Definizione
Espressione latina che significa 'quanto è dovuto'. Si riferisce alla determinazione dell'esatto ammontare di un debito o di un risarcimento.
Orientamento della Cassazione
Su LexCED 341 provvedimenti della Corte di cassazione su questo tema (2019–2026). Nel 40% dei casi il ricorso è stato rigettato.
Esito del ricorso
- Accolto, anche in parte 40%
- Rigettato 40%
- Inammissibile 15%
- Estinto 0%
- Altro 5%
Provvedimenti per anno
2019
2022
2023
2024
2025
2026
Sezioni
- Civile Sez. 343%
- Civile Sez. Lavoro31%
- Civile Sez. 225%
Precedenti più richiamati
- Cass. 4051/2011in 8 provvedimenti
- Cass. 230/2016in 9 provvedimenti
- Cass. S.U. 33645/2022in 7 provvedimenti
- Cass. 11892/2016in 9 provvedimenti
Dati LexCED, aggiornati ogni giorno. L'esito è letto dal dispositivo dei provvedimenti pubblicati; sono esclusi quelli senza dispositivo leggibile.
Norme più ricorrenti in questi provvedimenti
Provvedimenti
Una società di ingegneria ha inviato una diffida ad adempiere alla società committente aeroportuale, chiedendo la risoluzione del contratto per inadempimento e il risarcimento del danno. La committente si è difesa contestando gravi mancanze e ritardi della stessa società di progettazione. I giudici di merito hanno accertato l'inadempimento prevalente dell'appaltatrice, rigettando la sua richiesta risarcitoria e condannandola genericamente a risarcire i danni causati alla committente. La Corte di Cassazione ha confermato integralmente la decisione: l'intimazione di una diffida non determina lo scioglimento automatico del contratto se l'intimante è a sua volta inadempiente. Il giudice deve sempre compiere una valutazione comparativa dei comportamenti delle parti per individuare la condotta più grave che ha compromesso l'affare.
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Due investitori citano una banca chiedendo il risarcimento danni da investimenti per oltre due milioni di euro impiegati nell'acquisto di titoli argentini poi andati in default (insolvenza dello Stato estero). Gli acquirenti sostengono che la mancata contestazione dell'importo speso da parte dell'istituto equivalga all'ammissione del danno totale. La Corte d'Appello respinge la richiesta perché gli investitori non hanno dimostrato l'effettivo pregiudizio subito, trascurando il valore residuo dei titoli e i rimborsi parziali emessi dal Paese estero. La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso dei risparmiatori: ammettere l'esborso iniziale non significa riconoscere una perdita integrale. Spetta a chi investe provare l'esatto danno sofferto.
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I gestori di un complesso alberghiero e di ristorazione situato su suolo demaniale hanno impugnato un avviso di accertamento della Regione Toscana. L'ente territoriale pretendeva il pagamento della quota per l'imposta regionale sulle concessioni demaniali relativa al 2011, calcolandola sull'importo teorico del canone statale originario. I contribuenti avevano però aderito alla definizione agevolata prevista dalla legge, ottenendo una riduzione del 70% della somma dovuta allo Stato. I giudici tributari regionali avevano confermato la pretesa fiscale, sostenendo la totale autonomia del tributo locale rispetto al beneficio statale. La Corte di Cassazione ha ribaltato questa conclusione, affermando che la tassa locale deve allinearsi al canone effettivamente corrisposto e non a quello teorico. La Suprema Corte ha dunque cassato la sentenza e rinviato la controversia per un nuovo esame.
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L'Agenzia delle Entrate ha notificato un avviso di accertamento a un dirigente medico per tassare l'importo percepito da un'Azienda Sanitaria in seguito a un accordo transattivo. Il contenzioso originario riguardava la mancata attivazione del sistema di valutazione per l'attribuzione della retribuzione di risultato. Il Fisco riteneva la somma un reddito di lavoro dipendente soggetto a IRPEF, qualificandola come lucro cessante. I giudici tributari di merito hanno respinto le pretese fiscali. La Corte di Cassazione ha confermato l'esenzione fiscale dell'indennizzo. La Suprema Corte ha chiarito che il risarcimento per perdita di chance ha natura di danno emergente e reintegra la lesione della capacità professionale. Pertanto, la somma non sostituisce alcun reddito effettivo e non sconta alcuna imposta.
