LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

Cessione d’azienda: il nuovo datore risponde dei debiti

Una lavoratrice, dopo una serie di contratti a termine con una banca poi posta in liquidazione coatta amministrativa, ha chiesto il riconoscimento di un unico rapporto di lavoro a tempo indeterminato. Nel frattempo, l’azienda è stata ceduta a un’altra banca. La Corte di Cassazione ha stabilito che, in caso di cessione d’azienda, l’acquirente subentra nelle cause pendenti e risponde degli esiti del giudizio, anche se il credito non era iscritto nello stato passivo della società cedente. La pendenza della causa al momento del trasferimento è decisiva per estendere la responsabilità al nuovo datore di lavoro.

Prenota un appuntamento

Per una consulenza legale o per valutare una possibile strategia difensiva prenota un appuntamento.

La consultazione può avvenire in studio a Milano, Pesaro, Benevento, oppure in videoconferenza.

02.37901052
8:00 – 20:00
(Lun - Sab)

Cessione d’azienda: il successore risponde delle cause di lavoro pendenti

La Corte di Cassazione, con l’ordinanza n. 12331/2024, ha affermato un principio fondamentale a tutela dei lavoratori in caso di cessione d’azienda da parte di un’impresa in liquidazione. Se al momento del trasferimento è in corso una causa per l’accertamento di un rapporto di lavoro, l’azienda acquirente subentra nel processo e sarà vincolata dalla sua decisione finale, anche se il potenziale debito non era iscritto nello stato passivo della cedente. Analizziamo insieme questa importante pronuncia.

I Fatti di Causa

Una lavoratrice aveva intrattenuto con un istituto di credito una serie di rapporti, formalmente qualificati come borse di studio e tirocini, ma che in realtà, a suo dire, mascheravano un unico rapporto di lavoro subordinato. La lavoratrice ha quindi avviato un’azione legale per ottenere il riconoscimento di un contratto a tempo indeterminato e il pagamento delle differenze retributive maturate.

Durante il corso del giudizio, la banca datrice di lavoro è stata posta in liquidazione coatta amministrativa e, successivamente, ha ceduto un ramo d’azienda a un’altra società bancaria. Quest’ultima, subentrando nel contenzioso, sosteneva di non essere responsabile per le pretese della lavoratrice, poiché il credito non risultava dallo stato passivo della procedura liquidatoria, come previsto dalla normativa speciale bancaria (art. 90 T.U.B.).

Sia il Tribunale che la Corte d’Appello hanno dato ragione alla banca acquirente, rigettando le domande della lavoratrice. La questione è così giunta all’esame della Corte di Cassazione.

Cessione d’azienda e successione nel processo: la decisione della Cassazione

La Suprema Corte ha ribaltato la decisione dei giudici di merito, accogliendo il ricorso della lavoratrice. Il punto centrale della sentenza risiede nella corretta interpretazione delle norme che regolano la cessione d’azienda in relazione alla pendenza di un giudizio.

I giudici hanno chiarito che la regola secondo cui il cessionario di un’azienda bancaria risponde solo dei debiti risultanti dallo stato passivo (art. 90 D.Lgs. 385/1993) non si applica quando l’oggetto del contendere è proprio l’esistenza e la qualificazione di un rapporto giuridico. In questi casi, prevale la norma generale sulla successione nel processo (art. 111 c.p.c.).

Secondo l’art. 111 c.p.c., se nel corso di un processo il diritto controverso viene trasferito, il processo prosegue tra le parti originarie, ma la sentenza ha effetto anche contro il successore a titolo particolare (in questo caso, la banca acquirente). Quest’ultima assume la veste di successore e subentra nella stessa posizione processuale e sostanziale del suo dante causa (la banca in liquidazione).

Le Motivazioni

La Corte ha motivato la sua decisione sottolineando che escludere la responsabilità della banca cessionaria significherebbe vanificare la tutela del lavoratore. La pendenza del giudizio al momento della cessione d’azienda è un fatto che il cessionario non può ignorare. Ancor più in questo caso specifico, dove l’atto di cessione prevedeva esplicitamente il trasferimento di “ogni debito, obbligo e onere… compresi giudizi attivi e passivi in corso”.

