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Bonifico domiciliato e truffa: la banca è responsabile?

Un’assicurazione chiede il risarcimento a una banca per un bonifico domiciliato pagato a un truffatore. La Corte di Cassazione chiarisce i criteri di responsabilità della banca, sottolineando l’importanza della prova e della diligenza nell’identificazione del beneficiario, e rigetta il ricorso. La decisione si fonda sulla valutazione che la banca aveva agito diligentemente, basandosi su documenti che, agli atti, non presentavano discordanze evidenti.

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Bonifico domiciliato e frode: chi paga per l’errore?

Il bonifico domiciliato è uno strumento di pagamento comodo, ma nasconde insidie quando finisce nelle mani sbagliate. Una recente sentenza della Corte di Cassazione (n. 31555/2023) ha affrontato un caso emblematico di truffa, chiarendo i confini della responsabilità dell’istituto di pagamento e il ruolo cruciale delle prove nel processo. La vicenda vede una compagnia assicurativa chiedere i danni a un istituto bancario per aver pagato una somma a un truffatore invece che al legittimo beneficiario.

I fatti del caso

Una compagnia assicurativa aveva stipulato un contratto di conto corrente con un noto istituto che fornisce servizi postali e bancari. Tra i servizi previsti vi era l’esecuzione di bonifici domiciliati. Nel 2014, la compagnia dispone un pagamento a favore di un suo cliente, inviandogli tramite posta la password necessaria per l’incasso.

Sfortunatamente, un impostore si presenta allo sportello e, esibendo documenti di identità (presumibilmente falsi) e la password corretta, riesce a incassare la somma. La compagnia assicurativa, venuta a conoscenza della frode, è costretta a pagare una seconda volta il vero beneficiario e, di conseguenza, cita in giudizio l’istituto di pagamento per ottenere il risarcimento del danno subito.

L’iter giudiziario è complesso:
1. Primo Grado: Il Giudice di Pace dà ragione alla compagnia assicurativa, ritenendo l’istituto di pagamento oggettivamente responsabile.
2. Appello: Il Tribunale ribalta la decisione, accogliendo il ricorso dell’istituto di pagamento. Secondo i giudici d’appello, l’istituto aveva dimostrato di aver agito con diligenza, avendo controllato il documento di identità, il codice fiscale e la password in possesso del presentatore.

La questione arriva così dinanzi alla Corte di Cassazione.

La responsabilità per bonifico domiciliato secondo la Cassazione

La compagnia assicurativa basa il suo ricorso in Cassazione su un punto principale: la negligenza dell’istituto di pagamento. Sostiene, infatti, che il truffatore avrebbe presentato due documenti (patente e tesserino del codice fiscale) con date di nascita diverse, una discrepanza che un operatore diligente avrebbe dovuto notare. Affermare il contrario, secondo la ricorrente, costituirebbe un ‘travisamento della prova’.

L’onere della prova e la diligenza dell’operatore

La Corte Suprema, tuttavia, respinge il ricorso, ritenendolo infondato. La decisione si articola su alcuni principi chiave del diritto bancario e processuale.

Per prima cosa, la Corte chiarisce che il ‘travisamento della prova’ è un vizio molto specifico. Non riguarda la valutazione del giudice, ma un errore oggettivo di percezione: ad esempio, leggere ‘Tizio’ in un documento dove c’è scritto ‘Caio’.

Nel caso specifico, l’istituto di pagamento aveva depositato in giudizio le copie dei documenti presentati dal truffatore, e da tali copie risultava che la data di nascita era la medesima su entrambi. La compagnia assicurativa, dal canto suo, non ha fornito prove contrarie né ha spiegato l’origine di questa discrepanza tra la sua affermazione e le prove documentali. Di conseguenza, la Corte ha concluso che il Tribunale non è incorso in alcun travisamento, ma ha effettuato una valutazione di merito basata sulle prove disponibili, valutazione che non è sindacabile in sede di legittimità.

Le motivazioni

Le motivazioni della Corte di Cassazione si concentrano sulla corretta applicazione delle regole sull’onere della prova in materia di responsabilità contrattuale. Spettava all’istituto di pagamento dimostrare di aver adempiuto alla propria obbligazione con la diligenza richiesta. Secondo i giudici, questa prova è stata fornita: l’operatore allo sportello ha verificato che la persona che si presentava per l’incasso era in possesso di un documento d’identità con le generalità del beneficiario, del codice fiscale e, elemento decisivo, della password segreta inviata dall’ordinante.

La Corte ha ritenuto che, in assenza di evidenti e macroscopiche difformità sui documenti presentati, l’istituto di pagamento non potesse essere considerato negligente. La censura della compagnia assicurativa, basata su una presunta discordanza delle date di nascita, è crollata di fronte al fatto che le prove prodotte in giudizio non confermavano tale discordanza. Inoltre, l’argomentazione secondo cui la compagnia avrebbe dovuto fornire ‘indicazioni più dettagliate’ per l’identificazione è stata considerata un obiter dictum (un’affermazione non essenziale) dal giudice d’appello e quindi non rilevante per la decisione finale.

Le conclusioni

La sentenza n. 31555/2023 offre un importante insegnamento: in caso di truffa su un bonifico domiciliato, la responsabilità dell’intermediario non è automatica. L’istituto di pagamento può essere esonerato da responsabilità se dimostra di aver agito con la diligenza professionale richiesta, identificando il presentatore attraverso i documenti previsti e la password. Chi contesta la diligenza dell’istituto ha l’onere di provare in modo inequivocabile la negligenza, ad esempio dimostrando che i documenti presentati erano palesemente falsi o discordanti. In assenza di tale prova, prevale la valutazione del giudice di merito sulla condotta diligente dell’operatore.

Quando un istituto di pagamento è ritenuto responsabile se un bonifico domiciliato viene incassato da un truffatore?
L’istituto è responsabile se non dimostra di aver adempiuto alla propria obbligazione con la diligenza richiesta. La responsabilità non è automatica ma dipende dalla prova di una condotta negligente nell’identificazione del beneficiario.

Cosa deve dimostrare l’istituto di pagamento per liberarsi dalla responsabilità?
Deve dimostrare di aver eseguito il pagamento a una persona che ha esibito un documento di identità con le generalità del creditore, il codice fiscale e la password segreta necessaria per l’incasso, e che non vi fossero palesi e manifeste incongruenze nei documenti presentati.

In un processo, è sufficiente per il cliente affermare che i documenti presentati dal truffatore erano discordanti per provare la negligenza dell’intermediario?
No, non è sufficiente. Secondo la sentenza, se la parte che si difende (l’istituto di pagamento) produce copie dei documenti che non mostrano tale discordanza, spetta a chi accusa (il cliente) fornire una prova contraria e inconfutabile. In mancanza, l’affermazione non può essere accolta.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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