La procedura di liquidazione giudiziale rappresenta il momento più critico per un’impresa. Tuttavia, non tutte le realtà economiche possono essere assoggettate a tale regime. Esistono infatti precise soglie dimensionali che, se non superate, escludono l’imprenditore dalla possibilità di essere dichiarato ‘fallito’ secondo le nuove norme del Codice della Crisi e dell’Insolvenza.
Recentemente, una sentenza della Corte d’Appello ha fatto chiarezza su un caso emblematico riguardante una società cooperativa in liquidazione che era stata erroneamente dichiarata aperta alla procedura concorsuale dal Tribunale di primo grado.
Il caso: l’apertura della liquidazione giudiziale
Inizialmente, il Tribunale aveva accolto il ricorso di un creditore, rilevando che la società, sebbene cancellata dal Registro delle Imprese, non aveva dimostrato correttamente il mancato superamento delle soglie dimensionali. I bilanci prodotti erano stati ritenuti inattendibili poiché depositati a ridosso dell’udienza e non coerenti con le esposizioni debitorie verso l’Erario.
L’ex liquidatore della società ha però proposto reclamo, sostenendo che l’attività economica era ferma da anni e che i debiti complessivi erano di gran lunga inferiori alla soglia critica di 500.000 euro.
La prova alternativa oltre i bilanci
Un punto fondamentale toccato dalla Corte d’Appello riguarda la possibilità per il debitore di dimostrare la propria ‘non fallibilità’ anche in assenza di bilanci ritualmente depositati o ritenuti poco attendibili. Secondo la giurisprudenza di legittimità, l’imprenditore può avvalersi di strumenti probatori alternativi come:
- Scritture contabili interne;
- Dichiarazioni dei redditi e registri IVA;
- Documentazione formata da terzi (es. estratti di ruolo dell’Agente della Riscossione).
Nel caso specifico, la Corte ha disposto una Consulenza Tecnica d’Ufficio (CTU) per ricostruire la reale situazione patrimoniale della cooperativa.
L’importanza dei requisiti dimensionali nella liquidazione giudiziale
Per essere assoggettabili alla procedura, le imprese devono superare almeno uno dei seguenti parametri nei tre esercizi precedenti: un attivo patrimoniale di oltre 300.000 euro, ricavi superiori a 200.000 euro o debiti totali superiori a 500.000 euro.
L’analisi peritale ha confermato che la società era rimasta totalmente inattiva negli ultimi anni, con ricavi pari a zero e un attivo nullo. Anche per quanto riguarda i debiti, la ricostruzione ha fissato la cifra complessiva a circa 288.000 euro, includendo sia i crediti di lavoro che quelli previdenziali e fiscali. Essendo tale cifra ampiamente inferiore ai 500.000 euro previsti dalla legge, la liquidazione giudiziale non poteva essere aperta.
le motivazioni
La Corte ha basato la sua decisione sul principio per cui l’onere della prova del mancato superamento delle soglie grava sul debitore, ma tale prova può essere raggiunta anche mediante una ricostruzione tecnica che integri i dati di bilancio con documentazione esterna attendibile. Poiché la CTU ha accertato che tutti e tre i parametri dimensionali (attivo, ricavi e debiti) erano rimasti sotto la soglia di legge per l’intero triennio di riferimento, il presupposto soggettivo per l’apertura della procedura è venuto meno. Non rileva, in questo senso, la mera inattendibilità formale dei bilanci se la realtà economica sottostante, accertata oggettivamente, conferma l’esclusione.
le conclusioni
In conclusione, la Corte d’Appello ha accolto il reclamo e revocato la sentenza dichiarativa della liquidazione giudiziale. Tuttavia, a causa della gestione ‘anomala’ della società e del ritardo nel deposito dei documenti contabili, le spese legali sono state compensate tra le parti, mentre le spese della consulenza tecnica sono state poste a carico della parte reclamante, che con la sua condotta omissiva aveva reso necessaria l’indagine peritale. Questa sentenza ribadisce che la tutela del credito deve sempre bilanciarsi con l’accertamento rigoroso della natura dell’impresa.
Quali sono le soglie per evitare la liquidazione giudiziale?
Un’impresa non è assoggettabile se nei tre esercizi precedenti ha avuto un attivo annuo inferiore a 300.000 euro, ricavi lordi sotto i 200.000 euro e debiti complessivi non superiori a 500.000 euro.
Si può contestare la liquidazione se i bilanci non sono stati depositati regolarmente?
Sì, il debitore può dimostrare il mancato superamento delle soglie dimensionali attraverso prove alternative come dichiarazioni fiscali, registri IVA e scritture contabili, purché ritenute attendibili dal giudice.
Chi paga le spese processuali in caso di revoca della liquidazione?
Il giudice può decidere di compensare le spese se l’imprenditore ha gestito l’impresa in modo anomalo o non ha depositato i bilanci, ponendo a suo carico i costi della perizia tecnica necessaria a fare chiarezza.