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Abuso di informazioni privilegiate: quando la bugia è un diritto

La Corte di Cassazione ha affrontato il ricorso di un investitore sanzionato dalla CONSOB per abuso di informazioni privilegiate (insider trading) e per aver reso dichiarazioni false durante un’audizione. La Suprema Corte, applicando i recenti orientamenti costituzionali ed europei, ha stabilito che il diritto al silenzio copre anche le risposte mendaci che si limitano a negare la verità senza creare attivamente ostacoli alle indagini. Di conseguenza, la sanzione per le false dichiarazioni è stata annullata. Inoltre, la Corte ha disposto il rinvio alla Corte d’Appello per ricalcolare le sanzioni pecuniarie relative all’abuso di informazioni privilegiate, ordinando l’applicazione retroattiva della legge sanzionatoria più favorevole sopravvenuta (lex mitior).

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Pubblicato il 9 luglio 2026 in Diritto Societario, Giurisprudenza Civile

Il caso dell’investitore e l’abuso di informazioni privilegiate

La Commissione Nazionale per le Società e la Borsa (CONSOB) ha sanzionato un investitore privato per aver compiuto operazioni di acquisto di azioni societarie sfruttando notizie riservate. L’autorità di vigilanza ha contestato il reato di abuso di informazioni privilegiate, comunemente noto come insider trading. Oltre alle pesanti sanzioni pecuniarie per le operazioni di compravendita, l’autorità ha inflitto all’investitore una sanzione aggiuntiva per aver fornito risposte false durante un’audizione ufficiale. L’investitore ha impugnato i provvedimenti davanti alla Corte d’Appello, che ha rigettato il ricorso. Successivamente, l’interessato si è rivolto alla Corte di Cassazione per ottenere l’annullamento delle sanzioni.

Il diritto al silenzio e la sanzione per false dichiarazioni

La controversia principale riguarda la sanzione pecuniaria inflitta per aver ostacolato l’attività di vigilanza. L’investitore ha negato di conoscere una determinata società finanziaria per nascondere il fatto di aver operato per suo conto. Secondo la CONSOB, questa menzogna ha rallentato le indagini, giustificando una sanzione di cinquantamila euro. L’investitore ha difeso la propria condotta richiamando il principio del diritto al silenzio (nemo tenetur se detegere). Questo principio stabilisce che nessuno può essere costretto a rendere dichiarazioni che possano confermare la propria responsabilità penale o amministrativa. La Corte di Cassazione ha dovuto chiarire se questo diritto protegga anche chi decide di mentire attivamente agli ispettori.

Quando la bugia non è punibile nell’abuso di informazioni privilegiate

La giurisprudenza italiana ed europea ha recentemente rafforzato la tutela del diritto al silenzio nei procedimenti amministrativi sanzionatori. La Corte di Giustizia dell’Unione Europea e la Corte Costituzionale hanno stabilito che una persona non può essere punita solo per essersi rifiutata di rispondere a domande da cui potrebbe emergere la sua responsabilità. La Cassazione ha esteso questo ragionamento alla condotta di chi mente. I giudici hanno distinto tra la menzogna che crea attivamente piste false e la semplice negazione della verità. Se la bugia si limita a negare un fatto vero, l’effetto sulle indagini è identico a quello di un rifiuto di rispondere. In questo caso, l’autorità deve comunque cercare le prove altrove, senza subire un reale intralcio aggiuntivo. Pertanto, la semplice negazione non è punibile.

Le motivazioni della Cassazione sull’abuso di informazioni privilegiate

Le motivazioni della sentenza si fondano sul necessario coordinamento tra la tutela costituzionale del diritto di difesa e le norme del Testo Unico della Finanza. I giudici di legittimità hanno evidenziato che l’investitore ha semplicemente negato la conoscenza di un soggetto societario. Questa condotta non ha indirizzato gli ispettori verso false piste investigative, ma ha solo lasciato alla CONSOB l’onere di dimostrare il collegamento societario attraverso altri canali. Di conseguenza, la sanzione per ostacolo alla vigilanza risulta illegittima perché viola il nucleo fondamentale del diritto al silenzio. Inoltre, la Corte ha affrontato la questione della riduzione delle sanzioni principali per l’abuso di informazioni privilegiate, riconoscendo la necessità di applicare la legge più favorevole sopravvenuta.

Le conclusioni della sentenza e il ricalcolo delle sanzioni

Le conclusioni della Cassazione hanno accolto parzialmente il ricorso dell’investitore, determinando conseguenze pratiche significative. La Suprema Corte ha annullato definitivamente la sanzione di cinquantamila euro relativa alle false dichiarazioni rese durante l’audizione. Riguardo alle sanzioni principali per abuso di informazioni privilegiate, i giudici hanno cassato la sentenza d’appello e hanno rinviato la causa a una nuova sezione della Corte d’Appello di Milano. I giudici di rinvio dovranno ricalcolare l’importo delle multe applicando i limiti edittali più favorevoli introdotti dalle riforme legislative successive. Questa decisione conferma che il cittadino ha il diritto di non collaborare alla propria incriminazione e che le sanzioni devono sempre rispettare il principio della legge più mite.

Cosa rischia chi commette abuso di informazioni privilegiate?
Chi utilizza notizie riservate per investire rischia pesanti sanzioni pecuniarie amministrative, che devono essere calcolate applicando la legge più favorevole nel tempo.

Si può essere sanzionati per aver mentito durante un’audizione della CONSOB?
No, se la bugia consiste nella semplice negazione di un fatto vero per non autoincriminarsi, poiché tale condotta è protetta dal diritto al silenzio.

Qual è la differenza tra rifiuto di rispondere e dichiarazione falsa non punibile?
Entrambi i comportamenti lasciano all’autorità l’onere di cercare le prove da sola, senza creare attivamente ostacoli o deviare le indagini con false piste.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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