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LexCEDpedia

An Debeatur

Definizione

Espressione latina che significa 'se sia dovuto'. Nel contesto di un risarcimento, si riferisce all'accertamento dell'esistenza del diritto al risarcimento stesso (la responsabilità), distinguendolo dal 'quantum debeatur', che invece riguarda la quantificazione dell'importo dovuto.

Orientamento della Cassazione

Su LexCED 279 provvedimenti della Corte di cassazione su questo tema (2019–2026). Nel 42% dei casi il ricorso è stato rigettato.

Esito del ricorso

  • Accolto, anche in parte 41%
  • Rigettato 42%
  • Inammissibile 15%
  • Estinto 0%
  • Altro 2%

Provvedimenti per anno

2019 2022 2023 2024 2025 2026

Sezioni

  • Civile Sez. 342%
  • Civile Sez. 231%
  • Civile Sez. Lavoro27%

Precedenti più richiamati

  • Cass. 4051/2011in 8 provvedimenti
  • Cass. 20889/2016in 9 provvedimenti
  • Cass. 11460/2007in 6 provvedimenti
  • Cass. S.U. 4485/2018in 17 provvedimenti

Dati LexCED, aggiornati ogni giorno. L'esito è letto dal dispositivo dei provvedimenti pubblicati; sono esclusi quelli senza dispositivo leggibile.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Commissioni su conto corrente postale: la rinuncia scritta vince
L'Ente postale ha richiesto al concessionario della riscossione tributi il pagamento di commissioni su conto corrente postale per i versamenti delle imposte locali eseguiti dai cittadini. Dopo un primo rinvio in Cassazione, i giudici di merito hanno riconosciuto il compenso solo per un arco temporale circoscritto. Per il periodo precedente, i giudici hanno ritenuto valido l'esonero concesso da una nota interna dell'ente, redatta su carta intestata. L'Ente postale ha quindi proposto un nuovo ricorso contestando il potere di firma del dirigente e la rinuncia alle somme. La Corte di Cassazione ha respinto integralmente il ricorso dell'operatore postale, confermando che l'atto di esenzione firmato dal funzionario vincola l'amministrazione e tutela l'affidamento del cliente.
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Istanza di rateizzazione: pagare a rate non blocca il ricorso
L'Agenzia delle Entrate ha notificato a una società una cartella esattoriale per omesso versamento IVA. Il contribuente ha impugnato l'atto sostenendo l'avvenuta compensazione parziale del debito e ha contestualmente presentato un'istanza di rateizzazione per le somme residue. La Corte di secondo grado ha ritenuto che la dilazione costituisse acquiescenza alla pretesa impositiva, annullando il debito unicamente nei limiti degli importi già pagati. La Corte di Cassazione ha invece ribaltato tale decisione, accogliendo il ricorso dell'Azienda. La Suprema Corte ha affermato che l'istanza di rateizzazione non equivale a una rinuncia a contestare la debenza del tributo, cassando la sentenza con rinvio ad altra sezione.
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Ospitalità temporanea ERP: quando è legittima?
Il Tribunale di Roma ha accolto il ricorso di un'assegnataria di alloggio pubblico contro una sanzione per presunta cessione a terzi. La corte ha chiarito che l'ospitalità temporanea ERP basata sulla solidarietà sociale non viola la legge, specialmente se il verbale ispettivo è privo di prove concrete e dettagliate sulla natura del rapporto.
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Prescrizione del reato e risarcimento: no a condanne automatiche
Un uomo subiva un processo per minaccia a seguito di una lite in strada. Il giudice di primo grado condannava l'imputato a una multa e al risarcimento generico del danno verso la vittima costituita parte civile. Successivamente, il giudice di appello accertava l'estinzione dell'illecito per decorso del tempo, ma confermava le condanne risarcitorie appiattendosi sulla decisione precedente e ignorando le incongruenze testimoniali sollevate dalla difesa. L'imputato impugnava il verdetto davanti alla Suprema Corte. Gli ermellini hanno chiarito un principio decisivo in tema di prescrizione del reato e risarcimento: quando interviene l'estinzione del fatto penalmente rilevante, il magistrato non può ratificare in automatico i danni civili. Egli deve compiere un esame pieno e critico del quadro probatorio per escludere l'innocenza dell'imputato. La sentenza impugnata è stata annullata con rinvio al giudice civile competente.
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Differenze retributive e interessi: la guida ai crediti di lavoro
