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Azione revocatoria fondo patrimoniale: la guida

La Corte di Cassazione ha confermato l’inefficacia di un fondo patrimoniale costituito da un fideiussore e dal coniuge. Con la presente ordinanza, i giudici hanno stabilito che, ai fini dell’azione revocatoria del fondo patrimoniale, il debito del fideiussore sorge al momento della sottoscrizione della garanzia, anche se per obbligazioni future. Pertanto, la successiva costituzione del fondo è soggetta a revoca se pregiudica le ragioni dei creditori, essendo sufficiente la consapevolezza del fideiussore di arrecare tale pregiudizio.

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Azione Revocatoria Fondo Patrimoniale: la Garanzia Pregressa Rende Inefficace la Tutela

L’azione revocatoria del fondo patrimoniale è uno strumento cruciale per i creditori che vedono le proprie garanzie ridotte da atti dispositivi del debitore. Con una recente ordinanza, la Corte di Cassazione ha ribadito principi fondamentali in materia, specialmente quando il debitore è un fideiussore. La decisione chiarisce che la costituzione di un fondo patrimoniale, successiva alla prestazione di una fideiussione per debiti futuri, è un atto revocabile se pregiudica i creditori. Vediamo nel dettaglio i fatti e le motivazioni della Corte.

I Fatti di Causa

Il caso riguarda un imprenditore che aveva prestato fideiussione personale a garanzia dei debiti delle sue società verso diverse banche. In un momento successivo, insieme alla moglie, costituiva un fondo patrimoniale nel quale confluivano alcuni dei loro beni immobili. Le banche creditrici, tra cui una nota società di credito, agivano in giudizio per ottenere la declaratoria di inefficacia del fondo tramite l’azione revocatoria, sostenendo che tale atto pregiudicasse la loro possibilità di recuperare il credito.

Sia il Tribunale in primo grado che la Corte d’Appello accoglievano la domanda dei creditori, dichiarando l’inefficacia del fondo patrimoniale. I coniugi, non soddisfatti della decisione, proponevano ricorso per Cassazione, basandolo su quattro motivi principali.

La Decisione della Corte e l’Azione Revocatoria del Fondo Patrimoniale

La Corte di Cassazione ha rigettato integralmente il ricorso dei coniugi, confermando la piena validità delle decisioni dei giudici di merito. La Suprema Corte ha colto l’occasione per consolidare importanti principi giurisprudenziali in tema di azione revocatoria del fondo patrimoniale e fideiussione.

Le Motivazioni

La Corte ha smontato punto per punto le argomentazioni dei ricorrenti, offrendo chiarimenti fondamentali.

1. Il Momento in Cui Sorge il Credito del Fideiussore

Il punto centrale della difesa dei coniugi era che, al momento della costituzione del fondo, il debito non era ancora sorto concretamente, e quindi mancava la loro consapevolezza di ledere i diritti dei creditori (scientia damni). La Cassazione ha respinto questa tesi, ribadendo un principio consolidato: nel caso di fideiussione per obbligazioni future, la qualità di debitore del fideiussore si acquisisce al momento della prestazione della garanzia, non quando il debito principale diventa esigibile. Di conseguenza, l’atto di disposizione patrimoniale (la costituzione del fondo) è successivo al sorgere del credito (la fideiussione), rendendolo suscettibile di revoca sulla base della semplice consapevolezza del pregiudizio arrecato al creditore.

2. La Prova della Sufficienza del Patrimonio Residuo

I ricorrenti sostenevano di possedere altri beni, non inclusi nel fondo, sufficienti a soddisfare i creditori, escludendo così il pregiudizio (eventus damni). La Corte ha ritenuto questo motivo inammissibile. Sebbene l’esistenza di altri beni fosse stata accertata, i coniugi non avevano fornito la prova del loro effettivo valore. Per evitare la revoca, non è sufficiente elencare altri beni; è necessario dimostrare che il loro valore è adeguato a garantire il soddisfacimento del credito.

3. La Valutazione dell’Azione Revocatoria nei Confronti dei Coobbligati

Un’altra doglianza riguardava il fatto che i giudici non avessero considerato la capienza patrimoniale delle società garantite, ossia dei debitori principali. Anche questo motivo è stato respinto. La Corte ha chiarito che quando l’azione revocatoria è proposta contro uno solo dei debitori in solido (in questo caso, il fideiussore), la valutazione del pregiudizio deve essere compiuta esclusivamente in relazione al patrimonio di quest’ultimo. Il creditore ha diritto di agire per l’intero su ciascuno dei patrimoni dei coobbligati, e la capacità patrimoniale degli altri non rileva ai fini della revocabilità dell’atto compiuto da uno di essi.

4. La Reiezione Implicita della Domanda Subordinata

Infine, i ricorrenti lamentavano la mancata pronuncia sulla loro richiesta di limitare l’inefficacia solo agli atti di ampliamento del fondo, successivi alla sua costituzione. La Corte ha ritenuto che la decisione di primo grado, dichiarando l’inefficacia ‘degli atti’ compiuti in modo generico, avesse implicitamente rigettato anche questa domanda specifica, e che l’interpretazione data dalla Corte d’Appello fosse corretta.

Le Conclusioni

L’ordinanza della Cassazione offre preziose indicazioni pratiche. In primo luogo, chi presta una fideiussione deve essere consapevole che qualsiasi atto dispositivo successivo, come la costituzione di un fondo patrimoniale, è a rischio di revoca. Il debito, ai fini della revocatoria, si considera sorto con la firma della garanzia. In secondo luogo, per difendersi da un’azione revocatoria del fondo patrimoniale, il debitore ha l’onere di provare non solo l’esistenza di un patrimonio residuo, ma anche che il suo valore concreto è sufficiente a coprire il debito. Infine, la valutazione del danno per il creditore va fatta singolarmente sul patrimonio del debitore aggredito, senza tener conto della solvibilità di eventuali altri coobbligati.

Ai fini dell’azione revocatoria contro un fideiussore, quando si considera sorto il suo debito?
Secondo la Corte di Cassazione, il debito del fideiussore sorge al momento della prestazione della fideiussione stessa, anche se questa garantisce obbligazioni future e non ancora esigibili. Pertanto, un atto di disposizione patrimoniale compiuto dopo la firma della garanzia è considerato posteriore al sorgere del credito.

Per evitare la revoca di un fondo patrimoniale, è sufficiente dimostrare di possedere altri beni?
No, non è sufficiente. Il debitore deve fornire la prova non solo dell’esistenza di altri beni non inclusi nel fondo, ma anche del loro valore effettivo, dimostrando che tale valore è capiente e sufficiente a soddisfare le ragioni del creditore.

Nell’azione revocatoria contro un fideiussore, si deve tenere conto anche del patrimonio del debitore principale?
No. La valutazione del pregiudizio per il creditore (l'”eventus damni”) deve essere compiuta considerando esclusivamente il patrimonio del debitore contro cui è proposta l’azione (il fideiussore), senza considerare la capacità patrimoniale degli altri debitori in solido, come il debitore principale.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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