravvenuta
Indica un'invalidità che si manifesta o viene riconosciuta dopo la creazione di un atto giuridico, rendendolo inefficace fin dall'inizio.
Arbitrato
È un metodo di risoluzione delle controversie alternativo al ricorso in tribunale, in cui le parti affidano la decisione a uno o più soggetti privati, gli arbitri.
Ordine pubblico
Rappresenta l'insieme dei principi fondamentali e inderogabili dell'ordinamento giuridico, che non possono essere modificati dalla volontà delle parti.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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