Un dipendente di un consorzio di bonifica ha richiesto l'inquadramento superiore con il pagamento degli arretrati stipendiali. Il Tribunale ha accolto solo parzialmente la domanda senza pronunciarsi sugli accessori. La Corte d'Appello ha esteso il diritto anche ai periodi intermedi, ma ha negato rivalutazione monetaria e maggiorazioni sostenendo la mancanza di una specifica impugnazione. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del lavoratore per i periodi riconosciuti ex novo in appello. I giudici hanno chiarito che, quando il primo giudice nega il credito principale, la domanda sugli accessori resta assorbita e la semplice riproposizione in secondo grado è sufficiente per ottenere differenze retributive e interessi.
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Risarcimento mancata fornitura divisa: niente automatismo
Un agente della Polizia Municipale ha chiesto il risarcimento mancata fornitura divisa o un'indennità sostitutiva, lamentando che il Comune gli aveva consegnato l'uniforme in ritardo. Il lavoratore sosteneva di aver subito un danno economico e un pregiudizio all'immagine per aver svolto il servizio con abiti civili o con vecchie divise. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'agente, confermando che il ritardo del datore di lavoro costituisce un inadempimento, ma non genera automaticamente un risarcimento. Per ottenere il ristoro, il dipendente deve provare di aver speso soldi propri per acquistare i vestiti o di aver logorato abiti personali. Inoltre, il danno all'immagine non è automatico e richiede una prova specifica del pregiudizio subito. Il lavoratore è stato sconfitto e condannato al pagamento delle spese legali.
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Risarcimento Danni Condominio: Quando il Danno Non è Provato
Un condomino ha chiesto il **risarcimento danni condominio** a seguito di presunte difformità nell'esecuzione di lavori e della mancata applicazione del regolamento di parcheggio da parte degli ex amministratori. La Corte d'Appello ha respinto la domanda, non avendo riscontrato la prova di un danno potenziale e del nesso causale. La Cassazione ha confermato questa impostazione, ribadendo che per ottenere una condanna generica non basta l'illecito, ma serve una prova, anche sommaria, della portata dannosa. Ha accolto solo il motivo relativo alle spese legali, ripristinando la compensazione del primo grado, ma ha rigettato il ricorso principale.
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Condanna generica al risarcimento danni: la Cassazione fa chiarezza
La Corte di Cassazione ha esaminato il ricorso di un Proprietario che contestava una condanna generica al risarcimento dei danni. Il Proprietario aveva perso la causa di usucapione e gli era stato ordinato di reintegrare gli Occupanti nel possesso di alcuni locali, con l'obbligo di risarcire i danni in un giudizio separato. Il Proprietario lamentava l'incompatibilità tra la domanda di risarcimento specifica e la condanna generica. La Cassazione ha rigettato il ricorso, chiarendo che una domanda originaria di condanna generica al risarcimento dei danni è ammissibile, anche senza il consenso della controparte, purché non sia una richiesta subordinata a una domanda specifica già rigettata per mancanza di prove sul quantum. La decisione conferma la validità della condanna generica nel caso specifico.
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Distanze tra costruzioni: Nuova Edificazione o Ristrutturazione? La Cassazione fa Chiarezza
L'Azienda Costruttrice ha demolito un capannone per edificare un nuovo complesso residenziale. La Proprietaria Confinante ha agito in giudizio lamentando la violazione delle **distanze tra costruzioni** previste dalle norme urbanistiche, chiedendo la demolizione e il risarcimento danni. I giudici di merito hanno riconosciuto che l'intervento costituiva una "nuova costruzione" e non una semplice ristrutturazione, imponendo il rispetto delle distanze legali di 5 metri dal confine e la demolizione delle parti eccedenti. La Corte di Cassazione ha confermato questa interpretazione, rigettando il ricorso dell'Azienda Costruttrice che invocava una normativa più favorevole e la garanzia per evizione contro l'Ex Proprietario Venditore. Ha inoltre dichiarato inammissibili i ricorsi incidentali della Proprietaria Confinante e dell'Ex Proprietario Venditore per difetto di specificità o interesse.
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Liquidazione equitativa del danno: no al risarcimento senza prova