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Una società balneare ha impugnato gli avvisi di accertamento e una cartella di pagamento emessi per l'imposta sulle concessioni demaniali per gli anni 2011 e 2012. L'impresa aveva aderito alla definizione agevolata statale, ottenendo una riduzione del canone di concessione. La Regione pretendeva invece il pagamento dell'imposta calcolata sulla cifra originaria e non su quella scontata. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'impresa balneare. I giudici hanno stabilito che l'imposta regionale deve diminuire insieme al canone, poiché la tassa si commisura esclusivamente al canone effettivamente pagato. La Corte ha invece confermato la piena validità della cartella esattoriale notificata tramite posta elettronica certificata, anche se priva di firma digitale del funzionario.
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Una società balneare ha impugnato due avvisi di accertamento riguardanti l'imposta regionale sulle concessioni demaniali per gli anni 2013 e 2015. L'impresa aveva precedentemente usufruito della definizione agevolata statale, versando un canone demaniale fortemente ridotto per chiudere i contenziosi pendenti. Nonostante il pagamento decurtato, l'ente regionale ha preteso il tributo calcolandolo sulla cifra originaria e piena del canone, rifiutandosi di applicare lo sconto alla tassa locale. I giudici tributari di merito hanno respinto i ricorsi dell'operatore economico. La Corte di Cassazione ha invece ribaltato la decisione, stabilendo che la riduzione per legge del canone statale produce effetti a ogni livello. Di conseguenza, l'imposta regionale sulle concessioni demaniali deve essere ricalcolata esclusivamente sull'importo effettivamente versato a titolo agevolato, allineando la pretesa fiscale alla spesa reale sostenuta dal concessionario.
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L'Agenzia delle Entrate ha notificato a una società una cartella esattoriale per omesso versamento IVA. Il contribuente ha impugnato l'atto sostenendo l'avvenuta compensazione parziale del debito e ha contestualmente presentato un'istanza di rateizzazione per le somme residue. La Corte di secondo grado ha ritenuto che la dilazione costituisse acquiescenza alla pretesa impositiva, annullando il debito unicamente nei limiti degli importi già pagati. La Corte di Cassazione ha invece ribaltato tale decisione, accogliendo il ricorso dell'Azienda. La Suprema Corte ha affermato che l'istanza di rateizzazione non equivale a una rinuncia a contestare la debenza del tributo, cassando la sentenza con rinvio ad altra sezione.
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Il Tribunale ha condannato un conducente e la sua compagnia assicuratrice al risarcimento sinistro stradale in favore di un pedone investito durante una manovra di retromarcia. La vittima ha riportato una grave frattura al ginocchio. La decisione si basa sull'accertamento della responsabilità esclusiva del conducente e sulla liquidazione del danno biologico e morale effettuata secondo le recenti Tabelle Uniche Nazionali, confermando il diritto al ristoro per l'invalidità permanente e temporanea.
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Un condomino ha chiesto il **risarcimento danni condominio** a seguito di presunte difformità nell'esecuzione di lavori e della mancata applicazione del regolamento di parcheggio da parte degli ex amministratori. La Corte d'Appello ha respinto la domanda, non avendo riscontrato la prova di un danno potenziale e del nesso causale. La Cassazione ha confermato questa impostazione, ribadendo che per ottenere una condanna generica non basta l'illecito, ma serve una prova, anche sommaria, della portata dannosa. Ha accolto solo il motivo relativo alle spese legali, ripristinando la compensazione del primo grado, ma ha rigettato il ricorso principale.
