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Attività intramuraria: medico lavora extra ma perde la causa

Un dirigente medico ha richiesto a un’Azienda Sanitaria il pagamento per prestazioni extra svolte in regime di attività intramuraria, basandosi su un presunto accordo verbale. La Corte di Cassazione ha respinto la sua richiesta. I giudici hanno stabilito che l’accordo scritto per l’attività intramuraria è un requisito fondamentale e non può essere sostituito da un’intesa verbale. Questa attività è soggetta a una rigida normativa per bilanciare l’impegno istituzionale del medico con la libera professione, proteggendo il servizio sanitario. Di conseguenza, in assenza di un contratto formale, nessun compenso è dovuto. Il Medico ha perso la causa.

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Pubblicato il 11 maggio 2026 in Diritto del Lavoro, Giurisprudenza Civile

Riferimento Ordinanza di Cassazione Civile Sez. Lavoro Num. 13391 Anno 2023 (Cass. civ. sez. lavoro n. 13391/2023)

Attività intramuraria: l’accordo verbale non basta per il compenso

Una recente ordinanza della Corte di Cassazione ha chiarito un punto fondamentale per i medici del Servizio Sanitario Nazionale. Il diritto al compenso per le prestazioni aggiuntive è strettamente legato all’esistenza di un accordo scritto per l’attività intramuraria. Un’intesa solo verbale, anche se di fatto esistente, non è sufficiente per giustificare una richiesta di pagamento. Questa decisione sottolinea il rigore formale che la legge impone per regolare l’equilibrio tra l’attività pubblica e quella privata dei professionisti sanitari.

Il caso: un medico chiede il pagamento per prestazioni extra

La vicenda ha origine dalla richiesta di un dirigente medico. Il professionista si era rivolto al tribunale per ottenere il pagamento di circa 13.000 euro. La somma corrispondeva a 56 ore di attività intramuraria svolte per sopperire a una carenza di organico nell’Azienda Sanitaria. Il medico sosteneva di aver agito sulla base di un accordo verbale con la direzione aziendale dell’epoca. L’obiettivo era garantire i livelli essenziali di assistenza ai pazienti. Mentre in un primo momento la sua richiesta era stata accolta, la Corte d’Appello aveva ribaltato la decisione, ritenendo indispensabile un accordo formale. Il caso è così arrivato all’esame della Corte di Cassazione.

La rigida disciplina dell’attività intramuraria

L’attività intramuraria, o ‘intra moenia’, permette ai medici ospedalieri di esercitare la libera professione all’interno delle strutture pubbliche. Questa possibilità non è libera, ma soggetta a una normativa molto dettagliata. La legge e i contratti collettivi stabiliscono regole precise per evitare che l’attività privata del medico vada a discapito dei suoi doveri istituzionali. L’obiettivo principale è garantire che l’impegno verso il servizio pubblico rimanga prevalente. Le norme mirano a mantenere un equilibrio corretto, assicurare la piena funzionalità dei servizi e contribuire alla riduzione delle liste d’attesa. Per questo, ogni aspetto dell’attività intramuraria, dai volumi orari ai compensi, deve essere pianificato e formalizzato.

L’importanza dell’accordo scritto per l’attività intramuraria

Il cuore della questione legale risiede nella necessità della forma scritta. Il medico riteneva che la natura eccezionale e urgente delle prestazioni giustificasse un accordo verbale. La Cassazione, però, ha seguito un ragionamento diverso. I giudici hanno spiegato che il complesso di norme che regolano la materia impone un alto livello di formalizzazione. L’accordo scritto per l’attività intramuraria non è una semplice formalità burocratica. Esso rappresenta lo strumento con cui l’Azienda Sanitaria verifica la compatibilità dell’attività extra con gli obblighi di servizio del medico e con la programmazione sanitaria generale. Un accordo verbale, per sua natura, non offre le stesse garanzie di controllo e trasparenza.

Le motivazioni della Cassazione: la forma scritta è essenziale

La Corte ha rigettato il ricorso del medico, confermando la decisione della Corte d’Appello. Nelle motivazioni si legge che l’attività libero professionale intramuraria può essere svolta e retribuita solo se rispetta tutte le condizioni previste dalla legge e dalla contrattazione collettiva. Tra queste condizioni, la stipula di un’idonea convenzione o di un accordo scritto tra l’ente e il dirigente è necessaria. Questa forma scritta serve a definire i termini della prestazione e a permettere all’azienda di effettuare le dovute verifiche. La mancanza di un contratto scritto rende nullo qualsiasi accordo verbale e, di conseguenza, esclude la possibilità di rivendicare un compenso sulla base del contratto collettivo. La prestazione diventa, di fatto, una prestazione non regolamentata e non retribuibile secondo quelle specifiche norme.

Le conclusioni: nessun compenso senza accordo scritto

L’esito della vicenda è chiaro: il medico ha perso la causa e non ha ottenuto il pagamento richiesto. La sentenza stabilisce un principio di diritto molto importante: per l’attività intramuraria, la parola non basta. È indispensabile un accordo scritto per l’attività intramuraria che definisca con precisione i contorni della collaborazione. Questa regola protegge sia l’interesse pubblico a un servizio sanitario efficiente sia la corretta gestione delle risorse. I professionisti del settore devono quindi prestare la massima attenzione alla formalizzazione dei loro incarichi extra, per evitare di lavorare senza poi averne il giusto riconoscimento economico.

Posso svolgere attività intramuraria sulla base di un accordo verbale con l’ospedale?
No, la Cassazione ha stabilito che per l’attività intramuraria è necessario un accordo scritto. Un’intesa verbale è considerata nulla e non dà diritto al compenso previsto dal contratto collettivo.

Perché la legge richiede un accordo scritto per l’attività intramuraria?
La forma scritta è richiesta per garantire un corretto equilibrio tra l’attività pubblica istituzionale e quella privata del medico, tutelando le esigenze del servizio sanitario e la corretta programmazione delle prestazioni.

Cosa succede se un medico svolge prestazioni extra senza un contratto scritto?
Secondo questa sentenza, il medico non ha diritto a ricevere il compenso previsto dalle norme sull’attività intramuraria, poiché l’accordo verbale è nullo e non produce effetti economici in tal senso.

Termini giuridici

Attività intramuraria
È l'attività libero-professionale che il medico dipendente di una struttura sanitaria pubblica svolge, al di fuori dell'orario di lavoro, utilizzando le strutture e le attrezzature dell'ospedale stesso.
Forma scritta
Indica il requisito per cui un contratto o un accordo, per essere valido e produttivo di effetti, deve essere redatto per iscritto. In questo caso, è una condizione essenziale.
CCNL
Acronimo di Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro. È un accordo stipulato tra le organizzazioni dei datori di lavoro e quelle dei lavoratori per regolare i rapporti di lavoro di un determinato settore.
P.Q.M. (Per Questi Motivi)
È la parte finale della sentenza in cui il giudice enuncia la sua decisione definitiva sulla causa.
Ricorso per Cassazione
È il mezzo di impugnazione con cui si contesta una sentenza di secondo grado davanti alla Corte di Cassazione, che valuta solo la corretta applicazione della legge e non i fatti.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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