Un'impresa edile ha richiesto il risarcimento dei danni a una società di telecomunicazioni per il ritardo nella rimozione di un cavo telefonico su un terreno da edificare. La Corte d'Appello ha respinto la richiesta per assenza di prova sul danno effettivo e sul legame causale con i ritardi di cantiere. L'impresa ha ricorso in Cassazione invocando la liquidazione equitativa del danno. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno stabilito che il potere di stimare equitativamente un danno presuppone la prova certa dell'esistenza del danno stesso. L'equità non può mai sostituire la totale mancanza di prove sull'effettiva verificazione della perdita economica.
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Indennità sostitutiva vestiario: serve la prova del danno subito
Alcuni agenti di polizia locale hanno citato in giudizio l'ente comunale datore di lavoro a causa del ritardo e della mancata fornitura delle divise di servizio. I lavoratori hanno richiesto il riconoscimento del diritto all'indennità sostitutiva vestiario, oltre al risarcimento dei danni patrimoniali e d'immagine per aver dovuto indossare abiti vecchi o civili. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso degli agenti. La Suprema Corte ha chiarito che il ritardo del datore costituisce un inadempimento contrattuale, ma non genera automaticamente un'indennità economica né un risarcimento in assenza di prove di effettivi esborsi o perdite patrimoniali sostenute dai dipendenti per l'acquisto di abiti alternativi.
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Condanna generica: la Cassazione impone il calcolo preciso
Un Lavoratore, transitato da un Ente agricolo a un'Agenzia regionale, ha chiesto il pagamento di differenze retributive legate alla sua anzianità professionale. La Corte d'Appello ha riconosciuto il suo diritto a mantenere la retribuzione precedente, inclusa l'Anzianità Professionale Edile (APE), ma ha emesso una `condanna generica`, senza quantificare l'importo dovuto. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del Lavoratore, stabilendo che, se la parte ha chiesto una somma specifica, il giudice non può limitarsi a una `condanna generica` ma deve determinare l'esatto ammontare. Il caso è stato rinviato alla Corte d'Appello per il calcolo preciso delle somme.
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Servitù nascosta nell’immobile e riduzione del prezzo
Un acquirente firma un contratto preliminare per acquistare un immobile. Successivamente scopre due criticità taciute: l'esistenza di una servitù di passaggio sul terreno e la proprietà parzialmente altrui del marciapiede circostante. L'acquirente chiede in giudizio la risoluzione del contratto o la riduzione del prezzo. I giudici di merito respingono le domande, ritenendo che la servitù non fosse usata da tempo e la porzione di marciapiede altrui fosse insignificante. La Corte di Cassazione ribalta la decisione. I giudici supremi stabiliscono che il mancato esercizio temporaneo della servitù non ne cancella l'esistenza né il peso sul valore del bene. Inoltre, anche per piccole porzioni di immobile appartenenti a terzi, spetta il diritto alla riduzione del prezzo. La Cassazione accoglie il ricorso e rinvia la causa.
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Rimborso IRAP Professionisti: Diritto Riconosciuto, Importo Negato
Un professionista ha chiesto il **rimborso IRAP professionisti** per l'anno 2014, sostenendo di non dover pagare tale imposta. Dopo un parziale accoglimento in primo grado e un rigetto in appello, ha presentato ricorso in Cassazione. Il professionista lamentava che i giudici non avessero determinato l'esatto ammontare del rimborso, pur riconoscendone il diritto per specifiche attività (amministratore, sindaco, curatore). La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso. Ha stabilito che, sebbene il diritto al rimborso fosse riconosciuto, spettava al ricorrente fornire i dati per calcolare l'importo preciso. Il professionista è stato condannato al pagamento delle spese legali.
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Accertamento Contributi Consortili: La Cassazione conferma la legittimità
