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Canone concessorio: obbligo di pagamento post-scadenza

Una società di distribuzione gas ha contestato l’obbligo di continuare a pagare il canone concessorio a un Comune dopo la scadenza del contratto, durante il periodo di gestione obbligatoria del servizio. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, confermando l’obbligo di pagamento. La decisione si fonda sull’esistenza di strumenti legali, come la revisione del contratto prevista dal Codice dei Contratti Pubblici, che il gestore può attivare per correggere eventuali squilibri economici, rendendo così legittima la richiesta di pagamento del canone.

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Concessioni Gas: Il Pagamento del Canone Concessorio è Dovuto Anche Dopo la Scadenza?

La gestione delle concessioni pubbliche, in particolare nel settore della distribuzione del gas, presenta complessità notevoli, soprattutto nelle fasi di transizione tra un gestore e l’altro. Una questione cruciale riguarda l’obbligo di pagamento del canone concessorio nel periodo successivo alla scadenza del contratto, quando il servizio prosegue in regime di gestione obbligatoria in attesa di una nuova gara. La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 31467 del 2023, ha fornito chiarimenti decisivi su questo tema, bilanciando gli interessi degli enti locali e dei gestori privati.

I fatti del caso: la controversia tra gestore e Comune

Una società che gestisce la rete di distribuzione del gas conveniva in giudizio un Comune per accertare l’inesistenza del suo diritto a percepire il canone concessorio dopo la scadenza naturale del contratto. Secondo la società, durante il periodo di prosecuzione obbligata del servizio, limitato all’ordinaria amministrazione, non era dovuto il pagamento del corrispettivo pattuito nel contratto originario. Il gestore lamentava inoltre una violazione dei principi di diritto europeo sulla concorrenza e del diritto costituzionale alla libertà d’impresa. Sia il Tribunale che la Corte d’Appello respingevano le richieste della società, confermando l’obbligo di pagamento.

La decisione della Cassazione sul canone concessorio

La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso della società, consolidando un orientamento giuridico di fondamentale importanza. La decisione si articola su due pilastri principali: il richiamo a una precedente pronuncia della Corte Costituzionale e l’identificazione degli strumenti di tutela a disposizione del concessionario.

Il richiamo alla Corte Costituzionale

Il fulcro dell’argomentazione della Cassazione risiede nella sentenza n. 239/2021 della Corte Costituzionale. Pur dichiarando inammissibile una questione di legittimità costituzionale simile, la Consulta aveva evidenziato che l’ordinamento giuridico già prevede rimedi per prevenire o correggere gli eventuali squilibri economici a danno del gestore. Pertanto, l’obbligo di pagare il canone non è una misura sproporzionata o confiscatoria, perché il concessionario non è privo di tutele.

Gli strumenti di tutela a disposizione del concessionario

La Cassazione sottolinea che il gestore non è un soggetto passivo costretto a subire l’inerzia dell’ente locale. L’ordinamento mette a sua disposizione diversi strumenti per proteggere i propri interessi, tra cui:
1. Azione contro l’inerzia della Pubblica Amministrazione: Il gestore può agire in giudizio contro il Comune per il ritardo nell’indizione della nuova gara, chiedendo anche il risarcimento dei danni.
2. Revisione del contratto: L’articolo 165 del Codice dei Contratti Pubblici (D.Lgs. 50/2016) consente di rinegoziare le condizioni del contratto quando eventi non prevedibili, come un ritardo prolungato nell’affidamento, alterano l’equilibrio economico-finanziario. Questa revisione può portare a una rideterminazione delle condizioni contrattuali, incluso il canone.

Poiché esistono questi rimedi, la Corte ha concluso che la richiesta di pagamento del canone concessorio è legittima. Spetta al gestore attivarsi per utilizzare gli strumenti legali a sua disposizione per riequilibrare la propria posizione economica.

Le motivazioni

Le motivazioni della Suprema Corte si basano su un’interpretazione sistematica della normativa. La legge che impone il pagamento del canone anche dopo la scadenza del contratto (L. 232/2016) non opera nel vuoto, ma si inserisce in un quadro normativo che offre tutele adeguate al concessionario. L’obbligo di pagamento del canone incentiva indirettamente il gestore a sollecitare l’ente locale a bandire la nuova gara. Allo stesso tempo, la possibilità per l’ente di essere chiamato a risarcire i danni per l’inerzia controbilancia la tentazione di procrastinare all’infinito la procedura di affidamento. La Corte ha stabilito che la pretesa della società di ottenere una semplice riduzione giudiziale del canone era infondata, in quanto non aveva attivato il corretto strumento della rinegoziazione contrattuale, che è il rimedio specifico previsto dalla legge per queste situazioni.

Le conclusioni

La sentenza stabilisce un principio chiaro: il canone concessorio è dovuto anche durante il regime di prosecuzione obbligatoria del servizio. Tuttavia, questo obbligo non lascia il gestore privo di difese. L’esistenza di rimedi come l’azione risarcitoria per l’inerzia e, soprattutto, la possibilità di chiedere la revisione dell’equilibrio economico-finanziario del contratto, garantisce che i diritti del concessionario siano tutelati. La decisione responsabilizza entrambe le parti: l’ente locale è avvisato dei rischi legati alla sua inerzia, mentre il gestore è chiamato a utilizzare attivamente gli strumenti legali a sua disposizione per proteggere i propri interessi economici, piuttosto che limitarsi a contestare l’obbligo di pagamento.

Il gestore di una rete gas è obbligato a pagare il canone concessorio anche dopo la scadenza del contratto?
Sì, secondo la Corte di Cassazione, l’obbligo di corrispondere il canone prosegue anche durante il periodo di gestione obbligatoria del servizio in attesa del nuovo affidamento, in base a una specifica norma di interpretazione autentica.

Cosa può fare il gestore se il pagamento del canone concessorio causa uno squilibrio economico a causa del ritardo dell’ente pubblico nel bandire una nuova gara?
Il gestore può avvalersi degli strumenti previsti dal Codice dei Contratti Pubblici, in particolare chiedendo la revisione del piano economico-finanziario della concessione per ripristinare l’equilibrio alterato. Può inoltre agire contro l’inerzia dell’amministrazione per ottenere un risarcimento del danno.

La legge che impone il pagamento del canone post-scadenza è contraria al diritto europeo o alla Costituzione?
No. La Corte di Cassazione, richiamando una pronuncia della Corte Costituzionale, ha stabilito che la norma non è né incostituzionale né contraria al diritto europeo, proprio perché l’ordinamento prevede adeguati strumenti di tutela che permettono al gestore di correggere gli squilibri economici e di reagire all’inerzia dell’ente pubblico.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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