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Bonifico Domiciliato: Diligenza e Identificazione

Una società ordinava un bonifico domiciliato a favore di un proprio creditore. L’istituto di pagamento eseguiva l’operazione a favore di un soggetto che, pur presentatosi con un documento d’identità falso, era in possesso della password e del codice fiscale corretti. La Corte di Cassazione ha stabilito che l’istituto di pagamento ha agito con la dovuta diligenza professionale, escludendone la responsabilità. Secondo la Corte, la verifica di un singolo documento di identità apparentemente autentico, unita al possesso di dati riservati come la password, è sufficiente a soddisfare l’obbligo di identificazione, senza che sia necessario applicare per analogia le norme più severe previste per gli assegni non trasferibili.

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Pubblicato il 18 febbraio 2026 in Diritto Bancario, Diritto Civile, Giurisprudenza Civile

Bonifico Domiciliato: Quando la Banca È Diligente nel Pagamento?

La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 29205/2023, ha affrontato un’importante questione sulla responsabilità degli istituti di pagamento nel caso di un bonifico domiciliato pagato alla persona sbagliata. La decisione chiarisce i confini della diligenza professionale richiesta all’operatore nell’identificare il beneficiario, specialmente quando un truffatore si presenta con un documento falso ma è in possesso dei codici di sicurezza.

I Fatti di Causa: Un Pagamento Conteso

Una compagnia assicurativa aveva disposto un bonifico domiciliato di 1.200 euro a favore di un proprio cliente. Questo strumento di pagamento è pensato per chi non ha un conto corrente, permettendo il ritiro della somma in contanti presso qualsiasi ufficio dell’istituto delegato.

L’istituto di pagamento ha erogato la somma a una persona che si è presentata allo sportello. Questa persona ha esibito un documento d’identità che riportava le generalità del vero creditore, ma che in seguito si è rivelato falso. Tuttavia, il soggetto era in possesso di due elementi cruciali: il codice fiscale del beneficiario e la password segreta comunicata dall’ordinante al vero creditore per l’incasso.

Dopo aver scoperto la frode, la compagnia assicurativa ha dovuto effettuare un secondo pagamento per soddisfare il suo creditore e ha citato in giudizio l’istituto di pagamento, chiedendo il risarcimento del danno per il pagamento errato.

L’Iter Giudiziario e la Decisione della Cassazione

In primo grado, il Giudice di Pace aveva dato ragione alla compagnia assicurativa, ritenendo l’istituto di pagamento responsabile in base a un’applicazione analogica delle norme sulla responsabilità per il pagamento di assegni non trasferibili. Tuttavia, il Tribunale, in appello, ha ribaltato la decisione, respingendo la domanda della compagnia.

La questione è quindi giunta dinanzi alla Corte di Cassazione, che ha confermato la sentenza d’appello e rigettato il ricorso della società assicurativa. La Suprema Corte ha stabilito che l’istituto di pagamento aveva agito con la dovuta diligenza e non poteva essere considerato responsabile per l’errato pagamento.

La Disciplina del bonifico domiciliato e la Diligenza Professionale

Il punto centrale della controversia era stabilire quale fosse il livello di diligenza esigibile dall’istituto di pagamento. La società ricorrente sosteneva che si dovesse applicare la regola più stringente prevista per gli assegni, che impone una responsabilità quasi oggettiva in caso di pagamento a persona non legittimata.

La Cassazione ha respinto questa tesi. Ha chiarito che il bonifico domiciliato è una forma di delegatio solvendi, regolata dalle norme sul mandato e, in generale, sulla responsabilità contrattuale. Non è un titolo di credito come l’assegno, e quindi non vi è motivo di applicare per analogia la disciplina specifica della Legge Assegni.

Le Motivazioni: Diligenza Professionale e Onere della Prova

La Corte ha fondato la sua decisione su due pilastri principali: la corretta applicazione del criterio della diligenza professionale (art. 1176, comma 2, c.c.) e la ripartizione dell’onere della prova (art. 1218 c.c.).

Secondo i giudici, l’istituto di pagamento aveva adempiuto ai suoi obblighi contrattuali. Le condizioni generali di contratto prevedevano che l’operatore dovesse verificare la concordanza dei dati anagrafici forniti dall’ordinante con quelli riportati sul documento di riconoscimento esibito dal beneficiario. Inoltre, doveva controllare la corrispondenza del codice fiscale e della password.

L’istituto ha dimostrato di aver seguito questa procedura: gli estremi del documento (apparentemente autentico) e il codice fiscale erano stati annotati sulla quietanza di pagamento. Il fatto che il presentatore fosse anche in possesso della password, un dato che doveva essere noto solo al vero beneficiario, costituiva un ulteriore e forte elemento a favore della sua apparente legittimazione.

La Corte ha inoltre specificato che non esiste una norma di legge o uno standard sociale che imponga all’operatore di richiedere due documenti d’identità o di conservare una copia del documento esibito per questo tipo di operazioni. La prassi comunemente accettata, basata sull’efficacia certificativa dei documenti di identità, prevede l’identificazione tramite un singolo documento. Imporre cautele aggiuntive, in assenza di specifiche previsioni contrattuali o normative, sarebbe andato oltre la diligenza richiesta.

L’onere della prova di aver agito diligentemente gravava sull’istituto di pagamento, e la Corte ha ritenuto che tale prova fosse stata fornita, anche se in via presuntiva, attraverso l’annotazione dei dati sulla quietanza, che dimostrava l’avvenuta verifica.

Le Conclusioni: Implicazioni Pratiche della Sentenza

La sentenza consolida un importante principio in materia di servizi di pagamento. Per il bonifico domiciliato, la responsabilità dell’intermediario è esclusa se dimostra di aver seguito una procedura di identificazione conforme alla diligenza professionale e agli accordi contrattuali. In particolare:

1. Standard di Diligenza: La verifica di un singolo documento di identità, se apparentemente autentico, unita al controllo di codici di sicurezza (come una password), è considerata una condotta diligente.
2. Nessuna Assimilazione all’Assegno: Il bonifico domiciliato non segue le rigide regole di responsabilità previste per il pagamento di assegni non trasferibili.
3. Onere della Prova: L’istituto di pagamento deve provare di aver agito con diligenza, ma può farlo anche attraverso presunzioni, come l’annotazione dei controlli effettuati sui propri documenti interni (es. la quietanza).

Quale livello di diligenza è richiesto a un istituto di pagamento nell’eseguire un bonifico domiciliato?
È richiesta la diligenza professionale qualificata, come previsto dall’art. 1176, secondo comma, del codice civile. Questa si considera assolta se l’operatore identifica il beneficiario controllando la concordanza dei dati anagrafici su un documento di identità apparentemente valido e verificando il possesso di codici di sicurezza (come password e codice fiscale) forniti dall’ordinante.

L’istituto di pagamento è obbligato a chiedere due documenti di identità per pagare un bonifico domiciliato?
No. La Corte di Cassazione ha chiarito che non esiste una norma di legge né uno standard sociale o una best practice che imponga la richiesta di due documenti di identità. L’identificazione tramite un singolo documento personale è considerata sufficiente per adempiere all’obbligo di diligenza.

In caso di pagamento a un truffatore, chi deve provare di aver agito correttamente?
L’onere della prova spetta all’istituto di pagamento (il debitore della prestazione). Deve dimostrare di aver adempiuto esattamente alla sua obbligazione o che l’inadempimento non è a lui imputabile. In questo caso, ha dimostrato di aver tenuto una condotta diligente nell’identificazione, liberandosi così da responsabilità.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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