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Bonifico domiciliato: responsabilità dell’intermediario

Una società assicurativa disponeva un bonifico domiciliato a favore di un cliente. Un soggetto terzo, presentatosi con un documento d’identità falso ma con la password corretta, riscuoteva la somma. La società, costretta a pagare una seconda volta il legittimo beneficiario, citava in giudizio l’ente postale per inadempimento. La Corte di Cassazione ha escluso la responsabilità dell’ente, ritenendo che avesse agito con la dovuta diligenza professionale nell’identificazione del soggetto, dato che la falsità del documento non era palese e tutti gli altri elementi di controllo (password e codice fiscale) erano stati verificati correttamente.

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Bonifico domiciliato e pagamento a un truffatore: quando l’intermediario non è responsabile

Il bonifico domiciliato è uno strumento di pagamento molto diffuso che consente di trasferire somme di denaro a persone che possono ritirarle in contanti presso gli uffici postali, anche senza essere titolari di un conto corrente. Ma cosa succede se un truffatore, con un documento falso, riesce a incassare la somma al posto del legittimo beneficiario? Chi ne risponde? Una recente sentenza della Corte di Cassazione, la n. 31536 del 2023, ha fornito chiarimenti cruciali sulla diligenza richiesta all’intermediario e sui confini della sua responsabilità.

I Fatti di Causa

Una compagnia assicurativa aveva disposto un bonifico domiciliato a titolo di risarcimento danni in favore di un proprio cliente. Tuttavia, un soggetto terzo si presentava allo sportello postale e, esibendo un documento di identità e fornendo il codice fiscale e la password segreta associata all’operazione, riusciva a incassare la somma.

Successivamente, si scopriva che il documento d’identità era falso. La compagnia assicurativa, per onorare il proprio debito, era costretta a effettuare un secondo pagamento, questa volta al reale beneficiario. Di conseguenza, la società citava in giudizio l’ente postale, chiedendo il risarcimento del danno subito per inadempimento contrattuale, sostenendo che l’operatore postale non avesse adoperato la necessaria diligenza nell’identificazione del soggetto.

I giudici di primo grado davano ragione alla compagnia, ma la decisione veniva ribaltata in appello. La questione giungeva così all’esame della Corte di Cassazione.

La Decisione della Corte e la Diligenza nel pagamento del bonifico domiciliato

La Suprema Corte ha rigettato il ricorso della compagnia assicurativa, confermando la decisione d’appello e di fatto escludendo la responsabilità dell’ente postale. Il fulcro della decisione non risiede nell’applicazione analogica delle norme sull’assegno non trasferibile, come richiesto dalla ricorrente, bensì nelle regole generali sull’adempimento delle obbligazioni e sul contratto di mandato.

L’ente postale, agendo come delegato al pagamento, era tenuto a eseguire la prestazione con la diligenza del professionista accorto, secondo l’art. 1176, secondo comma, del codice civile. L’onere di dimostrare di aver agito con tale diligenza gravava sull’ente stesso.

Le Motivazioni

La Corte di Cassazione ha ritenuto che l’ente postale avesse fornito prova sufficiente della propria condotta diligente. Le motivazioni principali sono le seguenti:

1. Verifica degli Elementi di Sicurezza: L’operatore postale aveva correttamente verificato non solo il documento d’identità, ma anche la corrispondenza del codice fiscale e, soprattutto, il possesso della password, un elemento di sicurezza comunicato esclusivamente dal mandante al beneficiario. La combinazione di questi elementi costituiva un quadro di legittimazione apparentemente solido.

2. Apparenza del Documento Falso: I giudici di merito avevano accertato che il documento d’identità, sebbene falso, non presentava vizi o anomalie palesi e immediatamente riconoscibili. Una presunta discrasia sull’anno di nascita (un “6” che poteva somigliare a un “8”) non era stata ritenuta così evidente da imporre un sospetto e ulteriori accertamenti. Questo tipo di valutazione, essendo un accertamento di fatto, non è sindacabile in sede di legittimità.

3. Standard di Identificazione: La Corte ha chiarito che non esiste un obbligo di legge che imponga la richiesta di due documenti di identità. Le circolari interne o le raccomandazioni delle associazioni di categoria (come quella dell’ABI citata nel ricorso) non hanno forza di legge e non possono stabilire uno standard di diligenza superiore a quello socialmente e legalmente riconosciuto, che si basa sulla presentazione di un singolo documento di identità valido.

4. Onere Probatorio Assolto: L’ente postale ha dimostrato di aver seguito la procedura contrattualmente prevista, controllando i dati forniti dal disponente (nome, cognome) e quelli in possesso del presentatore (documento, codice fiscale, password). Avendo compiuto queste verifiche su un documento la cui falsità non era riconoscibile prima facie, ha assolto al proprio onere di provare la diligenza.

Conclusioni

La sentenza stabilisce un importante principio di equilibrio nella responsabilità degli intermediari di pagamento. Non si può pretendere dall’operatore di sportello una diligenza tale da trasformarlo in un perito calligrafo o in un esperto di falso documentale. La sua responsabilità sorge quando l’errore nell’identificazione deriva da una negligenza evidente, come la mancata verifica dei dati o l’accettazione di documenti palesemente alterati.

Se l’intermediario, invece, segue scrupolosamente le procedure e si trova di fronte a una truffa ben congegnata, con un documento che appare autentico, non può essere ritenuto inadempiente. Questa decisione sottolinea come la diligenza professionale debba essere valutata in concreto, considerando le circostanze e gli strumenti a disposizione dell’operatore, senza imporre un obbligo di risultato che equivarrebbe a una responsabilità oggettiva.

L’intermediario che paga un bonifico domiciliato a un truffatore è sempre responsabile?
No, non è sempre responsabile. La sua responsabilità è esclusa se dimostra di aver agito con la diligenza professionale richiesta, identificando il soggetto tramite un documento di identità apparentemente valido e verificando gli altri dati a sua disposizione (come il codice fiscale e la password), senza che la falsità fosse riconoscibile a un primo esame.

Per identificare chi riscuote un pagamento è necessario chiedere due documenti di identità?
No. Secondo la Corte, la prassi socialmente riconosciuta e le norme sull’efficacia certificativa dei documenti prevedono che l’identificazione avvenga normalmente tramite il riscontro di un solo documento di identità personale. Una raccomandazione bancaria che suggerisce due documenti non ha valore di legge.

A chi spetta l’onere di provare la diligenza nel pagamento di un bonifico domiciliato?
L’onere della prova grava sull’intermediario (in questo caso, l’ente postale). È l’intermediario che, in caso di pagamento a persona non legittimata, deve dimostrare di aver adempiuto alla propria prestazione con la dovuta diligenza per essere liberato da responsabilità.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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