Gli eredi di un proprietario terriero hanno contestato le cartelle di pagamento per gli Accertamento Contributi Consortili irrigui, emesse da un Consorzio di Bonifica. Essi ritenevano illegittima la quantificazione e contestavano la competenza della Deputazione Amministrativa, organo esecutivo, a deliberare tali ruoli, anziché il Consiglio dei Delegati, organo deliberativo. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso degli eredi. Ha confermato che la Deputazione Amministrativa aveva la facoltà di determinare provvisoriamente i contributi basandosi su indici presuntivi, in linea con lo statuto del Consorzio e la normativa vigente. La sentenza ha quindi ritenuto legittime le cartelle di pagamento.
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Errore revocatorio: quando la svista del giudice non basta
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso per revocazione presentato da alcuni lavoratori contro una precedente ordinanza. I lavoratori avevano chiesto il pagamento di retribuzioni basandosi su sentenze che riconoscevano un rapporto di lavoro subordinato per interposizione di manodopera. Tuttavia, tali sentenze erano state successivamente riformate in appello. La Corte ha chiarito che l'errore revocatorio, che permette di annullare una sentenza, deve essere una svista materiale evidente e non un'errata interpretazione degli atti. Nel caso specifico, l'ordinanza impugnata non presentava un vero errore percettivo, ma piuttosto un'interpretazione del ricorso originale. Pertanto, il ricorso è stato respinto, confermando l'inammissibilità.
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Data Certa del Contratto: Credito Negato nel Fallimento Senza Prova
Uno Studio Professionale ha chiesto di essere ammesso al passivo di un Fallimento, vantando un credito per prestazioni professionali e indennità di recesso. Il credito, che invocava il privilegio, è stato respinto per la mancanza di una data certa del contratto che lo supportava e per l'insufficienza di altra documentazione. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, ribadendo che l'assenza della data certa del contratto rende il credito inopponibile alla procedura fallimentare. La contestazione riguardava l'esistenza stessa del debito, non solo il suo ammontare.
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Contestazione fattura riparazione auto: la Cassazione ribalta l’esito
Un'autocarrozzeria ha chiesto il pagamento per riparazioni auto. Il Tribunale le ha dato ragione, ma la Corte d'Appello ha rigettato la domanda, ritenendo che la cliente avesse contestato la fattura di riparazione auto e che non vi fosse prova sufficiente del debito, interpretando una lettera come semplice volontà di trattare. L'autocarrozzeria ha presentato ricorso in Cassazione. La Suprema Corte ha accolto il ricorso, annullando la sentenza d'Appello. Ha stabilito che la Corte d'Appello ha valutato male le prove, non distinguendo tra la contestazione del prezzo (quantum) e l'esistenza del lavoro (an debeatur). Inoltre, ha chiarito che un decreto ingiuntivo per la restituzione di somme pagate provvisoriamente non impedisce di discutere il debito principale. La causa tornerà alla Corte d'Appello per un nuovo esame.
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Ricongiunzione Fondo volo: esclusi i tetti massimi
Un pensionato del settore aereo ha chiesto all'ente previdenziale il ricalcolo del proprio assegno. Il lavoratore pretendeva di accedere alla fascia massima di retribuzione pensionabile conteggiando gli anni trasferiti da altre gestioni. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso e confermato la correttezza dell'operato dell'ente. Nel sistema previdenziale speciale, la ricongiunzione Fondo volo consente di raggiungere il diritto alla pensione, ma non incrementa il massimale di calcolo della quota retributiva. Le fasce di rendimento più vantaggiose spettano solo a chi matura effettivi anni di servizio e di volo, escludendo riscatti e periodi ricongiunti.
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Legittimazione Associazione Professionale: Mandato al Singolo vs. Studio
L'Associazione Professionale ha chiesto al Tribunale il pagamento di compensi per prestazioni legali rese da un Avvocato Associato a un Cliente. Il Tribunale ha negato la legittimazione associazione professionale, ritenendo che il mandato fosse solo al singolo avvocato e ha dichiarato inammissibile la richiesta per prestazioni penali. La Cassazione ha accolto il ricorso dell'Associazione e dell'Avvocato. Ha stabilito che l'associazione può avere legittimazione attiva se il suo statuto lo prevede, anche se il mandato è al singolo. Ha anche chiarito che il rito sommario è valido per i compensi penali. La causa tornerà al Tribunale per una nuova valutazione.
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