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Clausola claims made: il professionista perde contro l’assicurazione

Un professionista ha chiesto alla propria compagnia assicurativa l’indennizzo per un errore professionale commesso durante la validità della polizza. La compagnia ha rifiutato il pagamento poiché la richiesta di risarcimento era stata presentata anni dopo la scadenza del contratto, violando la Clausola claims made pattuita. Il professionista ha contestato la validità di tale clausola, ritenendola una decadenza illegittima poiché dipendente dalla volontà del terzo danneggiato. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del professionista, confermando la piena validità della Clausola claims made. I giudici hanno chiarito che questa clausola non limita un diritto già acquisito, ma definisce l’oggetto stesso del rischio assicurato. Di conseguenza, il professionista perde la causa e deve pagare le spese processuali.

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Pubblicato il 19 luglio 2026 in Giurisprudenza Civile

La validità della Clausola claims made nelle polizze professionali

La tutela assicurativa dei professionisti rappresenta un tema centrale per la gestione del rischio legato all’attività lavorativa quotidiana. Molti contratti di assicurazione contengono oggi la Clausola claims made, una formula che limita la copertura assicurativa alle sole richieste di risarcimento presentate per la prima volta durante il periodo di validità della polizza. Questa struttura contrattuale genera spesso dubbi e contenziosi tra gli assicurati e le compagnie. Molti ritengono infatti che tale limitazione temporale sia ingiusta o addirittura contraria alla legge, specialmente quando l’errore professionale avviene mentre la polizza è attiva ma la richiesta del danneggiato giunge dopo la sua scadenza. La Corte di Cassazione è intervenuta per fare chiarezza su questo delicato equilibrio contrattuale.

Il caso concreto: l’errore del professionista e il ritardo nella denuncia

La vicenda nasce dall’errore commesso da un professionista legale, il quale ha notificato in ritardo un ricorso giudiziario. Questo sbaglio ha causato un danno al suo cliente. Il professionista era coperto da una polizza di responsabilità civile professionale. Tuttavia, la polizza è scaduta alla fine del 2013. Il professionista ha inviato la prima denuncia del sinistro alla propria compagnia assicurativa solo nel 2016, mentre il cliente danneggiato ha formalizzato la richiesta di risarcimento nel 2017. La compagnia assicurativa ha rifiutato di pagare l’indennizzo. La società ha eccepito il mancato rispetto delle condizioni contrattuali, le quali prevedevano la copertura solo per le richieste di risarcimento ricevute durante il periodo di vigenza della polizza. Il professionista ha quindi avviato una causa legale. Egli sosteneva che la clausola fosse nulla perché introduceva un termine di decadenza impossibile da rispettare, in quanto dipendente esclusivamente dalla scelta del terzo danneggiato di chiedere il risarcimento. I giudici di merito hanno rigettato la domanda del professionista, confermando la legittimità del comportamento dell’assicuratore.

Le motivazioni della decisione sulla Clausola claims made

La Corte di Cassazione ha confermato la decisione dei giudici di merito e ha rigettato il ricorso del professionista. I giudici di legittimità hanno spiegato che la Clausola claims made non costituisce un patto di decadenza nullo. Questa clausola non toglie un diritto già acquisito dall’assicurato, ma serve a definire l’oggetto stesso del contratto e a delimitare il rischio che la compagnia decide di assumere. La richiesta del terzo danneggiato non è un ostacolo esterno, ma è un elemento essenziale che identifica il sinistro stesso. L’ordinamento giuridico ammette la deviazione dal modello classico di assicurazione, purché il contratto mantenga un equilibrio tra le prestazioni delle parti. Nel caso specifico, la polizza offriva un vantaggio compensativo, poiché copriva anche gli errori commessi nei tre anni precedenti la stipula del contratto. Di conseguenza, il limite temporale per le richieste postume era valido e non abusivo. Il professionista avrebbe dovuto informarsi tempestivamente sull’avvenuta notifica degli atti giudiziari per gestire correttamente la comunicazione del sinistro.

Le conclusioni della Cassazione sulla responsabilità del professionista

La decisione della Suprema Corte stabilisce un principio chiaro per tutto il settore delle assicurazioni professionali. La Clausola claims made è pienamente legittima e vincolante per le parti firmatarie. Il professionista che stipula questo tipo di contratto deve essere consapevole che la copertura non dipende solo dal momento in cui compie l’errore, ma anche dal momento in cui riceve la richiesta di risarcimento. Chi firma una polizza di questo tipo deve monitorare con estrema attenzione la scadenza del contratto e la gestione delle comunicazioni con i clienti. La Cassazione ha quindi condannato il professionista al pagamento delle spese di giudizio in favore della compagnia assicurativa. Questa pronuncia invita tutti i lavoratori autonomi a valutare con attenzione le condizioni generali delle proprie polizze assicurative prima della loro scadenza.

Che cosa prevede la clausola claims made in un contratto di assicurazione?
Questa clausola limita la copertura assicurativa alle sole richieste di risarcimento che il professionista riceve e denuncia durante il periodo di validità della polizza.

La clausola claims made è considerata una decadenza illegittima?
No, la Corte di Cassazione ha stabilito che questa clausola è valida perché definisce il rischio assicurato e non limita un diritto già esistente.

Cosa succede se il cliente chiede il risarcimento dopo la scadenza della polizza?
Se la polizza contiene questa clausola e non sono previsti periodi di ultrattività, la compagnia assicurativa non è tenuta a pagare l’indennizzo.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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