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Causa concreta: cessione del credito e nullità

Una società in concordato preventivo ha impugnato un contratto di cessione del credito tra due altre società, sostenendone la nullità per mancanza di un prezzo effettivo e, di conseguenza, di una causa concreta. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che la mancata previsione di un corrispettivo non rende nullo il contratto, potendo questo avere una causa diversa da quella onerosa, come quella di liberalità. Inoltre, ha affermato che non è possibile utilizzare prove presuntive per dimostrare un accordo contrario al contenuto letterale del contratto che prevedeva espressamente un prezzo.

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Causa concreta: la Cassazione si pronuncia sulla validità della cessione del credito

Introduzione: La Causa Concreta e la Validità della Cessione del Credito

Una recente ordinanza della Corte di Cassazione affronta un tema cruciale del diritto dei contratti: la causa concreta e le sue implicazioni sulla validità di una cessione del credito. La pronuncia chiarisce quando un contratto può essere considerato nullo per difetto di uno dei suoi elementi essenziali, offrendo importanti spunti sulla distinzione tra la volontà dichiarata dalle parti nel testo contrattuale e la loro presunta volontà reale, specialmente in assenza del pagamento di un corrispettivo.

I Fatti di Causa: Un Complesso Intreccio di Cessioni

La vicenda trae origine da una complessa serie di rapporti di debito e credito tra tre società. Una prima società, creditrice verso una seconda, si trovava ad essere a sua volta debitrice di una terza società. Quest’ultima, a sua volta, cedeva il proprio credito alla seconda società.

Per effetto di questo incrocio di cessioni, la seconda società, originariamente debitrice della prima, ne diventava creditrice, pretendendo il pagamento del saldo residuo. La prima società, nel frattempo entrata in una procedura di concordato preventivo, agiva in giudizio per far dichiarare inefficace la cessione del credito, sostenendo che fosse simulata o, in subordine, nulla per mancanza di un elemento essenziale: il prezzo. Secondo la ricorrente, la stretta relazione tra le due società controparti (cedente e cessionaria) dimostrava che il prezzo indicato nel contratto non era mai stato voluto né pagato.

Le Doglianze della Ricorrente: Nullità per Mancanza di Prezzo e Causa Concreta

Sia il Tribunale che la Corte d’Appello rigettavano le domande della società. Giunta dinanzi alla Corte di Cassazione, la società ricorrente ha basato il suo ricorso su due motivi principali:

1. Violazione delle norme sulla prova: La ricorrente sosteneva che il contratto di cessione fosse nullo per mancanza di oggetto, in particolare per l’assenza di un prezzo reale. A suo dire, il giudice di merito avrebbe dovuto desumere da una serie di indizi che il corrispettivo, sebbene indicato nel contratto, non era in realtà voluto dalle parti.
2. Mancanza di causa concreta: In secondo luogo, la società lamentava che il contratto fosse nullo per difetto di causa concreta. L’assenza di un prezzo effettivo rendeva l’operazione priva di una funzione economico-sociale meritevole di tutela. Un contratto oneroso, privato del suo corrispettivo, non può sostenere la funzione concreta che le parti si erano prefissate.

Le Motivazioni della Corte di Cassazione

La Suprema Corte ha ritenuto entrambi i motivi infondati, rigettando il ricorso e offrendo importanti chiarimenti sulla struttura e validità dei contratti di cessione.

Sul Primo Motivo: Il Divieto di Prova Presuntiva Contro il Contratto

La Corte ha innanzitutto chiarito che la cessione del credito è un contratto a causa variabile. Ciò significa che può essere concluso validamente anche senza un corrispettivo, ad esempio a scopo di liberalità (come una donazione). Pertanto, l’assenza di un prezzo non comporta automaticamente la nullità del contratto per mancanza di un elemento essenziale, ma potrebbe semplicemente indicare che il contratto ha una causa diversa da quella onerosa.

Inoltre, e in modo decisivo, nel caso di specie il contratto prevedeva espressamente un corrispettivo. La ricorrente pretendeva di dimostrare, tramite presunzioni (indizi), l’esistenza di un patto contrario al contenuto del documento scritto, volto a escludere tale corrispettivo. La Corte ha ribadito che, ai sensi dell’art. 2729 del codice civile, è vietato ricorrere a prove presuntive per dimostrare patti contrari al contenuto di un documento scritto. Questa operazione ermeneutica è inammissibile.

Sul Secondo Motivo: La Causa Concreta come Risultato dell’Interpretazione

Anche il secondo motivo, relativo alla mancanza di causa concreta, è stato respinto. La Corte ha spiegato che la causa concreta non è un presupposto che precede il contratto, ma è il risultato della sua interpretazione. Se dall’interpretazione del contratto dovesse emergere che le parti hanno intenzionalmente escluso il corrispettivo, ciò non significherebbe che il contratto è privo di causa, ma che la sua causa è di liberalità e non onerosa. Una causa, quindi, esiste comunque.

La tesi della ricorrente si risolveva in una petizione di principio: affermare che un contratto è nullo perché manca la funzione voluta dalle parti, quando è proprio l’interpretazione del contratto a definire quella funzione. La Corte ha concluso che è un’ipotesi di scuola quella di un patto voluto ma privo di qualsiasi funzione. Generalmente, la mancanza di causa deriva da un errore o da altre patologie, non dalla volontà cosciente delle parti di stipulare un contratto “inutile”, come implicitamente sostenuto dalla ricorrente.

Le Conclusioni: Principio di Diritto e Implicazioni Pratiche

Con questa ordinanza, la Corte di Cassazione rafforza un principio fondamentale: il contenuto di un contratto scritto non può essere smentito da prove presuntive che suggeriscano un accordo contrario e non documentato. La stabilità dei rapporti giuridici e la certezza del diritto esigono che si dia prevalenza a quanto formalmente pattuito dalle parti. Inoltre, viene ribadito che la validità di una cessione del credito non dipende necessariamente dalla presenza di un corrispettivo, poiché la sua funzione (la sua causa concreta) può risiedere anche in intenti diversi da quello puramente oneroso.

Una cessione del credito è nulla se il prezzo, pur indicato nel contratto, di fatto non viene pagato?
No. La Corte chiarisce che il mancato pagamento del prezzo attiene alla fase di esecuzione del contratto e non alla sua validità strutturale. Se il prezzo è formalmente previsto, il contratto è valido sotto questo profilo.

Un contratto di cessione del credito può essere valido anche senza prevedere un corrispettivo?
Sì. Secondo la Cassazione, la cessione del credito è un atto a “causa variabile”. Ciò significa che può essere validamente concluso anche senza un corrispettivo, ad esempio per uno scopo di liberalità (un regalo). In tal caso, la sua causa non sarà onerosità, ma appunto la liberalità, e il contratto resterà valido.

È possibile utilizzare prove basate su indizi (presunzioni) per dimostrare che le parti non volevano realmente il prezzo che hanno scritto nel contratto?
No. La Corte ha stabilito che l’articolo 2729 del codice civile vieta di ricorrere a presunzioni per dimostrare l’esistenza di patti aggiunti o contrari al contenuto di un documento scritto. Pertanto, non si può usare una prova indiretta per smentire quanto formalmente dichiarato dalle parti nel contratto.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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