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Anzianità di servizio: vale anche il tempo determinato

La Corte di Cassazione, con l’ordinanza n. 17445/2024, ha stabilito che l’anzianità di servizio maturata durante i contratti a tempo determinato deve essere considerata ai fini del calcolo delle indennità di esclusività e di posizione per i dirigenti del Servizio Sanitario Nazionale. La Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso di un’Azienda Sanitaria, ribadendo il principio di non discriminazione tra lavoratori a tempo determinato e indeterminato, in linea con la normativa europea. La decisione sottolinea come l’esperienza professionale complessiva, e non solo quella maturata con contratto a tempo indeterminato, sia il criterio corretto per il calcolo di tali emolumenti.

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Pubblicato il 29 novembre 2025 in Diritto del Lavoro, Giurisprudenza Civile, Procedura Civile

Anzianità di servizio: la Cassazione conferma la validità dei contratti a termine

Una recente ordinanza della Corte di Cassazione ha affrontato un tema di grande rilevanza per i lavoratori del pubblico impiego, in particolare nel settore sanitario. La decisione chiarisce che l’anzianità di servizio maturata attraverso contratti a tempo determinato deve essere pienamente riconosciuta ai fini del calcolo delle indennità di esclusività e di posizione. Questa pronuncia consolida il principio di non discriminazione tra lavoratori a tempo determinato e indeterminato, allineando la giurisprudenza nazionale alle direttive europee.

I fatti di causa

Il caso ha origine dalla richiesta di una dirigente psicologa impiegata per oltre un decennio presso un’Azienda Sanitaria Locale (ASL) con una serie di contratti a tempo determinato. La professionista aveva citato in giudizio l’ASL per ottenere il pagamento dell’indennità di esclusività e dell’indennità di posizione minima unificata, sostenendo che il calcolo dovesse tenere conto di tutta l’esperienza professionale accumulata, indipendentemente dalla natura a termine dei rapporti di lavoro.

La Corte d’Appello aveva dato ragione alla lavoratrice, condannando l’ASL al pagamento delle somme richieste. L’Azienda Sanitaria, non accettando la decisione, ha presentato ricorso in Cassazione, basandolo su quattro motivi principali, tra cui la presunta violazione di norme procedurali e una errata interpretazione delle clausole del Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro (CCNL) di riferimento.

La decisione della Corte di Cassazione e l’anzianità di servizio

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso dell’ASL interamente inammissibile. La decisione si fonda su diverse ragioni, sia di carattere procedurale che di merito, che confermano la correttezza della sentenza d’appello.

Il principio di non discriminazione e l’anzianità di servizio

Il cuore della pronuncia risiede nell’interpretazione del CCNL alla luce della direttiva europea 1999/70/CE. La Corte ha ribadito un orientamento ormai consolidato: un’interpretazione che escluda i periodi di lavoro a termine dal calcolo dell’anzianità di servizio per l’attribuzione di benefici economici creerebbe una discriminazione ingiustificata. L’anzianità di servizio deve essere intesa come ‘anzianità complessiva’, che include sia i rapporti a tempo determinato sia quelli a tempo indeterminato.

La Corte ha specificato che il concetto di ‘esperienza professionale nel servizio sanitario nazionale’, richiamato dal CCNL per modulare l’indennità, si riferisce all’esperienza maturata in regime di subordinazione, senza distinzioni sulla tipologia contrattuale. Questo approccio è coerente con la finalità dell’istituto, che è quella di incentivare e compensare l’esclusività del rapporto di lavoro con il servizio sanitario nazionale.

Le motivazioni

La Corte ha smontato uno per uno i motivi di ricorso presentati dall’ASL, dichiarandoli tutti inammissibili.

1. Vizi procedurali: Il primo e il secondo motivo sono stati respinti per violazione del principio di ‘autosufficienza del ricorso’. L’ASL non aveva adeguatamente riportato nel suo atto il contenuto dei documenti e degli atti processuali essenziali per la decisione, impedendo alla Corte di valutare la fondatezza delle censure senza dover ricercare gli atti nei fascicoli.
2. Errata interpretazione del contratto: Il secondo motivo è stato giudicato inammissibile anche perché mirava a una nuova interpretazione del contratto di lavoro, attività riservata al giudice di merito. La Cassazione può sindacare l’interpretazione solo se viola i criteri legali di ermeneutica, cosa che l’ASL non è riuscita a dimostrare.
3. Conformità ai precedenti: Il terzo motivo è stato respinto perché l’interpretazione della Corte d’Appello era perfettamente conforme alla giurisprudenza di legittimità esistente in materia di non discriminazione dei lavoratori a termine.
4. Tentativo di riesame del merito: L’ultimo motivo è stato dichiarato inammissibile perché, sotto l’apparenza di una violazione di legge, tentava in realtà di ottenere una rivalutazione dei fatti e dei calcoli effettuati nei gradi precedenti, un’operazione non consentita in sede di legittimità.

Le conclusioni

Questa ordinanza della Cassazione rappresenta un punto fermo importante per la tutela dei diritti dei lavoratori a tempo determinato nel pubblico impiego. Le conclusioni che possiamo trarre sono chiare:

* L’anzianità di servizio maturata con contratti a termine è pienamente valida per il calcolo delle indennità e degli altri benefici economici legati all’esperienza professionale.
* Qualsiasi interpretazione di contratti collettivi che porti a una disparità di trattamento tra lavoratori a termine e a tempo indeterminato è contraria alla normativa europea e nazionale, salvo che non sia giustificata da ragioni oggettive.
* I ricorsi in Cassazione devono rispettare rigorosi oneri procedurali, come il principio di autosufficienza, pena l’inammissibilità.

L’anzianità di servizio maturata con contratti a tempo determinato vale ai fini delle indennità di esclusività e di posizione?
Sì, la Corte di Cassazione ha confermato che l’esperienza professionale deve essere intesa come anzianità complessiva, includendo i periodi di lavoro a tempo determinato e indeterminato, per evitare discriminazioni ingiustificate.

Perché il ricorso dell’Azienda Sanitaria è stato dichiarato inammissibile?
Il ricorso è stato dichiarato inammissibile per diverse ragioni procedurali, tra cui la violazione del principio di autosufficienza (mancata specifica indicazione degli atti), il tentativo di ottenere un riesame dei fatti di causa e la proposizione di tesi giuridiche in contrasto con l’orientamento consolidato della giurisprudenza.

La direttiva europea 1999/70/CE ha un ruolo in questa decisione?
Sì, ha un ruolo fondamentale. La Corte ha interpretato la disciplina del contratto collettivo nazionale alla luce della clausola 4 dell’accordo quadro allegato alla direttiva, che impone di garantire ai lavoratori a tempo determinato le medesime condizioni di impiego dei lavoratori a tempo indeterminato, a meno che differenze di trattamento siano giustificate da ragioni oggettive.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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