Inoltre, la Corte richiama il principio fondamentale dell’art. 2112 c.c. e delle direttive comunitarie, che garantiscono la continuità dei rapporti di lavoro in caso di trasferimento d’azienda. Se venisse accertato che i contratti a termine della lavoratrice costituivano un unico rapporto a tempo indeterminato, questo rapporto si intenderebbe come mai interrotto e, di conseguenza, trasferito automaticamente al cessionario al momento della cessione.

La Cassazione ha quindi affermato che l’accertamento sulla legittimità o meno del rapporto di lavoro, oggetto del giudizio pendente, è un passo preliminare e necessario. Il giudice del rinvio dovrà procedere a tale valutazione e, in caso di esito positivo per la lavoratrice, riconoscerne i diritti anche nei confronti della società acquirente.

Le Conclusioni

Con questa ordinanza, la Corte di Cassazione rafforza la protezione dei lavoratori coinvolti in operazioni di cessione d’azienda, specialmente quando l’impresa cedente si trova in una procedura concorsuale. Viene stabilito che il cessionario non può trincerarsi dietro la mancata iscrizione del debito nello stato passivo se era a conoscenza, o avrebbe dovuto esserlo, della pendenza di una causa volta proprio ad accertare quel diritto. La sentenza sottolinea l’importanza della successione nel processo come strumento per garantire che il trasferimento del diritto controverso non pregiudichi la posizione della parte che agisce in giudizio. La causa è stata rinviata alla Corte d’Appello, che dovrà attenersi a questo fondamentale principio di diritto.

In una cessione d’azienda da un’impresa in liquidazione, l’acquirente è responsabile per un rapporto di lavoro non ancora accertato da un giudice?
Sì. Secondo la Corte di Cassazione, se al momento della cessione è in corso una causa per accertare l’esistenza di un rapporto di lavoro, l’acquirente (cessionario) subentra nel processo e sarà vincolato dalla sentenza finale, diventando responsabile per gli obblighi che ne derivano.

La regola bancaria che trasferisce solo i debiti iscritti nello stato passivo si applica anche a una causa di lavoro in corso?
No. La Corte ha chiarito che tale regola (art. 90 T.U.B.) riguarda i debiti certi e preesistenti. Non si applica a una controversia pendente il cui scopo è proprio quello di accertare l’esistenza di un diritto (e del debito conseguente). In tal caso, prevale la disciplina della successione nel processo (art. 111 c.p.c.).

Cosa succede al rapporto di lavoro se una serie di contratti a termine viene convertita in un unico rapporto a tempo indeterminato dopo la cessione d’azienda?
Se il giudice accerta che i vari contratti a termine costituivano in realtà un unico rapporto di lavoro a tempo indeterminato, questo rapporto si considera come mai interrotto. Di conseguenza, si intende automaticamente trasferito all’azienda acquirente al momento della cessione, in applicazione dell’art. 2112 c.c., con tutti i diritti che ne conseguono per il lavoratore.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

Desideri approfondire l'argomento ed avere una consulenza legale?

Prenota un appuntamento. La consultazione può avvenire in studio a Milano, Pesaro, Benevento, oppure in videoconferenza / conerence call e si svolge in tre fasi.

Prima dell'appuntamento: analisi del caso prospettato. Si tratta della fase più delicata, perché dalla esatta comprensione del caso sottoposto dipendono il corretto inquadramento giuridico dello stesso, la ricerca del materiale e la soluzione finale.

Durante l’appuntamento: disponibilità all’ascolto e capacità a tenere distinti i dati essenziali del caso dalle componenti psicologiche ed emozionali.

Al termine dell’appuntamento: ti verranno forniti gli elementi di valutazione necessari e i suggerimenti opportuni al fine di porre in essere azioni consapevoli a seguito di un apprezzamento riflessivo di rischi e vantaggi. Il contenuto della prestazione di consulenza stragiudiziale comprende, difatti, il preciso dovere di informare compiutamente il cliente di ogni rischio di causa. A detto obbligo di informazione, si accompagnano specifici doveri di dissuasione e di sollecitazione.

Il costo della consulenza legale è di € 150,00.
02.37901052
8:00 – 20:00 (Lun - Sab)

Articoli correlati