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Un'azienda di trasporti ha contestato un avviso di accertamento fiscale basato sugli studi di settore. L'azienda aveva sottoscritto un accordo di accertamento con adesione con l'Agenzia delle Entrate, ma non aveva poi effettuato il pagamento dovuto. La Corte di Cassazione ha stabilito che la sola sottoscrizione dell'accordo di accertamento con adesione rende l'atto impositivo definitivo e non più impugnabile dal contribuente, anche se il pagamento non è avvenuto. L'azienda ha perso il ricorso e deve pagare il doppio contributo unificato.
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L'Azienda Costruttrice ha demolito un capannone per edificare un nuovo complesso residenziale. La Proprietaria Confinante ha agito in giudizio lamentando la violazione delle **distanze tra costruzioni** previste dalle norme urbanistiche, chiedendo la demolizione e il risarcimento danni. I giudici di merito hanno riconosciuto che l'intervento costituiva una "nuova costruzione" e non una semplice ristrutturazione, imponendo il rispetto delle distanze legali di 5 metri dal confine e la demolizione delle parti eccedenti. La Corte di Cassazione ha confermato questa interpretazione, rigettando il ricorso dell'Azienda Costruttrice che invocava una normativa più favorevole e la garanzia per evizione contro l'Ex Proprietario Venditore. Ha inoltre dichiarato inammissibili i ricorsi incidentali della Proprietaria Confinante e dell'Ex Proprietario Venditore per difetto di specificità o interesse.
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L'Agenzia delle Entrate ha contestato a una società di carburanti, poi cancellata dal registro imprese, ricavi non dichiarati su vendite di gasolio. I giudici di secondo grado hanno ridotto l'importo delle imposte a una cifra forfettaria, basandosi su una perizia di parte senza illustrare il percorso logico del calcolo. L'amministrazione finanziaria ha quindi impugnato la decisione davanti alla Corte di Cassazione, contestando l'assenza di spiegazioni quantitative. I giudici di legittimità hanno accolto il ricorso dell'ente impositore contro gli ex soci, rilevando la presenza di una motivazione apparente. La Corte ha chiarito che il giudice non può quantificare le imposte dovute in modo arbitrario senza mostrare il conteggio analitico. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso verso la società estinta e ha rinviato il giudizio alla commissione regionale.
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La controversia riguarda l'impugnazione di una cartella esattoriale per imposte non versate. La società contribuente ha contestato la mancata corrispondenza tra gli importi indicati nell'avviso di accertamento originario e le cifre complessive richieste successivamente dal concessionario della riscossione. I giudici di secondo grado avevano ritenuto sufficiente il semplice richiamo all'atto presupposto. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso del contribuente, affermando che la motivazione cartella di pagamento è illegittima se non esplicita i criteri di calcolo che giustificano la divergenza numerica rispetto all'accertamento. Il mero rinvio non consente al cittadino di verificare l'esattezza di sanzioni e interessi.
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Un Lavoratore, transitato da un Ente agricolo a un'Agenzia regionale, ha chiesto il pagamento di differenze retributive legate alla sua anzianità professionale. La Corte d'Appello ha riconosciuto il suo diritto a mantenere la retribuzione precedente, inclusa l'Anzianità Professionale Edile (APE), ma ha emesso una `condanna generica`, senza quantificare l'importo dovuto. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del Lavoratore, stabilendo che, se la parte ha chiesto una somma specifica, il giudice non può limitarsi a una `condanna generica` ma deve determinare l'esatto ammontare. Il caso è stato rinviato alla Corte d'Appello per il calcolo preciso delle somme.
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Un professionista ha chiesto il **rimborso IRAP professionisti** per l'anno 2014, sostenendo di non dover pagare tale imposta. Dopo un parziale accoglimento in primo grado e un rigetto in appello, ha presentato ricorso in Cassazione. Il professionista lamentava che i giudici non avessero determinato l'esatto ammontare del rimborso, pur riconoscendone il diritto per specifiche attività (amministratore, sindaco, curatore). La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso. Ha stabilito che, sebbene il diritto al rimborso fosse riconosciuto, spettava al ricorrente fornire i dati per calcolare l'importo preciso. Il professionista è stato condannato al pagamento delle spese legali.
