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Amministratori non esecutivi: la responsabilità

La Corte di Cassazione chiarisce la responsabilità degli amministratori non esecutivi per carenze nel governo societario di un istituto di credito. La sentenza conferma che il loro ruolo non è meramente passivo, ma richiede un dovere di agire informato e di attivarsi di fronte a segnali di allarme. Viene inoltre esclusa la violazione del principio del ‘ne bis in idem’ per sanzioni emesse da diverse autorità di vigilanza (Banca d’Italia e Consob) e l’applicazione del ‘favor rei’ alle sanzioni amministrative, soggette invece al principio del ‘tempus regit actum’.

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Responsabilità degli Amministratori non Esecutivi: Analisi della Cassazione

Una recente ordinanza della Corte di Cassazione ha riaffermato i confini e la natura della responsabilità che grava sugli amministratori non esecutivi all’interno delle società bancarie. Questa decisione offre importanti chiarimenti su principi cruciali come il ne bis in idem (divieto di doppia sanzione) e il favor rei (applicazione della norma più favorevole) nel contesto delle sanzioni amministrative, delineando un quadro di doveri non delegabili per chi ricopre cariche senza deleghe operative.

I Fatti di Causa

Il caso trae origine dalla sanzione amministrativa pecuniaria inflitta dall’Autorità di Vigilanza bancaria a un componente del consiglio di amministrazione di un importante istituto di credito. Le contestazioni riguardavano gravi carenze nel governo societario, nell’organizzazione, nella gestione dei rischi e nei controlli interni. L’amministratore sanzionato ha impugnato il provvedimento, prima davanti alla Corte d’Appello e poi in Cassazione, sollevando diverse questioni giuridiche di rilievo.

Le questioni giuridiche e la responsabilità degli amministratori non esecutivi

Il ricorrente basava la sua difesa su quattro argomenti principali:

1. Violazione del ne bis in idem: Sosteneva di essere già stato sanzionato per fatti analoghi da un’altra Autorità di Vigilanza del mercato finanziario, invocando il divieto di essere punito due volte per la stessa violazione.
2. Applicazione del favor rei: Chiedeva l’applicazione di una normativa successiva più favorevole, sostenendo la natura sostanzialmente penale delle sanzioni amministrative in materia bancaria.
3. Violazione del diritto di difesa: Lamentava di non aver ricevuto la proposta sanzionatoria prima dell’adozione del provvedimento definitivo, limitando così il suo diritto al contraddittorio.
4. Errata valutazione del ruolo: Affermava che, in qualità di consigliere privo di deleghe, il suo ruolo era meramente passivo e non poteva essergli addebitata una responsabilità per colpa legata a condotte negligenti o inerti.

La Decisione della Corte di Cassazione e il ruolo degli amministratori non esecutivi

La Suprema Corte ha rigettato il ricorso su tutta la linea, confermando la decisione della Corte d’Appello e consolidando principi giurisprudenziali di fondamentale importanza per la governance societaria.

le motivazioni

Sul principio del ne bis in idem

La Corte ha chiarito che la contemporanea attivazione di procedimenti sanzionatori da parte di diverse autorità (in questo caso, l’Autorità di Vigilanza bancaria e quella del mercato finanziario) non viola l’art. 6 della CEDU se i procedimenti mirano a tutelare beni giuridici differenti. L’una tutela la stabilità patrimoniale del sistema (controllo del rischio), l’altra la trasparenza e la correttezza dei comportamenti verso il mercato. Pertanto, due sanzioni possono coesistere a condizione che vi sia una connessione sostanziale e cronologica e che la sanzione complessiva risulti proporzionata.

Sulla natura delle sanzioni e il favor rei

La Cassazione ha ribadito con forza che le sanzioni previste dal Testo Unico Bancario per carenze organizzative non hanno natura penale secondo i cosiddetti “criteri Engel” elaborati dalla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo. Nonostante possano avere un’incidenza patrimoniale significativa, non raggiungono un livello di afflittività tale da essere equiparate a una pena. Di conseguenza, a tali illeciti amministrativi non si applica il principio del favor rei, ma quello del tempus regit actum: la violazione è disciplinata dalla legge in vigore al momento della sua commissione.

Sul diritto di difesa

Il diritto di difesa nel procedimento amministrativo sanzionatorio è pienamente garantito dalla possibilità di impugnare il provvedimento finale davanti a un giudice indipendente e imparziale, con pienezza di giurisdizione. Non è quindi necessaria la comunicazione della proposta di sanzione prima della sua adozione, essendo sufficiente garantire la contestazione degli addebiti e la facoltà di presentare controdeduzioni.

Sulla responsabilità degli amministratori senza deleghe

Questo è il punto più rilevante per la governance. La Corte ha smontato la tesi del ruolo “meramente passivo”. Gli amministratori non esecutivi hanno specifici doveri imposti dalla legge e dalle disposizioni di vigilanza. Essi sono tenuti ad agire in modo informato e, in virtù della loro professionalità, hanno l’obbligo di ostacolare eventi dannosi. Quando emergono “segnali di allarme”, non possono restare inerti ma devono attivarsi per chiedere supplementi di informazione o prendere altre iniziative. L’onere di dimostrare di aver tenuto una condotta attiva e diligente per scongiurare il danno spetta a loro, non all’organo di vigilanza.

le conclusioni

L’ordinanza in commento rappresenta un monito fondamentale per tutti coloro che ricoprono cariche in consigli di amministrazione, specialmente nel settore bancario. Il ruolo di consigliere, anche senza deleghe operative, non è una posizione onorifica o passiva. Comporta doveri precisi di vigilanza e intervento attivo. La presunzione di colpa vigente in materia impone all’amministratore di provare di aver fatto tutto il possibile per prevenire l’illecito, una volta che l’autorità di vigilanza ha dimostrato l’esistenza di segnali di allarme che avrebbero dovuto indurlo ad agire. La sentenza ribadisce che la stabilità e la corretta gestione del sistema finanziario poggiano sulla responsabilità e sulla diligenza di ogni singolo componente dell’organo amministrativo.

Un amministratore può essere sanzionato sia dall’Autorità di Vigilanza bancaria sia da quella del mercato finanziario per gli stessi fatti?
Sì, è possibile. La Corte di Cassazione ha stabilito che non si viola il principio del ‘ne bis in idem’ se i due procedimenti sanzionatori tutelano interessi giuridici diversi (ad esempio, la stabilità patrimoniale e la trasparenza del mercato) e se esiste una connessione sostanziale e cronologica tra di loro, a patto che la sanzione complessiva sia proporzionata.

Agli illeciti amministrativi in materia bancaria si applica la legge successiva più favorevole (principio del favor rei)?
No. La Corte ha confermato che le sanzioni pecuniarie per carenze organizzative previste dal Testo Unico Bancario hanno natura amministrativa e non penale. Pertanto, non si applica il principio del favor rei, ma il principio tempus regit actum, secondo cui la violazione è disciplinata dalla legge in vigore al momento in cui è stata commessa.

Quali sono i doveri specifici degli amministratori non esecutivi in una banca?
Gli amministratori non esecutivi non hanno un ruolo passivo. Hanno il dovere di agire in modo informato e, in presenza di ‘segnali di allarme’ su possibili irregolarità, devono attivarsi richiedendo maggiori informazioni o intraprendendo altre iniziative per prevenire danni. Spetta a loro dimostrare di aver tenuto una condotta diligente e attiva, non potendo semplicemente invocare la mancanza di deleghe operative.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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