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Attività intra moenia non medica: Diritto negato alla Biologa

Una biologa dipendente di un’Azienda Sanitaria ha chiesto il risarcimento del danno per non aver potuto esercitare la libera professione all’interno della struttura pubblica. La Corte di Cassazione ha respinto la sua richiesta, stabilendo un principio chiaro: il diritto all’esercizio dell’attività libero-professionale intramuraria, e il conseguente obbligo dell’ente di mettere a disposizione gli spazi, è riservato esclusivamente ai dirigenti medici. La legge non estende questo diritto ad altre figure professionali sanitarie. Di conseguenza, non sussiste un diritto all’attività intra moenia non medica e la lavoratrice ha perso la causa.

Riferimento:
Ordinanza di Cassazione Civile Sez. L Num. 12785 Anno 2023
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Pubblicato il 11 maggio 2026 in Diritto del Lavoro, Giurisprudenza Civile

Riferimento Ordinanza di Cassazione Civile Sez. Lavoro Num. 12785 Anno 2023 (Cass. civ. sez. lavoro n. 12785/2023)

Il diritto all’attività intra moenia è per tutti?

Una recente sentenza della Corte di Cassazione ha chiarito un punto fondamentale riguardo l’esercizio della libera professione all’interno delle strutture sanitarie pubbliche. Il caso riguarda una biologa che si è vista negare la possibilità di svolgere la propria professione privatamente nei locali dell’Azienda Sanitaria per cui lavorava. La questione centrale era stabilire se il diritto all’esercizio della cosiddetta ‘attività intra moenia’ fosse una prerogativa di tutti i dirigenti sanitari o solo dei medici. La Corte ha stabilito che l’attività intra moenia non medica non costituisce un diritto soggettivo del lavoratore, risolvendo una questione di notevole importanza per molti professionisti del settore.

I fatti: una biologa contro l’Azienda Sanitaria

La vicenda ha origine dalla richiesta di una biologa, dipendente di un’Azienda Sanitaria pubblica, di essere messa nelle condizioni di poter esercitare la sua attività libero-professionale. In pratica, chiedeva di poter utilizzare le strutture e le attrezzature dell’ente, al di fuori del suo orario di servizio, per seguire pazienti privati, come la legge consente di fare ai medici. L’Azienda Sanitaria, tuttavia, non ha mai attivato il servizio per la sua figura professionale. Sentendosi danneggiata da questa omissione, che le ha impedito per anni di avere un’ulteriore fonte di guadagno e di crescita professionale, la biologa ha deciso di fare causa all’ente datore di lavoro, chiedendo un risarcimento per i mancati profitti.

La questione legale: a chi spetta il diritto all’intra moenia?

Il cuore del problema non era quantificare il danno, ma stabilire se la biologa avesse effettivamente un diritto a pretendere che l’Azienda Sanitaria organizzasse il servizio di libera professione per lei. La difesa della lavoratrice sosteneva che le norme in materia dovessero essere interpretate in senso ampio, estendendo questa facoltà a tutti i dirigenti del settore sanitario, non solo ai medici. L’Azienda Sanitaria, implicitamente, riteneva invece che tale obbligo non sussistesse per le figure professionali diverse da quella medica. La controversia è quindi arrivata fino alla Corte di Cassazione, chiamata a dare un’interpretazione definitiva della legge.

Le motivazioni: perché l’attività intra moenia non medica è esclusa

La Corte di Cassazione ha analizzato in dettaglio le leggi che regolano la materia. I giudici hanno osservato che le norme primarie, quelle che sanciscono un vero e proprio diritto del dipendente e un corrispondente obbligo per l’ente, fanno un riferimento esplicito e quasi esclusivo alla figura dei ‘medici’. Sebbene altre disposizioni successive utilizzino termini più generici come ‘dirigenti sanitari’ o ‘operatori sanitari’, queste ultime regolano principalmente gli aspetti organizzativi e le modalità di svolgimento del servizio. Non hanno, però, la forza di ampliare la categoria dei beneficiari del diritto. Secondo la Corte, la scelta del legislatore è stata precisa: limitare il diritto all’attività intra moenia solo al personale medico. Di conseguenza, la richiesta della biologa era infondata in partenza, perché basata su un diritto che la legge non le riconosceva.

Le conclusioni: la Cassazione nega il risarcimento

Sulla base di questa interpretazione restrittiva della normativa, la Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso della biologa. La decisione finale è che la lavoratrice non ha diritto ad alcun risarcimento, perché l’Azienda Sanitaria non ha violato nessun obbligo nei suoi confronti. Non esistendo un diritto all’attività intra moenia non medica, l’ente non era tenuto a predisporre gli spazi e i servizi necessari. Questa sentenza crea un precedente importante, confermando che la facoltà di esercitare la libera professione all’interno delle strutture del Servizio Sanitario Nazionale è una prerogativa riservata, per legge, esclusivamente ai dirigenti medici.

Un dirigente sanitario non medico può svolgere attività intra moenia?
No, secondo la Cassazione il diritto a svolgere attività libero-professionale intra moenia, con il conseguente obbligo dell’azienda sanitaria di fornire gli spazi, è riservato esclusivamente al personale medico.

Perché la legge distingue tra medici e altri dirigenti sanitari per l’intra moenia?
La normativa che istituisce questo diritto fa esplicito e ripetuto riferimento alla figura del ‘medico’, indicando una scelta precisa del legislatore di limitare a questa specifica categoria la facoltà e il relativo obbligo per l’ente.

Cosa succede se un’azienda sanitaria nega l’intra moenia a un medico?
Se un medico ha diritto all’intra moenia, il diniego ingiustificato da parte dell’azienda sanitaria può configurare un inadempimento contrattuale e dare diritto al risarcimento del danno per la perdita di opportunità professionali.

Termini giuridici

Intra moenia
(Espressione latina che significa 'entro le mura'). È l'attività libero-professionale che il personale sanitario dipendente di una struttura pubblica svolge, fuori dall'orario di lavoro, utilizzando le strutture dell'ente stesso.
Diritto soggettivo
È la posizione di vantaggio, protetta dalla legge, che permette a una persona di pretendere un determinato comportamento (un'azione o un'omissione) da un altro soggetto per soddisfare un proprio interesse.
An debeatur
(Espressione latina che significa 'se è dovuto'). Indica la fase del giudizio in cui si accerta se un diritto (ad esempio, al risarcimento) esista o meno, prima ancora di calcolarne l'importo.
Quantum debeatur
(Espressione latina che significa 'quanto è dovuto'). Indica la fase del giudizio in cui si determina l'esatto ammontare economico di un diritto (ad esempio, l'importo del risarcimento) la cui esistenza è già stata accertata.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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