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Gli eredi di un proprietario terriero hanno contestato le cartelle di pagamento per gli Accertamento Contributi Consortili irrigui, emesse da un Consorzio di Bonifica. Essi ritenevano illegittima la quantificazione e contestavano la competenza della Deputazione Amministrativa, organo esecutivo, a deliberare tali ruoli, anziché il Consiglio dei Delegati, organo deliberativo. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso degli eredi. Ha confermato che la Deputazione Amministrativa aveva la facoltà di determinare provvisoriamente i contributi basandosi su indici presuntivi, in linea con lo statuto del Consorzio e la normativa vigente. La sentenza ha quindi ritenuto legittime le cartelle di pagamento.
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Un avvocato ha svolto attività difensiva per conto di un ente pubblico, regolata da apposite convenzioni. A seguito della revoca del mandato, il professionista ha richiesto il pagamento di diverse parcelle non saldate. L'amministrazione committente ha contestato in termini generici l'effettivo svolgimento delle prestazioni e l'ammontare richiesto. Il giudice di merito ha ridotto l'importo escludendo le voci prive di riscontro probatorio. La Corte di Cassazione ha confermato che, per la liquidazione del compenso professionale, basta anche una contestazione generica del cliente per imporre al giudice la verifica dell'attività svolta. Il legale ha l'onere di provare ogni singola prestazione effettuata. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso del professionista e inefficaci i ricorsi incidentali dell'ente, confermando la riduzione del credito.
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Un lavoratore del trasporto pubblico ha richiesto all'ente previdenziale il ricalcolo della pensione. L'ente ha versato spontaneamente una somma parziale, calcolando la maggiorazione contributiva sulla quota successiva al 1994 con aliquota al 2%. Il lavoratore ha preteso l'aliquota più favorevole del 2,5% per gli anni precedenti, ottenendo ragione in primo grado. L'ente ha impugnato soltanto la somma eccedente, ma la Corte d'Appello ha respinto l'intera domanda azzerando ogni credito. La Corte di Cassazione ha chiarito le regole: il calcolo corretto applica l'aliquota del 2% collocando l'incremento figurativo al momento della cessazione del servizio. Tuttavia, la Suprema Corte ha cassato la decisione d'appello per vizio di ultrapetizione, poiché i giudici di merito hanno cancellato illegittimamente anche l'importo mai contestato dall'ente.
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Un pensionato del settore aereo ha chiesto all'ente previdenziale il ricalcolo del proprio assegno. Il lavoratore pretendeva di accedere alla fascia massima di retribuzione pensionabile conteggiando gli anni trasferiti da altre gestioni. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso e confermato la correttezza dell'operato dell'ente. Nel sistema previdenziale speciale, la ricongiunzione Fondo volo consente di raggiungere il diritto alla pensione, ma non incrementa il massimale di calcolo della quota retributiva. Le fasce di rendimento più vantaggiose spettano solo a chi matura effettivi anni di servizio e di volo, escludendo riscatti e periodi ricongiunti.
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L'Associazione Professionale ha chiesto al Tribunale il pagamento di compensi per prestazioni legali rese da un Avvocato Associato a un Cliente. Il Tribunale ha negato la legittimazione associazione professionale, ritenendo che il mandato fosse solo al singolo avvocato e ha dichiarato inammissibile la richiesta per prestazioni penali. La Cassazione ha accolto il ricorso dell'Associazione e dell'Avvocato. Ha stabilito che l'associazione può avere legittimazione attiva se il suo statuto lo prevede, anche se il mandato è al singolo. Ha anche chiarito che il rito sommario è valido per i compensi penali. La causa tornerà al Tribunale per una nuova valutazione.
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